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La Procura archivia «La strage fu causata da errore umano»
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Il Moby rimorchiato a banchina dopo lincendio 2 MINUTI DI LETTURA
LIVORNO. C'era la nebbia. E c'erano diverse cose che non andavano nel traghetto, di cui era responsabile l'armatore. Sono questi alcuni degli aspetti che emergono dalla richiesta di archiviazione dell'indagine bis sulla tragedia del Moby Prince, depositata dalla Procura della Repubblica. Non trovano conferma, dunque, gli elementi prospettati dall'avvocato Carlo Palermo, la cui richiesta aveva fatto riaprire l'indagine nell'ottobre del 2006. Sfuma, così, la pista del traffico di armi come causa (o almeno come concausa) dell'incidente. E sfumano gli scenari di guerra che il legale (in rappresentanza di Angelo e Luchino Chessa, i figli del comandante del Moby Prince) aveva ipotizzato, disegnando movimenti militari illegali da parte degli Stati Uniti e la presenza di navi fantasma, di un elicottero che si alza in volo e compare, dal nulla, sulla scena della collisione fra il traghetto della flotta Moby e la petroliera Agip Abruzzo, di casa Snam. Ciò che resta, dunque, nelle mani dei magistrati livornesi che per quasi quattro anni hanno indagato, è sostanzialmente l'ipotesi originaria dell'errore umano al quale sarebbe poi seguita una serie di reazioni. E' stato un pool di pubblici ministeri a lavorare a quest'inchiesta. Che non è stata un'indagine come tutte le altre, se non altro per l'impatto emotivo che la tragedia ha avuto sulla città, l'ha detto a più riprese lo stesso procuratore capo Francesco De Leo, che da quando è al timone della Procura ha sempre partecipato alle celebrazioni dei familiari delle vittime della tragedia e che nelle settimane scorse aveva espresso parole di soddisfazione per il risultato a cui l'indagine aveva portato. I sostituti procuratori Carla Bianco, Antonio Giaconi e Massimo Mannucci si sono avvalsi, durante la loro attività, di numerose consulenze tecniche e hanno ricostruito un quadro della notte della tragedia che andrà analizzato adesso nei minimi particolari. Molte anche le testimonianze acquisite: addirittura, fra i testimoni ascoltati c'è stato anche Giulio Andreotti, che all'epoca della tragedia era presidente del consiglio ed ha risposto alle domande dei magistrati livornesi sui rapporti con gli Usa, a più riprese accusati non aver voluto fornire i tracciati radar. La questione è stata inquadrata anche dal punto di vista della sicurezza sul lavoro per i marittimi e per gli altri dipendenti della flotta Moby (all'epoca ancora Navarma) morti nell'incendio che si scatenò dopo la collisione. E' sotto questa luce che emergono le maggiori responsabilità della società armatrice, a causa delle carenze strutturali che presentava il traghetto, a cominciare dagli sprinklewr antincendio fuori uso e da un apparato di trasmissioni radio non al massimno della forma. Responsabilità che, per gli inquirenti, sarebbero da condividere anche con lo stesso comandante.
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