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Cosimi e l'unità nazionale: «Chi sta nelle istituzioni rispetti la Costituzione»
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Lintervento di Fabio Bertini; al tavolo, il sindaco Cosimi, il presidente Kutufà, lassessore Tredici 3 MINUTI DI LETTURA
LIVORNO. Suona bene "parco Cesare Gattai". Sarà quello il nuovo nome del parco centro città. La decisione l'ha presa l'amministrazione comunale, nell'ambito dell'Anno garibaldino, per rendere omaggio a un figlio della città morto col tricolore in pugno nella battaglia di Calatafimi. E' per questo che il sindaco Alessandro Cosimi sarà a Calatafimi il prossimo martedì 11 maggio, alla cerimonia cui prenderà parte anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, insieme ai rappresentanti delle città che in quella battaglia, consumatasi il 15 maggio di 150 anni fa, ebbero dei caduti. Gattai era un giovane livornese - e la giovane età fu un tratto comune per coloro che decisero di prendere parte alla spedizione di Garibaldi - una "camicia rossa" che pagò con la vita la sua adesione ai garibaldini. E ieri l'assessore alle culture del Comune, Mario Tredici, ha ricordato che Gattai, prima di essere ucciso, riuscì a consegnare ai compagni la bandiera di Curtatone e Montanara, che poi tornò intatta a Livorno, conservata oggi dalla famiglia Sgarallino, un'altra di quelle che ebbe un ruolo di grande rilievo nell'impresa dei Mille. Per ricordare Cesare Gattai, nel parco centro città, che si estende dietro l'ex cinema Odeon fra via Ricasoli e via San Carlo, verrà anche installata la riproduzione di una lapide che si trova al cimitero dei Lupi, il cui testo fu scritto da Francesco Domenico Guerrazzi. L'Anno garibaldino la città l'ha aperto ufficialmente ieri, sotto lo slogan "Sogno d'Italia", che testimonia quanto i livornesi fossero uniti allo spirito dell'unità nazionale. La cerimonia svoltasi a palazzo Civico, nella sala delle cerimonie, alla presenza delle autorità civili, militari e religiose della città, è andata in scena con il massimo dell'ufficialità e della solennità, proprio in concomitanza con le celebrazioni di Quarto, dove c'era il Capo dello Stato. D'altra parte, proprio in questi giorni da parte dell'amministrazione è stata ricordata la duplice valenza della decisione di dedicare risorse importanti alle celebrazioni dell'Anno garibaldino: da un lato la questione culturale, dall'altro il fatto che il tema dell'unità d'Italia è al centro del confronto e dello scontro politico. «Non voglio entrare nelle polemiche legate alle celebrazioni dell'Unità d'Italia - ha esordito il sindaco Alessandro Cosimi - voglio solo ricordare che gli uomini delle istituzioni giurano fedeltà alla Costituzione italiana che in un articolo dichiara l'unità della nazione sacra e inviolabile. O si giura o si è spergiuri». Cosimi ha poi ricordato le vicende storiche del tempo sottolineando come lo spirito garibaldino sia entrato e rimasto nel dna dei livornesi, che numerosissimi parteciparono all'impresa dei Mille. Il sindaco ha concluso sottolineando che «i valori fondanti dell'unità d'Italia sono arrivati ad oggi dal Risorgimento e dalla Resistenza». Insieme a Cosimi, all'assessore Tredici e al professor Fabio Bertini, presidente del Comitato per la promozione dei valori risorgimentali (della cui prolusione diamo conto nell'articolo a fianco), c'era anche il presidente della Provincia Giorgio Kutufà, che ha riaffermato l'importanza di non smarrire il senso dell'unità dell'Italia e degli italiani, soprattutto in momenti di crisi come questo. A Livorno - è stato spiegato anche nella giornata di ieri - l'adesione agli ideali garibaldini fu un fatto di massa. Le celebrazioni iniziate ufficialmente ieri, che si protrarranno per diversi mesi, vogliono esserne una testimonianza.
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