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Moby Prince, il figlio del comandante: "Non è una sentenza, decide il gip"

Moby Prince, il figlio del comandante: "Non è una sentenza, decide il gip"

Parla il procuratore De Leo: "Abbiamo lavorato con grande impegno per accertare la fondatezza degli scenari ipotizzati, la conclusione è che si sia trattato di un errore umano"

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Fa discutere la richiesta della Procura di Livorno di archiviare l'inchiesta-bis dul Moby Prince. I magistrati individuano nell'errore umano la principale causa dell'incidente. Quasi vent'anni dopo quella terribile notte del 10 aprile 1991, dunque, la vicenda giudiziaria del più grave disastro della marineria italiana sta per concludersi di nuovo.

Più di 10 di anni fa, infatti, si era chiusa una prima volta e senza colpevoli. I diversi processi celebrati non avevano individuato responsabilità negli imputati: Valentino Rolla, ufficiale di guardia della petroliera Agip Abruzzo con la quale entrò in collisione il Moby Prince, gli ufficiali della capitaneria Lorenzo Checcacci e Angelo Cedro, e il marinaio di guardia nella sala operativa della capitaneria, Gianluigi Spartano.

Né la mancata attivazione dei sistemi di segnalazione antinebbia da parte di Rolla, né le cattiva gestione delle operazioni di soccorso dopo l'incidente, e il successivo rogo che avvolse il traghetto, per i tre militari, furono ritenute colpe dai tribunali.

Per quasi vent'anni i familiari delle vittime, anche se divisi tra loro in due comitati distinti e con posizioni molto diverse su quanto accaduto quella notte, hanno continuato a chiedere verità e giustizia. E questa decisione della procura porterà con sé nuove polemiche.

I magistrati (Antonio Giaconi, Massimo Mannucci e Carla Bianco) coordinati dal procuratore Francesco De Leo non hanno creduto o comunque non hanno trovato riscontri sulle ipotesi avanzate dall'avvocato Carlo Palermo, per conto dei figli del comandante del traghetto, Angelo e Luchino Chessa, e altri parenti delle vittime del Moby Prince, nell'istanza di riapertura delle indagini presentata nel 2006. Sfuma, così, la pista del traffico di armi come causa (o almeno come concausa) dell'incidente. E sfumano gli scenari di guerra che il legale dei Chessa aveva ipotizzato, disegnando movimenti militari illegali da parte degli Stati Uniti e la presenza di navi fantasma, di un elicottero che si alza in volo e compare, dal nulla, sulla scena della collisione fra il traghetto della flotta Moby e la petroliera Agip Abruzzo, di casa Snam.

Il figlio del comandante.
"Questa non è una sentenza, sarà il gip a stabilire se ci dobbiamo fermare qui o se invece serviranno ulteriori approfondimenti". Lo ha detto Angelo Chessa, figlio del comandante del Moby Prince, commentando la richiesta di archiviazione depositata dalla procura di Livorno relativamente all'inchiesta-bis scattata quasi quattro anni fa proprio su impulso del legale dello stesso Chessa.

"Prima di fare valutazioni più precise - ha aggiunto Chessa - dovremo comunque leggere in modo approfondito la corposa documentazione depositata dai magistrati, che comunque voglio ringraziare per il lavoro svolto. Certo è che, stando alle anticipazioni giornalistiche e alle telefonate sbalordite che abbiamo ricevuto, l'impressione è che abbiamo ragione noi e che la vicenda Moby Prince non è affatto conclusa".

I familiari delle vittime.
Attende di saperne di più anche Loris Rispoli, presidente dell'altro comitato che raccoglie i familiari delle vittime del Moby Prince: "Voglio capire fin dove si sono spinti i magistrati relativamente alle responsabilità dell'armatore - ha detto Rispoli -. Hanno fatto un gran lavoro, anche se non mi piace che abbiano gettato quasi tutta le colpe sulla plancia di comando. Così come mi lascia l'amaro in bocca che dopo quasi vent'anni la tragedia del Moby Prince sia ancora senza colpevoli".

Il procuratore. "Abbiamo lavorato con grande impegno per accertare la fondatezza degli scenari ipotizzati. E la conclusione, basandosi su fatti oggettivi, è che l'incidente sia stato causato da un errore umano dovuto a una situazione ambientale imprevedibile come il banco di nebbia che ha improvvisamente avvolto il traghetto poco prima di sbattere sulla petroliera". Lo ha detto il procuratore di Livorno, Francesco De Leo, illustrando la richiesta di archiviazione dell'inchiesta-bis sul disastro del Moby Prince, nel quale morirono 140 persone la sera del 10 aprile 1991.

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