Il Tirreno

Livorno

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PIÙ NIENTE È SCONTATO

Andrea Lazzeri

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 In tanti non sono andati a votare e il motivo è molto semplice: non avevano un buon motivo per farlo. Nessun partito ha offerto loro persone ritenute affidabili con programmi credibili.  È un fatto di maturità dell'elettorato che rimarca ancora una volta la fine del voto ideologico.  Così è accaduto in tutta Italia, un po' più in Toscana e in modo maggiormente marcato a Livorno. Ed è questo che colpisce.  Rispetto a un anno fa, oltre ventimila livornesi sono andati al mare invece che alla cabina del seggio: perché?  Il buon risultato percentuale e in termini assoluti dei dipietristi e della Lega Nord, formazioni con forte venature di antipolitica, rafforza il segnale che il sistema della politica si è inceppato, qui più che altrove.  I politici livornesi non hanno reti di garanzie, le maggioranze di governo sono contendibili come a Roma, Bologna e in quasi tutte le città. Colpisce, semmai, che qui il mutamento si sia manifestato in modo così profondo nel volgere di pochi anni, se non di mesi. Circa il 45% degli elettori si è messo alla finestra e non è disposto a dare fiducia a cuor leggero.  Pur in una situazione straordinaria, il centrodestra non ha raccolto neppure un voto dalla gran massa degli elettori in libertà. Squadra sbagliata, candidati senza idee, litigiosità esasperata hanno regalato al Pdl il peggior risultato toscano. Magra consolazione per il Pd. Perché da oggi a tutti è chiaro che c'è un'ampia fetta di Livorno che chiede risposte senza fare sconti di appartenenza.

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