Il Tirreno

Livorno

«La storia del Cantiere siamo noi»

lu.dem.
La Rsu del Cantiere: Raffaelli, Triglia, Milella, Frilli
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La Rsu del Cantiere: Raffaelli, Triglia, Milella, Frilli

Il sindacato di fabbrica: ancora radicati nella città

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 LIVORNO. «Siamo gli eredi di una grande tradizione, quella del Cantiere. E il nostro compito è trasmettere i valori che hanno fatto grande la fabbrica». A sette anni dalla fine dell'esperienza cooperativa, per la prima volta dall'insediamento del gruppo Azimut-Benetti, le Rsu del Cantiere intervengono non per segnalare una questione interna alla fabbrica, ma per rivendicare «con forza la continuità dell'appartenenza» a una storiache ha fatto parte davvero di molte famiglie livornesi. «In questi anni - scrivono i rappresentanti sindacali di Azimut Benetti - sono state costruite e riparate centinaia di navi commerciali, da guerra, turistiche e oggi di grande lusso, occupando nel tempo migliaia di lavoratori a tal punto che ogni famiglia livornese ha un qualche rapporto di vicinanza con il Cantiere».  Le Rsu riaffermano, nel loro documento che presentano come una sorta di lettera aperta alla città, «la capacità del ruolo della fabbrica come luogo in cui si producono intelligenze in grado di avere una visione generale degli interessi collettivi e di avere una capacità di rapportarsi con la gente, formando quella scuola quadri che aiuta a maturare i requisiti indispensabili per guidare una formazione politica, una organizzazione sindacale o anche un assessorato». I sindacalisti del Cantiere non tralasciano niente della storia della loro fabbrica. Partono dalla concessione ottenuta nel 1865 dalla famiglia Orlando e ripercorrono i nove passaggi societari. Il penultimo dei quali, quello in virtù del quale Fincantieri si ritirava da Livorno, vide entrare in campo proprio loro, i dipendenti dello stabilimento livornese, che riuniti in cinque cooperative decisero di assumere la proprietà e la gestione della fabbrica, dal 1996 fino a tutto il 2001, quando i vertici del consorzio di cooperative consegnarono le chiavi al sindaco, decretando di fatto la fine di quell'esperienza. Fra i fatti salienti ricordati dai lavoratori del Cantiere, «il famoso sciopero dei 42 giorni del marzo-aprile 1956, la crisi del 1962 che produrrà la Cmf, il grande bacino di carenaggio, l'ampliamento della Spica e della Cementeria e della fabbrica di eliche Lips, il 2003 col piano della Porta a mare». Tutti passaggi fondamentali per l'economia della città, per gli sviluppi da essa conosciuti, per l'aspetto occupazionale, attraverso «145 anni di storia fortemente radicata nel territorio».  «Il nostro compito - dicono le Rsu di oggi - è trasmettere quei valori che hanno fatto grande il Cantiere: la solidarietà, la coesione sociale, l'unità di intenti, la difesa dei più deboli, la serietà nell'affrontare le trattative aziendali, la presa di coscienza del lavoratore sia esso in tuta blu, bianca, verde o con la cravatta». E' questo lo spirito con cui le rappresentanze del Cantiere si apprestano a «affrontare e contribuire alla risoluzione dei problemi sia interni sia del territorio, dialogando con le istituzioni sui problemi relativi alle riparazioni navali».

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