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Livorno

Ciampi sprona Livorno: «Il porto turistico occasione formidabile»

Foto di gruppo per la delegazione del Lions Club Livorno Porto Mediceo con il presidente Ciampi
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Foto di gruppo per la delegazione del Lions Club Livorno Porto Mediceo con il presidente Ciampi

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 Non c'è protocollo che tenga quando in mezzo c'è la sua Livorno. Perché lì batte il cuore di Ciampi, corrono i ricordi ma anche le speranze per il futuro. Così, tra un pezzo e l'altro di memoria, la curiosità del presidente si concentra sullo stato di salute della città. Ne chiede conto.  E torna a spronare anche a distanza. Un progetto, oggi come ieri quando dette un contributo diretto importante, gli pare decisivo: il nuovo porto turistico. «Quella è una grande opportunità, con il cantiere che fa i mega yacht e intorno un vero approdo turistico. Dall'altra parte, più lontani, spostiamo i traffici commerciali».  Il presidente ricorda bene i giorni in cui fu firmato il protocollo d'intesa che aprì una stagione nuova per il Cantiere che stava fallendo e fu avviato il progetto della Porta a mare con l'arrivo di Azimut Benetti e la prospettiva del porto. "E' importante, è importante", insiste mentre chiacchiera a tutto campo con la delegazione del Lions club Livorno Porto Mediceo che gli consegna il "Premio Capperuccio", un riconoscimento che si rifà al mantello posto sulla spalla del gonfaloniere Bernadetto Borromei quando il 19 marzo 1606 a Livorno fu assegnato il titolo di città. Un simbolo che il Granduca voleva portassero per l'avvenire i gonfalonieri di questa città. E Ciampi è stato senza dubbio un padre nobile di Livorno.  Uomo del Paese e del mondo ma con il cuore amaranto. «L'amaranto è la nostra bandiera», si lascia andare il presidente citando l'inno del Livorno calcio che ha seguito ogni domenica in tv anche in questa stagione infelice. E l'occasione del premio gli permette di tornare sull'identità che più ama della sua città.  «Livorno è una città unica. E' una città di apertura, di accoglienza, pronta a ricevere tutti. Questo spirito è scritto nella sua storia. E nei cognomi che la compongono c'è una testimonianza: non si va dall'orientale Kutufà all'ebreo Toaff?».  Nell'ufficio di palazzo Giustiniani, a Roma, dove fanno bella mostra foto di incontri con i più grandi personaggi della storia, il presidente sfodera la sua memoria di ogni angolo della città e mette tutti a dura prova.  Difficile seguirlo fino in fondo nelle descrizioni dei luoghi, delle persone, delle atmosfere. L'incontro con la delegazione del Lions diventa l'occasione per conoscere un po' di biografia di ciascuno e lì, dentro quelle storie, incunearsi con i propri ricordi. «Il liceo è ancora sugli Scali?», chiede alla professoressa Paola Andreani.  «E lo ricorda il preside Radaelli? C'era lui ai miei tempi». La scuola è nel suo cuore, ma anche il lungomare. E della vita del Grand Hotel chiede conto al presidente del club, Andrea Bartolozzi. «Sa, ci andavo con mio fratello e Giulio Pisanello».  Scorrono gli aneddoti e le istantanee, fresche e puntuali come fossero appena scattate, quando parla con Stefano Baldini del quartiere San Jacopo.  E' una descrizione passo dopo passo di case, negozi, palazzi e delle vite che li hanno animati e che sono rimaste dentro di lui con una straordinaria ricchezza. Non manca anche un pizzico di orgoglio quando riflette sullo stato del commercio cittadino e ricorda che il negozio di ottica di famiglia è arrivato alla quinta generazione, un cammino che pochi altri possono vantare. E c'è spazio per il dolore ripensando alla distruzione della città durante i bombardamenti nella seconda guerra mondiale. «Ero in Albania e ricordo la lettera disperata che ricevetti da mia madre».  Da quella condizione la città è ripartita. «Certo, non è stata una grande ricostruzione: fu fatta tirando via. Anche perché se avevi una casa distrutta in centro potevi spostare le cubature in un'altra area. E così Livorno si allontanò dal suo centro originario», ricorda ancora il presidente.  Ma c'è una memoria più vicina, parlando sempre del cantiere, che porta Ciampi a intrecciare Livorno con l'esperienza al Quirinale.  Ed è l'occasione per un tuffo nell'attualità politica abbastanza chiaro. «Al Quirinale non si deve stare più di sette anni. Io lo dissi precisamente: mal si confà alla forma repubblicana il raddoppio di un mandato già lungo come il settennato presidenziale. Possono venire strane idee a stare troppo lassù».  E più che guardare indietro, Ciampi sembra guardare decisamente avanti e alle ambizioni prossime venture di chi punta al Quirinale.  «Così - spiega - rifiutai con decisione l'offerta di un nuovo settennato». Eppure, non lo nasconde, anche ora quando esce in strada tanti lo ringraziano per il suo lavoro da presidente. E il "Capperuccio" è indubbiamente un riconoscimento della sua città - tra gli altri ricevuti - anche per quei formidabili sette anni (r.b.).

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di Redazione web