Il Tirreno

Livorno

Casa comunale, sospetti di favori

Luciano De Majo

Fu assegnata senza una procedura pubblica, due a processo

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 LIVORNO. Uno, Giovanni Bencini, perché era il dirigente dell'Ufficio patrimonio del Comune. L'altro, Piero Guidotti, perché ha avuto una casa di proprietà comunale. Ora tutti e due sono sotto processo.  L'accusa, per entrambi, è abuso d'ufficio. E se adesso nella rete sono rimasti questi due imputati, la Procura indagò anche il sindaco Alessandro Cosimi (mai raggiunto da avviso di garanzia) e l'allora assessore Baldi. Nomi che sono risuonati anche ieri, nell'udienza andata in scena davanti al collegio presieduto da Gabriella Marinelli, (Dani e Iadaresta giudici a latere).  Fra i testimoni di questo processo ci sono anche Cosimi e Baldi. Non hanno deposto ieri, ma a quanto si è capito il pubblico ministero Massimo Mannucci vorrà ascoltarli. Ha parlato, invece, il comandante della polizia municipale Riccardo Pucciarelli, all'epoca dei fatti (2005) direttore generale del Comune, ascoltato sull'organizzazione dell'Ufficio patrimonio.  Di fatto, la Procura contesta l'assegnazione di un alloggio a Guidotti, sfrattato, perché avvenuta senza una procedura di evidenza pubblica. E di questo hanno parlato a lungo il maresciallo della Finanza che ha fatto le indagini, Claudio Vallati, il responsabile dell'Ufficio casa del Comune Giovanni De Bonis e l'ex dirigente dell'Ufficio patrimonio Fabio Saller, oltre al dirigente della Spil Davide Domenici.  Non sono mancate scintille fra il pm e uno dei difensori di Bencini, l'avvocato Vinicio Vannucci, che spesso si è opposto alle domande del pubblico ministero ritenendole suggestive. De Bonis ha spiegato che casi come quello di Guidotti non se ne sono più presentati in futuro: lui chiese un alloggio perché sfrattato e l'Ufficio patrimonio ne mise a disposizione uno sugli scali delle Macine, cosa mai più avvenuta successivamente.  E il dirigente Spil Domenici, al quale lo stesso Guidotti si era rivolto per chiedere aiuto vista la sua condizione di sfrattato, ha detto in aula che il caso gli era stato «sottoposto dal presidente della Spil Vitti che ne aveva parlato col sindaco». Lo stesso Guidotti, ha detto ancora Domenici, ha fatto riferimento «a un suo presunto rapporto personale col sindaco e alla sua militanza politica: ma non so quanto ci fosse di vero, a Livorno lo fanno tutti...».  

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