Gioco
«Facciamoci l'abitudine Anche qui il non voto è un gesto consapevole»
Luciano De Majo
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Andrea Romano insieme al sindaco Cosimi prima di un dibattito. Dietro di loro, Italo Piccini 4 MINUTI DI LETTURA
LIVORNO. Quasi non ci crede, Andrea Romano, il livornese entrato nello staff di Montezemolo, direttore dell'associazione "Italia futura", lanciata dall'ex presidente di Confindustria. Non ci crede però un «Ah, però...» che sa tanto di compiacimento se lo lascia sfuggire, lui che aveva anticipato, a poche ore dal voto, che queste regionali avrebbero fatto segnare un calo record dell'astensionismo. Previsione più azzeccata non poteva esserci. Malgrado tutto questo, che in città i livornesi che hanno deciso di restarsene a casa potessero arrivare alla cifra record di 61mila e passa non lo avrebbe creduto neppure lui. «Beh, questo è il minimo storico, a quanto intuisco», dice Romano, che pur viaggiando da un capo all'altro della penisola per la sua attività un occhio a Livorno lo dedica sempre con un certo affetto. «L'offerta non soddisfa» «Ormai è un po' di tempo che manco da Livorno e dalla Toscana e le evoluzioni politiche non le conosco più nei particolari - premette Romano - però questo dato conferma un po' quanto si era detto nei giorni scorsi, e cioè che l'offerta politica non soddisfa, a Livorno come in altre città. A Livorno, poi, credo che ci sia anche un problema di rappresentazione dell'opposizione, nel senso che l'elettorato di centrodestra stenta a trovare, a sua volta, una proposta che lo convinca, e magari una parte di esso finisce per non esprimere il voto. Credo che il calo di partecipazione si possa spiegare anche così. Certo, il fatto che a Livorno la percentuale di coloro che non votano superi il 40 per cento è sicuramente un fatto nuovo e degno di nota». «Astensione, una scelta» Talmente nuovo da assumere, secondo Andrea Romano, i caratteri dell'avvenimento storico, ma non così irripetibile. «Credo che dovremo abituarci - argomenta il direttore di "Italia futura" a un uso consapevole dell'astensione». Romano non concorda quando gli viene messo davanti il concetto di una democrazia avviata ormai verso un processo di celere americanizzazione: «Non direi questo, però l'utilizzo consapevole del non voto entrerà nel costume dei nostri territori. Anche perché, non dimentichiamoci che in America nelle ultime due presidenziali hanno votato con percentuali tutt'altro che basse. Guardiamo quanti americani hanno scelto di votare per Barack Obama: segno che quando l'offerta politica sa essere emozionante, la partecipazione risale». Aaa emozioni cercasi Ed è questo il punto di approdo del ragionamento di Romano: la gente chiede alla politica di suscitare emozioni, di parlare non solo alla testa ma anche al cuore dei cittadini. «Guardiamo che cosa è successo con Vendola - dice Andrea Romano - io non credo proprio all'idea che tutti coloro che l'hanno votato siano elettori comunisti o di estrema sinistra. Però lui le emozioni e le passioni nella gente che deve votare è in grado di provocarle, di incontrarle. Il suo non è stato un voto ideologico. Vendola ha saputo incarnare quello che è un carattere fondamentale della sua terra: la forte passionalità, e io direi anche la spiritualità. Penso che sia un fenomeno fondamentalmente pugliese: in queste ore si parla anche di una sua possibile investitura a livello nazionale, di una leadership di Vendola nel centrosinistra. Non credo che funzionerebbe automaticamente: è un personaggio straordinario, se collocato nel contesto della sua regione. La Puglia è Di Vittorio ed è padre Pio. Credo che Vendola sia un interprete eccellente delle caratteristiche di questa terra. E sa anche incontrare consensi fuori dalla Puglia, soprattutto fra i più giovani che guardano a sinistra, proprio per la sua capacità di accendere le passioni. Da qui a dire che con la sua guida il centrosinistra avrebbe risolto i suoi problemi a livello nazionale, però, credo che ce ne passi». «Un patto che si rompe» Resta il fatto che a Livorno stavolta quasi un elettore su due ha scelto di non votare, facendo precipitare al 55 per cento il minimo storico di affluenza alle urne. E Romano non esita a parlare di «vincolo che viene meno». «Una volta - è il suo ragionamento - c'era una sorta di vincolo etico-normativo che coinvolgeva, se non tutti, la grande maggioranza delle persone, in base al quale votare era un dovere. Di fatto, era un patto che rappresentava un elemento fondamentale della nostra Costituzione elaborata dai grandi partiti dell'epoca: si doveva andare a votare, qualunque fosse l'elezione. Oggi, invece, il voto è una scelta, esattamente come il non voto. Ecco perché dico che non dobbiamo sorprenderci se alle urne andranno meno cittadini anche in una realtà come quella livornese, dove la presenza e l'organizzazione dei partiti di massa, il Pci in particolare, era molto forte».
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