Gioco
Conferenza al Museo di Storia Naturale per Primavera della Scienza
Tra i segreti dei vulcani con il professor Santacroce
Maria Teresa Giannoni
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Roberto Santacroce 2 MINUTI DI LETTURA
LIVORNO. Si intitola "Fuochi in fondo al mare" la conferenza che professor Roberto Santacroce terrà domani alle 17 al Museo di Storia Naturale del Mediterraneo nell'ambito della "Primavera della scienza 2010" organizzata dal Comune. Il professor Santacroce è ordinario di vulcanologia all'Università di Pisa, il suo curriculum è così lungo che è impossibile riportarlo interamente. Basti dire che l'Università di Pisa gli ha conferito la massima onorificenza: l'Ordine Accademico del Cherubino. La conferenza viene proposta dalla Sezione Livornese della Società Astronomica Italiana ed è particolarmente interessante dopo l'eruzione del vulcano islandese Eyiafjoll che ha messo in ginocchio il sistema aereo di tutta Europa. Il professor Santacroce mostrerà le eccezionali immagini dell'eruzione del vulcano sottomarino West Mata a 1200 metri di profondità nel Pacifico tra le isole Fiji Tonga e Samoa. Immagini bellissime che però, dopo l'incubo nube nei cieli d'Europa seguito all'eruzione in Islanda, suscitano anche qualche inquietudine. Natura matrigna? Come guardare a certi fenomeni? «Nel caso del vulcano in Islanda si è esagerato. La natura va conosciuta e rispettata nella sua completezza. Il problema vero è stato per gli abitanti che hanno dovuto subire alluvioni e colate di fango seguite alla fusione del ghiaccio. E infatti sono stati evacuati». In Italia che cosa dobbiamo temere? «I due vulcani più attivi sono Stromboli e Etna ma non danno grandi problemi. Gli altri sono Vesuvio e Campi Flegrei, che se dovessero riprendere l'attività sarebberero molto pericolosi». Che cosa abbiamo imparato dal panico nube? «Che la nostra società nella sua complessità è molto fragile: è bastata un'eruzione modesta per provocare danni economici enormi. In Alaska, nel nord ovest Usa ci sono più di cento vulcani attivi: sono talmente abituati alle eruzioni che è rarissimo che vengano chiusi gli aeroporti».
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