Gioco
LINTERVENTO
Livorno, il cuore in camicia rossa
Fabio Bertini
2 MINUTI DI LETTURA
Lanciare da Livorno un anno garibaldino e, con esso, aprire il ricordo dell'Unità nazionale, è giusto e opportuno. Livorno appare, infatti, emblematico esempio di quel cammino, una cartina di tornasole dell'anima nazionale italiana e dell'intento unitario. Lo fu, intanto, per la partecipazione a quei fatti. Una quarantina furono tra i Mille, secondi solo ai bergamaschi che partivano dall'Italia del Nord per dar mano ai fratelli del Sud. Un giorno, i fratelli del Sud sarebbero saliti a combattere nelle trincee del Nord da italiani. Un gruppo partì su paranze, il 15 maggio, per andarsi a imbarcare a La Spezia. Altri 300 circa partirono tra i 720 di Malenchini dal Calambrone, tra il 9 e il 10 giugno, ma molti altri si aggiunsero all'ultimo momento. Molti altri ancora si ritrovarono nella brigata di Castel Pulci, affidata a Giovanni Nicotera, pronta a dirigersi nello Stato Pontificio, ma fermamente dirottata, su ordine di Cavour, verso la Sicilia. Ed era quella una colonna con molti "rossi". Il garibaldinismo livornese fu, infatti, articolato e variegato, come lo fu, del resto, tutto il volontariato italiano. Vi fu un filone moderato legato alla Società nazionale, che trovò il suo principale punto di riferimento in Vincenzo Malenchini, prestigioso comandante di un reggimento pieno di toscani e, in particolare di livornesi; vi fu un filone democratico ispirato a Mazzini, gestito da personaggi di primo piano dell'organizzazione repubblicana, come Giuseppe Gherardi, i fratelli Botta, Pasquale Tubino; vi fu, infine, un particolare esperimento di garibaldinismo radicalmente repubblicano. Il garibaldinismo fu un insieme interclassista e un intreccio di ideologie, divise da profonde differenze, monarchici e repubblicani, liberali e democratici, federalisti e centralisti, massoni e preti, nobili, borghesi e popolani, uomini e donne, uniti dal sogno di un'Italia indipendente e unita. I garibaldini livornesi furono centinaia, come i garibaldini nel loro insieme giunsero ad essere circa 50.000. Ma, se molte cose insieme fu il garibaldinismo, una cosa non fu. Non fu l'improvviso scoppio di una passione delirante, ma fu lo snodo di un più lungo cammino, fu il cammino di un popolo da decenni in cerca di un destino moderno ed europeo. I nomi dei Malenchini, dei Guarducci, degli Sgarallino, e quelli di tanti altri loro compagni, ci riportano a un lungo cammino, perché molti di essi furono a Curtatone e Montanara tra i protagonisti principali della battaglia, furono nel piccolo esercito che difese la città il 10 e 11 maggio del 1849, furono nell'insurrezione del giugno 1857. Altri, come Enrico Bartelloni, Francesco Chiusa, Marino Jurovich e tanti altri non vi furono soltanto perché martiri della libertà italiana. E molti di essi furono nelle galere o nell'esilio. Presidente del Comitato livornese per la promozione dei valori risorgimentali
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google