Il Tirreno

Livorno

Falsi carabinieri rapinarono squillo la polizia li arresta

Lara Loreti
In alto, il capo della squadra mobile Marco Staffa A fianco, da sinistra, Danilo Priolo e Massimo Calò, arrestati ieri per rapina
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In alto, il capo della squadra mobile Marco Staffa A fianco, da sinistra, Danilo Priolo e Massimo Calò, arrestati ieri per rapina

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 LIVORNO. Agenti immobiliari di professione, rapinatori in trasferta nel tempo libero. Sono stati arrestati ieri a Torino con l'accusa di aver rapinato una prostituta, Danilo Priolo, 46 anni e Massimo Calò, 37. A settembre, per la polizia, si erano spacciati per carabinieri e avevano rubato 3mila euro a una squillo di 35 anni, in casa in via del Marzocco.  I due poi erano andati via, dicendo alla donna, sotto choc, che sarebbero tornati a breve. E invece erano scappati. E non avrebbero mai più fatto ritorno in città. Per la squadra mobile, che si è occupata delle indagini, erano venuti a Livorno per la prima volta e apposta per compiere la rapina. Devono rispondere, in concorso, dell'accusa di rapina aggravata, usurpazione aggravata di funzioni pubbliche e possesso di segni distintivi contraffatti. Alla donna infatti avevano mostrato dei finti tesserini militari.  Entrambi gli arrestati sono già conosciuti alle forze dell'ordine. Sia Priolo, nativo di Catania, ma residente a Torino, sia Calò, nato a Torino e residente nella provincia, a Leinì, sono già conosciuti per rapina, appropriazione indebita, violazione di domicilio, usurpazione di titoli ed onori. Secondo gli investigatori della terza sezione della mobile, coordinati dal dirigente Marco Staffa, era stato Priolo il primo a presentarsi a casa della squillo, dopo una telefonata in cui s'era spacciato per un cliente. «Sono Stefano, verrò alle 13 - aveva detto al cellulare, con chiamata anonima - Ti richiamo quando sono giù». E così aveva fatto. Poi però, quando si era presentato alla porta, le aveva mostrato un tesserino e, spacciandosi per "capitano" dei carabinieri, le aveva fatto vedere la foto di una donna, dicendo che era stata rapita. Ma era solo un'esca. A quel punto era spuntato anche il complice. E i due avevano iniziato ad alzare la voce e a minacciare la malcapitata. «Se non collabori ti arrestiamo», avevano detto mostrando delle manette. Poi, dopo aver messo sotto sopra la casa, avevano trovato i soldi e li avevano portati via.  Dalla denuncia della vittima, è partita un lunga e laboriosa indagine della sezione antirapina della mobile. Un'analisi accurata non solo dei tabulati telefonici, ma anche degli identikit. Grazie ai dettagli forniti dalla prostituta, infatti, gli agenti hanno costruito due profili, poi elaborati dal reparto specializzato di Firenze. I dati poi sono stati diffusi in tutte le questure d'Italia. La prima a rispondere è stata quella di Milano, dove i due, secondo la polizia, avevano colpito a ottobre, mettendo a segno una rapina. Dal riconoscimento fotografico di Priolo, poi la polizia è risalita anche al complice. I due da stamani sono in carcere a Torino. Sono stati presi nelle rispettive case.

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di Redazione web