Il Tirreno

Livorno

Ablondi: la nostra amicizia ha apertola strada al dialogo fra le religioni

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LIVORNO. «Quanti incontri con il rabbino Toaff: soprattutto, non posso dimenticare quello a Roma alla Commissione Cei per l'ecumenismo». Mons. Alberto Ablondi parte da qui per raccontare l'amicizia personale, tutta livornese, con Elio Toaff che ha fatto da battistrada al "disgelo" che anni più tardi ha portato alla visita del Papa in sinagoga.

Ablondi ricorda che nella seconda parte delle riunioni Cei venivano accolti rappresentanti di altre religioni: quella mattina c'era anche il rabbino Toaff accompagnato da alcuni membri del Sinedrio. «Era molto abbattuto e stanco: gli era arrivata la notizia di altri danneggiamenti a tombe ebraiche, non vedeva via di uscita per superare questi rigurgiti di antisemitismo. Io presi allora spunto dal brano di Isaia, appena letto per introdurci all'incontro, per dire: "Vi perseguitano perché non ci conoscono!" Fu così questa l'occasione per cominciare a progettare rapporti più stretti di reciproca conoscenza, che dopo un lavoro di anni, grazie alla collaborazione della prof. Maria Vingiani, del rabbino Toaff e della dott. Zevi, portò alla giornata del dialogo ebraico cristiano».

Gli altri due ricordi sono invece ambientati a Livorno: uno durante una conferenza pubblica, l'altro a Montenero. Nella conferenza in cui entrambi presentavamo i valori dell'ebraismo e del cristianesimo: sfiorando l'incidente diplomatico, visto che alcuni "rimproveravano" gli ebrei di avere rifiutato Cristo. «Mi venne una ispirazione che portò a una conclusione felice e feconda. Dissi: "Voi ebrei avete il dono di sapere aspettare ancora il Messia, vivete la fede come un evento di attesa. Noi cattolici cristiani celebriamo la venuta gloriosa di Dio con la festa della risurrezione. Dobbiamo fare in modo di non sciupare questa festa che ci è stata donata, e voi ebrei offriteci i tesori della vostra attesa».

E l'episodio di Montenero? Ablondi vede il rabbino Toaff in un gruppo di persone che gli va incontro: «Il rabbino mi saluta e mi dice: "Mi sono permesso di aspettarla". Gli ho risposto: "Ha fatto bene perché qui a Montenero noi siamo in casa di una ebrea (Maria) e lei non perde le sue connotazioni religiose aspettando me. Lei è un amico di Maria e un amico di Miriam».

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