Il Tirreno

Livorno

Ardenza, intrappolati nel degrado

Mauro Zucchelli
Ardenza, intrappolati nel degrado

Lo chalet ridotto a un rudere: ma il salotto buono dov’è?

4 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. Tanto per cominciare: non è per niente rotonda, la Rotonda. Il problema però non è il disegno della piantina ma quel che c’è dentro: adesso nient’altro che quella bella zuppa di degrado in cui all’ex chalet ridotto a rudere si somma una sfilza di robaccia aggiunta. Cioè: muriccioli faccia vista (nel senso che l’intonaco non esiste), inferriate rotte rattoppate con quel che càpita, cavi sparpagliati dappertutto, pallet buttati lì, vetri sgangherati, poltroncine in resina che hanno conosciuto giorni migliori e quant’altro suggerisca una estetica ciabattona e strapaesana.

Ma non era il fiore all’occhiello, il salotto buono e via banaleggiando? Certo, non era un capolavoro neanche da vivo: però adesso che è morto e sepolto, il quasi rudere in forma di chalet assomiglia a uno dei più brutti angolini di periferia. Tipo l’ex Coca Cola, i capannoni che furono della Pirelli sul viale Carducci, i fabbricati pericolanti dietro la stazione ferroviaria. Eppure siamo nel cuore del lungomare: anche se, a parte il Forum Rotonda, mica poi tanti si sono stracciati le vesti. Tradotto: noi livornesi abbiamo digerito anche questa, e senza nemmeno l’alka seltzer.

Una beffa che neanche il palasport rimasto a metà per anni o lo svincolo incompiuto di via del Levante come simbolo d’una Variante troncata lì. Curioso, se vogliamo restare sul lungomare, che siano andati in tandem i bandi con cui nell’autunno 2006 il Comune ha tentato di far uscire dai guai tanto l’acquario che la Rotonda: ma il primo è diventato un emblema beffardo di quel che non si riesce a finire, l’altro invece sembra figlio di un intoppo minore. Eppure, per dirne una, su queste colonne non sono mancate le denunce su incuria e abbandono.

L’ultimo atto rischia di apparire come una riedizione dell’impasse vissuta sul fronte dell’acquario: il Comune e le imprese aggiudicatarie del bando - i privati risistemano la Rotonda in cambio dell’affidamento a gestione - sono finiti a farsi la guerra a suon di carte bollate.
Palazzo civico ha revocato l’aggiudicazione e ha chiesto i danni a Engineering Service e Frangerini che in tandem avevano vinto la gara. L’accoppiata di imprese ha contrattaccato con un ricorso al Tar, anzi ribaltando sul municipio la richiesta di indennizzo. Senza contare che dodici mesi fa proprio sugli obblighi della convenzione con i privati la giunta municipale era andata a un passo dal litigio al proprio interno: l’ok dato per scontato era stato rinviato all’ultimo istante.

Ma questo è solo l’epilogo che nelle ultime settimane ha portato l’ennesimo colpo di scena in una vicenda in cui gli inciampi si sono susseguiti a ritmo da record. Con un ping pong di lettere e controlettere a colpi di contestazioni e giustificazioni, controdeduzioni e minacce di azioni legali.

Il “pensatore” dello scultore-partigiano Mino Trafeli - altre catalogazioni lo chiamano il “pescatore” - non poteva che piazzarlo lì davanti al mare di Ardenza un sindaco-filosofo come Nicola Badaloni: benedetto chi gli ha messo davanti una tv per distrarlo dai grattacapi, ché il moletto di fronte potrebbe essere chiamato a ingigantirsi per dare sfogo al “popolo delle barchette”. Avessero dovuto trovargli posto adesso, l’enigmatica statua di bronzo potevano collocarla alla Rotonda a riflettere sui guai vicini e lontani: sono ormai sette anni che la Rotonda è solo un ritaglio verde con qualche panchina e tanti acciacchi.

E dal giorno in cui lo chalet è stato chiuso non è stato altro che un ruzzolone dopo l’altro: gli unici interventi sono stati le transenne dopo che la balaustra è venuta giù e i vigili urbani quando è finito sui giornali che all’interno del fabbricato pericolante dormivano alcuni clochard.
Fatto sta che anche ieri pomeriggio il passeggio dei livornesi girava in gran parte al largo da questo cerchio di niente: meno male che sono rimasti gli alberi, c’è qualche panchina magari un po’ arrangiata e poi solo malinconia. Logico starsene altrove.

L’identikit di quell’agglomerato di spazi e volumi che compongono l’ex chalet racconta la storia di un degrado che ha preso la rincorsa ancora da più lontano di quanto si creda. In effetti, l’interrogativo prende di mira non solo quelle mura sbrindellate ma anche il disegno di quest’altra “terrazza” che Livorno ha sul mare: solo che l’una è ben piastrellata e l’altra no; l’una è un palcoscenico sul mare e l’altra, nonostante gli annunci dell’aprile 2007 da Palazzo civico, resta soprattutto la scenografia dell’ex festa dell’Unità.

No, per quella fra i bagni ex Trotta e i Pancaldi nessuno si sognerebbe di ipotizzare di dimezzarla per farne un parcheggio. La Rotonda invece è un condominio di istanze e usi: come al solito la fame di parcheggio la vince su tutto. Poco vale che i posti auto accanto agli ex Tre Ponti siano spesso vuoti. Evidentemente va bene così.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web