Il Tirreno

Livorno

Una donna di 41 anni stava rincasando l’altra notte: un uomo di colore ha cercato di violentarla

Aggredita sul pianerottolo

Lara Loreti
<strong>CACCIA AL MANIACO. </strong>Ecco l’identikit del maniaco, la base di partenza su cui stanno lavorando le forze dell’ordine. Non si esclude che sia magrebino A destra il pianerottolo dove è avvenuta la violenza
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CACCIA AL MANIACO. Ecco l’identikit del maniaco, la base di partenza su cui stanno lavorando le forze dell’ordine. Non si esclude che sia magrebino A destra il pianerottolo dove è avvenuta la violenza

«Mi sbatteva contro il muro ma ho trovato la forza di gridare»

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LIVORNO. «Mi ha seguito, mi ha afferrato e poi mi ha sbattuta al muro con violenza. Io ho urlato con tutta la forza che avevo in gola, ma lui ha insistito e mi ha fatto male al seno». È ancora sotto choc quando, con un fil di voce e a testa bassa, racconta la terribile esperienza vissuta nella notte. Una livornese di 41 anni è stata aggredita da un uomo, che l'ha seguita per le scale di un palazzo in zona Mentana. L'autore della aggressione potrebbe essere lo stesso che la scorsa settimana aveva tentato di violentare un'anziana di 81 anni, in via Trieste, zona stazione. La polizia è al lavoro per capire se si tratti della stessa persona: simile è il modus operandi, il look sportivo e l'altezza: circa 180-185 centimetri.  L'incubo per la livornese aggredita ieri notte è iniziato a mezzanotte e mezza. È lei stessa a raccontare cosa è successo. «Ero stata fuori con il mio ragazzo, a una cena elegante. Lui mi ha riaccompagnato a casa e mi ha lasciato sotto il portone. Io sono entrata e ho iniziato a salire le scale per raggiungere il mio piano. Ho cercato di chiudermi il portone dietro le spalle, ma purtroppo è difettoso e quindi è rimasto aperto». La donna abita in un piccolo condominio, senza ascensore e senza atrio, caratterizzato da una ripida rampa di scale. Finalmente arriva al suo pianerottolo, dove oltre al suo c'è un altro appartamento. Tira fuori le chiavi dalla borsa, ma quando sta per aprire la porta sente dei passi dietro di lei. Si gira. «Era un giovane di colore», dice. È convinta che sia diretto al piano di sopra, e invece non è così. Quel giovane si avvicina sempre più verso di lei. «Istintivamente ho infilato le chiavi in tasca, non so bene perché, ma è stato un gesto istintivo, che poi si è rivelato utile: se quell'uomo mi avesse spinto dentro casa chissà come sarebbe andata a finire».  La vittima, alla vista dell'aggressore che si avvicina, indugia un istante: «Ora se ne andrà», un pensiero che è soprattutto una speranza. Ma quel giovane non ha nessuna intenzione di andar via, anzi, le salta addosso. «Mi ha spintonato con forza, poi mi ha sbattuto contro il muro», dice lei ancora terrorizzata. Per terra, sul pianerottolo, ci sono ancora pezzi di calcinacci caduti dalla parete a causa delle percosse. La donna a quel punto comincia a urlare. «Ho cominciato a gridare fortissimo: "Aiuto, aiuto". Ma lui continuava. È stato orribile, e anche strano: credevo che lui mi avesse messo la mano sulla bocca, per farmi tacere. E invece a quel punto ha premuto forte sul seno sinistro. Io allora mi sono spinta verso la porta dei vicini e ho bussato con forza, più volte. Dopo qualche minuto, finalmente loro hanno aperto. Lui, quando ha capito la situazione, è scappato per le scale».  La donna non ha visto benissimo l'aggressore, ma ha fornito una pur vaga descrizione: «Era di colore, alto più di me con i tacchi, circa 180 centimetri. Aveva il viso scoperto». A quel punto la vicina ha soccorso la donna, che poi è stata accompagnata dal fidanzato in ospedale. Ha lividi e contusioni, ne avrà per 10 giorni. Ieri non è andata al lavoro, ma vuole riprendere la sua vita: «Voglio lavorare e dimenticare questa storia».

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di Redazione web