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COLLESALVETTI

Perde tutto al casinò e si spara alla testa

Lara Loreti
Perde tutto al casinò e si spara alla testa

Anziano, solo, sconvolto dalla morte del suo unico amico, un cane Yorkshire. E soprattutto pieno di debiti per colpa del gioco. Così l'altro giorno ha deciso di provare a rifarsi e al casinò ha giocato quel poco che aveva. Ma gli è andata male e l'unica via di uscita gli è sembrata quella di spararsi un colpo di pistola alla testa

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COLLESALVETTI. Migliaia di euro di debiti, un’esistenza solitaria, in una villetta a poche centinaia di metri dal centro di Collesalvetti. Tanti soldi da restituire in giro, e quell’ultimo disperato tentativo di recuperare denaro, che è fallito.

Non sembra più esserci per lui un motivo valido per continuare ad andare avanti. E poi quella pistola, che il pensionato, 73 anni, ha acquistato tempo prima e tiene in casa per difendersi. La prende dal cassetto: è carica. La vita gli sfugge di mano... «Non ho più nulla, la faccio finita».

Tutto sfuma in quel sordo boato di morte. Un colpo secco, sparato alla testa, nella sua abitazione. Sul comò nella sua camera, una lettera manoscritta indirizzata ai due figli: una tempesta di angoscia in poche righe. «Sono pieno di debiti, ho giocato l’ultima somma al casinò per tentare di recuperare. Ma mi è andata male. E ho deciso di mettere fine a tutto questo».

I debiti. Un peso diventato insostenibile per il pensionato. Mesi, anni di puntate andate male: al bar, nelle bische, nei casinò, nei centri per le scommesse. Un vortice di giocate che a un tratto inizia a girare più veloce di qualsiasi roulette e che lo travolge fino a sconvolgerlo. L’anziano non ne può più, ma nel contempo non riesce a smettere. Vaga per giorni nell’inquietudine. E non vede vie di fuga. Finché non trova una possibile soluzione: farla finita, ma a una condizione, quella di mettersi in gioco per un’ultima volta. Di sfidare la dea bendata a colpi di poker e chemin de fer.

Un percorso che il pensionato ripercorre brevemente nella lettera ai figli, e da loro poi mostrata ai carabinieri, che hanno fatto il sopralluogo e che hanno ricostruito i fatti. Finale di partita. Una decisione forse meditata da tempo, ma maturata nel giro di due giorni, nello scorso weekend. L’anziano decide di tentare il tutto per tutto al Casinò di Sanremo. E così si prepara, con afflizione, ma anche speranza. Il programma è questo: mettere insieme l’ultima somma di denaro a sua disposizione e giocarsela. Dall’esito di quella puntata estrema, dipende la sua vita: potrebbe andar bene e quindi offrirgli un’altra possibilità. Oppure potrebbe essere l’ennesima sconfitta, l’ennesima perdita, che ingrosserebbe irrimediabilmente il debito. Un finale di partita lento e velenoso, proprio come nell’omonima opera teatrale di Samuel Beckett, in cui il protagonista non riesce ad abbandonare la partita, pur rendendosi conto che la fine è vicina. È così che sabato scorso il settantatreenne parte alla volta di Sanremo. Ma è come se la conclusione fosse già scritta, già nota, proprio come nelle tragedie. L’ultimo atto è agli sgoccioli, ma la fortuna è da un’altra parte. E il sipario incombe.

Il pensionato torna a casa sconfitto. Si ritrova solo e senza più lumi di speranza. La trama della sua esistenza comincia a sfilarsi, come un tessuto impigliato in un chiodo. Si siede, prende carta e penna e comincia a scrivere ai due figli. Poi si veste, apre il cassetto, prende la pistola e si spara alla testa. Il dolore. Il pensionato aveva due figli, un uomo e una donna, entrambi sposati e con bambini. A ritrovare il suo corpo in un lago di sangue è il maschio. Per due giorni ha cercato di contattare telefonicamente il padre, ma senza ricevere risposta. Non è da lui sparire così. Allora, in preda alla preoccupazione, il figlio si presenta di persona in casa, a Collesalvetti. Quale immensa, terribile sorpresa nel vedere il corpo del padre disteso per terra, senza vita. La pistola accanto, ancora in pugno.

La morte è già avvenuta da diverse ore e non c’è alcuna possibilità di salvare l’anziano, si può solo constatarne il decesso. I minuti successivi sono brividi di incredulità, scosse di dolore e tanti perché, solo in parte, spiegati dal contenuto della lettera. Poi arrivano i carabinieri, che verificano che la pista del suicidio è l’unica percorribile. Paure e solitudine. Un’esistenza segnata dalla sofferenza quella del 73enne, soprattutto negli ultimi anni. Aveva sempre lavorato come camionista, poi era andato in pensione. Ma tre anni fa, un dramma difficile da affrontare: la morte improvvisa di sua moglie, stroncata da un infarto.

Da allora la vita per lui non è stata più la stessa. Ritrovarsi solo in casa, pur nell’agio e circondato dall’affetto dei figli, per lui è un’esperienza durissima. Un mese fa, perde anche il suo piccolo yorkshire che, scappato di casa, viene schiacciato da un’auto. È così che il passatempo del gioco, con il trascorrere degli anni, per lui diventa un’ossessione incontrollabile che lo porterà alla morte. La tragedia ha segnato profondamente Collesalvetti, dove il pensionato era molto conosciuto. «Era una bravissima persona, cordiale e rispettosa, un grande amico - dicono in paese - Giocava spesso al bar, ma come del resto fanno tutti gli anziani. Ultimamente però, non era più lui...».

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di Redazione web