Il Tirreno

Livorno

Chiara si è addormentata per sempre

Lara Loreti
La gioia di papà Victor con la piccola Chiara: la foto è di venerdì
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La gioia di papà Victor con la piccola Chiara: la foto è di venerdì

Trovata morta nella culla: fino a poche ore prima era stata in braccio alla madre

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 LIVORNO. Neanche quattro giorni di vita. Eppure Chiara aveva già i capelli folti e neri del padre e il sorriso radioso della madre. Una bimba bella e vivace già dalle prime ore di vita, destinata a diventare la gioia di casa Amaro Flores. Lei, la primogenita, tanto desiderata e amata ancor prima di venire alla luce, era nata mercoledì. Ma quel destino, che avrebbe dovuto regalare alla piccola un futuro sereno e ai genitori una soddisfazione quotidiana, ha infranto il sogno sul nascere. Proprio alla vigilia della festa della mamma.  Ieri mattina la piccola Chiara è morta all'alba, improvvisamente. Erano le 6.10: il suo cuoricino ha smesso di battere quando il sole del nuovo giorno era appena sorto. La mamma, Elisabeth Amaro, peruviana di 27 anni, l'aveva tenuta in braccio fino all'una e nel corso della notte aveva sentito i suoi lamenti nel corridoio del nido, nel reparto di maternità in ospedale. «La sentivo piangere, piangere... - racconta la giovane disperata - Io passeggiavo nel corridoio perché, dopo il cesareo, sentivo dolore e avevo bisogno di un bicchiere di acqua. E pensare che erano i suoi ultimi lamenti, e che dopo quel pianto non avrei mai più sentito la sua voce né visto i suoi occhietti luminosi ed espressivi. Non ci posso pensare, era la mia prima bimba. La desideravo con tutto il cuore».  La piccola era nata con parto cesareo mercoledì da babbo Victor e mamma Elisabeth, dopo una gravidanza portata avanti serenamente e senza alcun problema. Una neonata sana, che dalla nascita a ieri, come dicono i medici, non aveva avuto nessun disturbo. Elisabeth aveva adottato il rooming-in, teneva cioè la bimba con sé nella stanza nei momenti in cui si sentiva bene. Il parto cesareo infatti le aveva causato qualche problema e dolori vari. Ma quando i disturbi le davano tregua, amava tenere la sua piccola in braccio e cullarla insieme al marito e ai parenti. E così aveva fatto anche venerdì sera fino a notte. «L'avevo tenuta tra le mie braccia fino all'ultimo - racconta la donna - solo verso l'una, essendo molto stanca e dolorante, l'avevo riconsegnata alle infermiere, che l'avevano messa in culla nel nido». La sezione nido, come spiega il primario Edoardo Micheletti, è monitorata 24 ore su 24 da un'infermiera, addetta al controllo neonati.  La notte passa, in qualche modo. Elisabeth si alza per prendere l'acqua e poi per andare in bagno. «L'ultima volta che l'ho sentita piangere - racconta la donna in lacrime - era circa 1.20. Poi io mi sono addormentata e mi sono risvegliata alle 5.30, come sempre, perché sapevo che alle 6 me l'avrebbero portata. Non vedevo l'ora di rivederla». Ma a quell'ora, nella stanza della giovane madre, nessuno si fa vivo. Cosa sarà successo? Si chiede lei.  Nel frattempo poco dopo le 6 un'infermiera si accorge che la piccola Chiara ha qualcosa di strano. Il viso pallido, ipotonico, senza reazioni. Il corpo freddo. La donna controlla il battito: è fermo. Panico. L'infermiera fa un balzo e immediatamente dà l'allarme e chiama anestesista e pediatra di turno. Intanto partono le manovre per la rianimazione. I tentativi vanno avanti per 20-30 minuti, come prevede la prassi. Ma non c'è niente da fare. Il battito non riprende, la neonata non ce la fa. Il referto parla di arresto cardiocircolatorio.  Sono le 6.40 circa quando la notizia della morte della bimba viene comunicata alla madre. Elisabeth non crede alle sue orecchie, spera sia solo un incubo, ma è la realtà a travolgerla in tutta la sua crudezza.  «All'inizio le hanno detto che Chiara era soffocata a causa dell'eccessivo pianto - racconta Araceli, giovane nipote di Elisabeth - Poi invece il medico ci ha spiegato che la bimba era morta per cause ignote, che stava bene, ma che improvvisamente era morta senza un perché. Ma noi vogliamo vederci chiaro: vogliamo capire cosa è successo».  

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