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LE TAPPE
Indagini, misteri e sospetti nell'arco di quasi vent'anni
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La collisione. E' la notte del 10 aprile 1991, un mercoledì. La nave traghetto Moby Prince, partita dal porto di Livorno alle 22,15, entra in collisione con la petroliera Agip Abruzzo a una manciata di miglia dal porto. E' una strage: 140 vittime sulle 141 persone che erano a bordo, si salva solo un mozzo. La prima indagine. Il procuratore della Repubblica Antonino Costanzo affida l'inchiesta al sostituto procuratore Luigi De Franco, che passa ad altro incarico prima dell'arrivo al processo. Tutti assolti. Il collegio giudicante del tribunale di Livorno, presieduto da Germano Lamberti (giudici a latere Grazia D'Onofrio e Maria Sammarco) assolve i quattro imputati che giungono a processo. Si tratta del comandante in seconda della Capitaneria di porto Angelo Cedro, del capo della sezione tecnica Lorenzo Checcacci, del marinaio di leva Gianluigi Spartano e del terzo ufficiale dell'Agip Abruzzo Valentino Rolla. La sentenza viene pronunciata il 31 ottobre 1997. Archiviati. Vengono invece prosciolti il comandante della Capitaneria di porto Sergio Albanese, il comandante dell'Agip Abruzzo Renato Superina e l'armatore del traghetto Achille Onorato, che non arrivano neanche al dibattimento. Manomissione. Finisce con un'assoluzione anche il processo per manomissione a Ciro Di Lauro e Pasquale D'Orsi: il primo, nostromo, accusato di aver manomesso il timone del relitto del Moby, l'altro, ispettore Navarma, di averglielo ordinato. Appello. Il processo in Appello modifica leggermente l'esito di quello in primo grado. Viene condannato l'ufficiale dell'Agip Rolla, per non aver azionato il dispositivo antinebbia. Ma nel frattempo è già intervenuta la prescrizione. Nuova indagine. Nell'ottobre 2006 l'avvocato Carlo Palermo, su mandato di Angelo e Luchino Chessa, presenta una richiesta di riapertura dell'indagine alla Procura di Livorno. Da lì è ricominciato il lavoro dei magistrati.
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