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Problemi fra inquilini? Ci pensa la portineria sociale Un servizio per seimila famiglie
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Un complesso di case popolari nel quartiere la Rosa Biricotti (Casalp): sarà utile per risolvere i conflitti nei condomini e anche per dare aiuto alle fasce più deboli
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LIVORNO. «Vogliamo recuperare le ragioni dello stare insieme in modo civile». È questo, secondo la presidente di Casalp Anna Maria Biricotti, l'obiettivo del progetto di "portineria sociale". Si tratta di un servizio di mediazione sociale, proposto da Arci Solidarietà e finanziato dal Ministero del Welfare, con l'appoggio del Comune di Livorno. A partire dal 19 maggio, per tre giorni a settimana gli inquilini delle case popolaro potranno rivolgersi al personale della "portineria". Rivolgendosi a questo soggetto, gli inquilini potranno segnalare qualunque difficoltà sui rapporti tra vicinato o sullo stato di conservazione delle case. Un servizio che si rende necessario in aree in continuo mutamento e con problemi sempre diversi. «Il personale appositamente formato - continua la presidente Biricotti - tenta di migliorare la vivibilità, non soltanto sanando i conflitti tra inquilini e combattendo l'isolamento di alcune categorie più deboli, che spesso occupano le case popolari». Il servizio di "portierato sociale" sarà aperto nella sede Casalp, largo Mercato ortofrutticolo 2, tre giorni a settimana (mercoledì dalle 9.00 alle 12.30, martedì e giovedì dalle 15 alle 18) e cercherà di individuare nuove forme di gestione condominiale, sottolineando la centralità delle persone e puntando soprattutto sulle relazioni umane. L'assessore al benessere della persona, Maria Pia Lessi, spiega infatti: «Spesso ai servizi sociali del Comune arrivano segnalazioni che non necessitano di interventi specifici, ma si possono risolvere con facilità tramite un mediatore che aiuti a sanare i conflitti fra vicini. Il "portierato" ha il compito di scremare le richieste: risolve i problemi meno complessi, e segnala agli operatori specifici i casi che ne hanno bisogno». Si tratta quindi di un punto d'ascolto, che non fornisce soltanto servizi, ma cerca di offrire una dimensione umana. Non esiste, infatti, soltanto il diritto ad avere una casa. C'è anche il bisogno di viverla nel modo più sereno possibile, creando confronto tra persone che, spesso, si trovano in difficoltà di vario genere. «È necessario - spiega l'assessore Lessi - rendere possibile la convivenza fra anziani che vivono soli, disabili, a volte tossicodipendenti, che occupano i condomini a cui si rivolge il servizio». La "portineria sociale" è un servizio già sperimentato lo scorso anno: finanziata dal Cesvot, era dedicata esclusivamente agli alloggi a Fiorentina. L'esperienza è stata talmente positiva, che si è deciso di estenderla a tutti i 6.000 alloggi del Comune presenti in città. «Abbiamo riscontrato - racconta Cinzia Simoni, vice presidente di Arci Solidarietà - una forte richiesta di legalità, e il nostro impegno s'è spinto nel sensibilizzare al rispetto delle regole di convivenza civile. In molti, però, si sono rivolti a noi alla ricerca di un ambiente quasi familiare, magari soltanto per sfogarsi e combattere la propria solitudine».
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