Il Tirreno

Livorno

Ha un alone di mistero

Un luogo magico qui da noi? Castel Sonnino

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 Essere nato e vivere in una città colorita e colorata probabilmente mi ha aiutato ad avere un'apertura mentale e una facilità di comunicazione con la gente: cosa che nel mio lavoro è molto importante.  La livornesità ha degli aspetti positivi e negativi. Il più negativo è quello della provincialità dal punto di vista artistico: Livorno, infatti, non riesce a scrollarsi di dosso la sua autorefenzialità.  Ci sono attori locali che legano la comicità al pisano e al livornese, altri restano troppo vicini al genere vernacolare, mentre dovrebbero guardarsi più intorno e allargare i propri orizzonti per crescere.  Il livornese ha una grande filosofia di vita e riesce a cogliere gli aspetti piacevoli, senza dover per forza cercare chissà cosa. E questo si avvicina molto al concetto di arte.  Con i miei giochi di prestigio cerco di rendermi credibile senza prendermi troppo sul serio, in modo che il pubblico mi segua con fiducia nel viaggio di finzione.  Un incantesimo che vorrei compiere? Quello di rendere i miei concittadini più attivi nei confronti del teatro, specialmente per ciò che riguarda gli spettacoli dal vivo, siano essi classici o leggeri.  Un luogo magico di Livorno per me è il castello Sonnino, oasi che tutti vedono ma che nessuno può toccare. E poi il mare, magico in ogni stagione, con un che di misterioso e l'incertezza che non ha la terra ferma: sta proprio lì il carattere dei livornesi.  Se dovessi andare sull'isola che non c'è e potessi portare con me solamente tre cose, non rinuncerei alla Terrazza Mascagni, ad alcuni angoli della Venezia e al mercato centrale che è stupendo.  Come cibo, essendo un fanatico del pesce, porterei con me il cacciucco, ma anche la torta di ceci e il ponce.

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di Redazione web