ASSENTEISMO
Timbrava e faceva il doppio lavoro
Luciano De Majo
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La facciata del palazzo del ComuneTimbrava il cartellino alle 8 di ogni mattina, come tutti i colleghi. Ma poi faceva perdere le tracce di sé. E secondo l'ipotesi formulata dagli inquirenti che indagano su di lui, nell'orario d'ufficio si dedicava al doppio lavoro. Non è una situazione nuova, soprattutto nel mondo del pubblico impiego, spesso sconvolto dagli scandali dell'assenteismo
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LIVORNO. Timbrava il cartellino alle 8 di ogni mattina, come tutti i colleghi. Ma poi faceva perdere le tracce di sé. E secondo l'ipotesi formulata dagli inquirenti che indagano su di lui, nell'orario d'ufficio si dedicava al doppio lavoro.
Non è una situazione nuova, soprattutto nel mondo del pubblico impiego, spesso sconvolto dagli scandali dell'assenteismo. Nuovo è il fatto che un caso del genere accade in Comune, all'Ufficio ambiente, dove da tempo ormai lavora Nilo Silvestri, 54 anni, sottoposto all'obbligo di dimora nel territorio comunale dove vive, quello di Fauglia.
L'uomo è indagato per truffa e falso, perché, secondo la Procura della Repubblica, anziché adempiere ai suoi doveri d'ufficio, avrebbe trascorso gran parte delle canoniche sei ore al servizio del Comune, a lavorare altrove, sui cantieri di qualche impresa edile per la quale avrebbe fatto da consulente sulle materie della sicurezza. Così, il sostituto procuratore Antonio Giaconi, titolare di quest'indagine, ha chiesto e ottenuto dal giudice per le indagini preliminari una misura cautelare come l'obbligo di dimora, che in qualche modo impedisce a questo dipendente comunale di muoversi dal territorio comunale dove abita per svolgere quest'attività di doppio lavoro. Anzi, per la verità al momento gli impedisce anche di andare a svolgere il suo lavoro "ufficiale", cosa che a detta degli inquirenti non avrebbe fatto poi così spesso, nell'arco di questi ultimi anni.
L'amministrazione comunale non se ne è certo stata con le mani in mano, davanti a un dipendente che c'era e non c'era, malgrado le timbrature del cartellino attestassero regolarmente la sua presenza. I tabulati ricavati dal sistema informatico di palazzo Civico, infatti, erano di una regolarità impressionante: ingresso mai dopo le 8 e uscita mai prima delle 14. La struttura dirigenziale dell'Ufficio ambiente, davanti a questa situazione, ha effettuato numerosi controlli fra il luglio del 2008 e il febbraio 2010 sull'effettiva presenza al lavoro, muovendo diverse contestazioni al dipendente in questione, che comunque ha sempre cercato di giustificare il suo comportamento al dirigente. E' stato un crescendo di provvedimenti presi, come prevede il contratto di lavoro: dal rimprovero verbale alla censura, dalla multa alla sospensione. Silvestri, infatti, proprio nello scorso mese di febbraio è stato sospeso per alcuni giorni. Poi ha fatto il proprio rientro al lavoro.
Nel frattempo, l'azione di autotutela avviata dal Comune si è intrecciata con l'indagine della Procura della Repubblica e anzi ne ha alimentato l'incisività. Il nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza ha acquisito documentazioni e ascoltato alcuni dipendenti comunali sul comportamento di Silvestri, che adesso rischia il licenziamento per giusta causa. Ultimo atto compiuto, insieme alla notifica dell'obbligo di dimora, una perquisizione domiciliare nell'appartamento del dipendente in forza all'Ufficio ambiente. L'inchiesta della Procura, a quanto si apprende, è ormai in dirittura d'arrivo: ancora qualche accertamento, l'esame del materiale acquisito nell'abitazione dell'indagato, poi scatterà la richiesta di rinvio a giudizio.
Non è una situazione nuova, soprattutto nel mondo del pubblico impiego, spesso sconvolto dagli scandali dell'assenteismo. Nuovo è il fatto che un caso del genere accade in Comune, all'Ufficio ambiente, dove da tempo ormai lavora Nilo Silvestri, 54 anni, sottoposto all'obbligo di dimora nel territorio comunale dove vive, quello di Fauglia.
L'uomo è indagato per truffa e falso, perché, secondo la Procura della Repubblica, anziché adempiere ai suoi doveri d'ufficio, avrebbe trascorso gran parte delle canoniche sei ore al servizio del Comune, a lavorare altrove, sui cantieri di qualche impresa edile per la quale avrebbe fatto da consulente sulle materie della sicurezza. Così, il sostituto procuratore Antonio Giaconi, titolare di quest'indagine, ha chiesto e ottenuto dal giudice per le indagini preliminari una misura cautelare come l'obbligo di dimora, che in qualche modo impedisce a questo dipendente comunale di muoversi dal territorio comunale dove abita per svolgere quest'attività di doppio lavoro. Anzi, per la verità al momento gli impedisce anche di andare a svolgere il suo lavoro "ufficiale", cosa che a detta degli inquirenti non avrebbe fatto poi così spesso, nell'arco di questi ultimi anni.
L'amministrazione comunale non se ne è certo stata con le mani in mano, davanti a un dipendente che c'era e non c'era, malgrado le timbrature del cartellino attestassero regolarmente la sua presenza. I tabulati ricavati dal sistema informatico di palazzo Civico, infatti, erano di una regolarità impressionante: ingresso mai dopo le 8 e uscita mai prima delle 14. La struttura dirigenziale dell'Ufficio ambiente, davanti a questa situazione, ha effettuato numerosi controlli fra il luglio del 2008 e il febbraio 2010 sull'effettiva presenza al lavoro, muovendo diverse contestazioni al dipendente in questione, che comunque ha sempre cercato di giustificare il suo comportamento al dirigente. E' stato un crescendo di provvedimenti presi, come prevede il contratto di lavoro: dal rimprovero verbale alla censura, dalla multa alla sospensione. Silvestri, infatti, proprio nello scorso mese di febbraio è stato sospeso per alcuni giorni. Poi ha fatto il proprio rientro al lavoro.
Nel frattempo, l'azione di autotutela avviata dal Comune si è intrecciata con l'indagine della Procura della Repubblica e anzi ne ha alimentato l'incisività. Il nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza ha acquisito documentazioni e ascoltato alcuni dipendenti comunali sul comportamento di Silvestri, che adesso rischia il licenziamento per giusta causa. Ultimo atto compiuto, insieme alla notifica dell'obbligo di dimora, una perquisizione domiciliare nell'appartamento del dipendente in forza all'Ufficio ambiente. L'inchiesta della Procura, a quanto si apprende, è ormai in dirittura d'arrivo: ancora qualche accertamento, l'esame del materiale acquisito nell'abitazione dell'indagato, poi scatterà la richiesta di rinvio a giudizio.
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