Il Tirreno

Livorno

Sassi e bottiglie contro le auto dei laziali

Lara Loreti
Sassi e bottiglie contro le auto dei laziali

Domenica ad alta tensione allo stadio e in città: disordini sul lungomare

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 LIVORNO. Una domenica ad alta tensione. Tifo, atti vandalici, lancio di sassi e qualche manganellata. È il bilancio di Livorno-Lazio. Dentro lo stadio le tifoserie si limitano a stuzzicarsi con cori offensivi, ma fuori l'atmosfera è rovente.  Il momento di maggiore tensione è alle 19 sul lungomare. I tifosi laziali sono appena usciti dallo stadio, dove la polizia li ha trattenuti due ore e mezza dopo il fischio finale per motivi di sicurezza. Alcuni salgono sui sei pullman giunti da Roma. Altri vengono sistemati su due bus di linea, diretti alla stazione. Un altro nutrito gruppo invece viene accompagnato a riprendere le auto private, parcheggiate in via dei Pensieri.  Tutto si scatena quando le vetture dei laziali, scortate dalla polizia, passano davanti alla Baracchina rossa, verso sud per riprendere la Variante e tornare a casa.  Ad aspettarli ci sono numerosi livornesi, la maggior parte giovani.  La polizia, durante i pattugliamenti sul lungomare, li ha già individuati ed è tutta schierata sui due lati della strada, per prevenire eventuali agguati. Tuttavia, i tifosi ospiti vengono investiti da una scarica di sassi e bottiglie di vetro. La tensione è altissima e un'ondata di panico travolge il lungomare. C'è un primo passaggio di auto, con relativo lancio di oggetti. Poi qualche minuto di tregua. Quindi, il secondo round. A un tratto, dal folto gruppo di giovani che sosta di fronte alla baracchina parte una bottiglia di vetro della Ceres che colpisce un'auto con a bordo due giovani laziali. I livornesi sono tanti e per la strada si crea anche un ingorgo di vetture che polizia, carabinieri e vigili cercano con fatica di risolvere. Ci sono le auto dei laziali, poi i mezzi militari schierati ai bordi, oltre a quelli della scorta. Poi ci sono decine di agenti in tenuta antisommossa schierati davanti alla baracchina. Sono alcuni di quest'ultimi che avanzano verso la folla che sosta di fronte al locale per cercare di scoraggiarla dal compiere altri gesti. L'iniziativa della polizia scatena un fuggi fuggi generale. Decine di giovani iniziano a correre verso tutte le direzioni, disperdendosi. Alcuni si rifugiano nella pineta, dall'altro lato della strada. Un agente rincorre un ragazzino, lo placca e per fermarlo gli dà qualche manganellata. Ma subito dopo, mentre la gente protesta, il giovane viene lasciato andare e l'agente fermato dai colleghi.  I mezzi della polizia cercano in tutti i modi di far defluire il traffico velocemente, per evitare altri possibili scontri. Nel giro di pochi minuti, le auto ricominciano a scorrere. E sul lungomare torna una calma apparente, mentre la municipale resta a gestire la viabilità in zona. I disordini sul viale Italia spingono la polizia a incanalare i sei bus dei tifosi in un tragitto differente: barriera Margherita, passaggio per le vie della città e quindi Variante.  Sono le 19.45 quando l'ultimo gruppo di tifosi laziali viene scortata alla stazione centrale. Anche qui la tensione è altissima. I tifosi, innervositi dall'attesa dentro lo stadio, non vedono l'ora di andar via. Ma alcuni non hanno il biglietto. E non è facile per la polizia gestirli tutti (sono circa 120). Qualcuno alza la voce, qualcun altro lancia provocazioni alle forze dell'ordine. Poi, finalmente, alle 20.14 arriva il treno regionale che li porta a Roma.  Una domenica di passione che si è dimostrata vivace già da metà mattinata, quando sono stati incendiati dei cassonetti. In via Bat Yam, alle 11 viene dato alle fiamme un bidone, poi in via degli Oleandri vengono bruciati altri cassonetti e messi di traverso in mezzo alla strada. Intervengono i vigili del fuoco. Prima dell'inizio della gara, alla rotonda di Ardenza alcuni livornesi hanno anche danneggiato l'auto di un tifoso laziale, che lavora in una radio libera, "colpevole" di essersi fermato a chiedere a dei giovani indicazioni sullo stadio. Alle 14.45, tensione in curva nord: decine di tifosi amaranto, approfittando di un varco nella cancellata, cercano di entrare in massa nello stadio. La polizia li frena e nella confusione si feriscono due steward: uno alla mano e un altro prende una bottigliata in testa. Interviene la Svs. Nel corso del match, scambi di vedute tra tifoserie. I laziali cantano "Livornese ebreo", gli amaranto rispondono per le rime "Chi non salta è fascista". A "Bella ciao", gli ospiti rispondono con "Livornese rosso di m..." e poi cantano anche cori contro Luigi Spaccarotella, il poliziotto condannato per aver ucciso un giovane laziale.  Il servizio di ordine pubblico, coordinato dal dirigente dell'Anticrimine Paolo Rossi, ha visto impegnati centinaia di agenti, provenienti anche da Firenze e Genova più 120 steward, ed è terminato verso le otto e mezzo della sera. «Ci sono dei gruppetti che non si possono neanche definire tifosi e che hanno dato prova di inciviltà - dice il questore Nicola Zito a fine gara - Ma nel complesso il servizio è andato bene e il bilancio è positivo: ci sono state partite più agitate».

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