Sicurezza
Bidelli, 100 rischiano di perdere il lavoro
Anna Cecchini
A giugno scade l'appalto per i servizi nelle scuole cittadine. Filcams: un allarme sociale
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LIVORNO. Da gennaio sono stati costretti a lavorare il 25% meno rispetto all'orario regolare, e ovviamente hanno subito la correlata diminuzione di stipendio. Adesso rischiano addirittura di perderlo completamente quel lavoro che per molti di loro rappresenta l'unico reddito della loro famiglia. Sono gli oltre cento lavoratori delle ditte Compass e Miorelli, che si occupano dei servizi di pulizia e assistenza all'interno delle scuole primarie della città.
Erano saliti alla ribalta delle cronache nel gennaio scorso, quando i tagli legati alla riforma Gelmini avevano portato a una diminuzione del 25% dei loro orari di lavoro. Che ha comportato il taglio di un quarto della loro retribuzione. «Per il restante 25% - spiega Pieralba Fraddanni, della segreteria Cgil Filcams Livorno - abbiamo chiesto la cassa integrazione». Ma il vero timore è per il futuro, per quel 30 giugno che segnerà lo scadere dell'appalto con cui i servizi nelle scuole sono stati affidati a Miorelli e Compass.
«Si tratta di bandi nazionali - spiega ancora Fraddanni - gestiti però su scala regionale. L'appalto scadeva l'anno scorso ed è stato prolungato di un anno, ma le due aziende fino ad oggi non hanno ricevuto comunicazioni in questo senso». Insomma la paura è che dal prossimo luglio si arrivi addirittura a perdere gli appalti. Ciò significherebbe che oltre cento livornesi,, molti dei quali donne monoreddito con figli a carico, si troverebbero improvvisamente senza uno stipendio. Per difendere i cento lavoratori che operano nelle scuole la Filcams si è rivolta anche al prefetto «al quale abbiamo chiesto - dice Fraddanni - di garantirci che al posto dei lavoratori Compass e Miorelli non sia inserito personale statale, perché sarebbe una guerra tra poveri».Il sindacato ha fatto inoltre appello al Comune e alla Provincia: «questi tagli hanno forti ricadute locali di cui le istituzioni devono tenere di conto», dice Fraddanni.
A difendere la causa dei bidelli sono anche le famiglie, che in marzo avevano raccolto oltre 1.800 firme per protestare contro i tagli e avevano chiesto l'intervento di Comune, Asl e Ufficio scolastico provinciale. «In verità - dice Katia Pachetti, una delle mamme che avevano avviato la protesta - avere un appuntamento con il questore e la provveditrice sembra impossibile. Il fatto è che di questi tagli alla fine ne risentono i bambini, perché le scuole sono meno pulite e meno sorvegliate».
Erano saliti alla ribalta delle cronache nel gennaio scorso, quando i tagli legati alla riforma Gelmini avevano portato a una diminuzione del 25% dei loro orari di lavoro. Che ha comportato il taglio di un quarto della loro retribuzione. «Per il restante 25% - spiega Pieralba Fraddanni, della segreteria Cgil Filcams Livorno - abbiamo chiesto la cassa integrazione». Ma il vero timore è per il futuro, per quel 30 giugno che segnerà lo scadere dell'appalto con cui i servizi nelle scuole sono stati affidati a Miorelli e Compass.
«Si tratta di bandi nazionali - spiega ancora Fraddanni - gestiti però su scala regionale. L'appalto scadeva l'anno scorso ed è stato prolungato di un anno, ma le due aziende fino ad oggi non hanno ricevuto comunicazioni in questo senso». Insomma la paura è che dal prossimo luglio si arrivi addirittura a perdere gli appalti. Ciò significherebbe che oltre cento livornesi,, molti dei quali donne monoreddito con figli a carico, si troverebbero improvvisamente senza uno stipendio. Per difendere i cento lavoratori che operano nelle scuole la Filcams si è rivolta anche al prefetto «al quale abbiamo chiesto - dice Fraddanni - di garantirci che al posto dei lavoratori Compass e Miorelli non sia inserito personale statale, perché sarebbe una guerra tra poveri».Il sindacato ha fatto inoltre appello al Comune e alla Provincia: «questi tagli hanno forti ricadute locali di cui le istituzioni devono tenere di conto», dice Fraddanni.
A difendere la causa dei bidelli sono anche le famiglie, che in marzo avevano raccolto oltre 1.800 firme per protestare contro i tagli e avevano chiesto l'intervento di Comune, Asl e Ufficio scolastico provinciale. «In verità - dice Katia Pachetti, una delle mamme che avevano avviato la protesta - avere un appuntamento con il questore e la provveditrice sembra impossibile. Il fatto è che di questi tagli alla fine ne risentono i bambini, perché le scuole sono meno pulite e meno sorvegliate».
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