Il Tirreno

Livorno

IL PATRIARCA DEL PORTO

L'addio della città a Italo PicciniRitratto - Orazione - Foto - Portuali

L'addio della città a Italo PicciniRitratto - Orazione - Foto - Portuali

È stato il patriarca del porto di livorno, il costruttore delle banchine, l’uomo che intuì in anticipo e impose la direzione da prendere. Ora che si è spento tutta la città gli rende omaggio. Una grande folla ai funerali, e il porto si blocca per un'ora

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LIVORNO. Quando il feretro di Italo Piccini esce dal palazzone rosso di via San Giovanni, portato a spalla dai consiglieri della Compagnia portuali, c’è il suono delle sirene dei rimorchiatori a sovrastare l’applauso dei tanti che aspettano, sul marciapiede. Finisce così, come era cominciata sabato, con l’applauso di altri che, sempre sullo stesso marciapiede, aspettavano l’ingresso della salma del console nel medesimo palazzo. Al passare del feretro, c’è chi si fa il segno della croce e chi, pochi metri più in là, alza il pugno chiuso. Ognuno saluta come vuole il vecchio condottiero, in partenza per l’ultimo viaggio. Senza calcoli strani, senza pensarci due volte, andando là dove lo porta il cuore, spesso senza nascondere le lacrime per la perdita di un amico, di un compagno, di un leader riconosciuto.

LE IMMAGINI DEI FUNERALI | I VOLTI DEI PORTUALI

La città e la Compagnia portuale non si sono mai sentite così vicine come in questi giorni. Il funerale di Italo Piccini è stato una manifestazione di popolo. Gremita la sala del Lem, dove ai familiari, alle autorità e ai vertici dei portuali si sono mischiati gli imprenditori più conosciuti della città, per ascoltare gli interventi di Enzo Raugei, presidente della Cpl, di Paolo Bassano, di monsignor Paolo Razzauti, di monsignor Alberto Ablondi e del sindaco Alessandro Cosimi. In sala, oltre ai rappresentanti di tutte le forze politiche di centrosinistra e di numerosi amministratori del Comune e della Provincia, anche alcuni esponenti dell’opposizione di centrodestra, come Marco Taradash e Bruno Tamburini.

In prima fila anche i maggiori dirigenti di Contship: direttamente da Amburgo è arrivata Cecilia Battistello Eckelmann in perfetto stile nordico col suo cappello nero. Accanto a lei, Nereo Marcucci e l’amministratore delegato di Tdt Leonardo Martini. Mentre del mondo delle imprese di casa nostra, ecco spuntare Piero Neri, Marcello Fremura, Nello D’Alesio, il direttore di Confindustria Umberto Paoletti.

C’è Antonio Benvenuti, l’uomo che ha raccolto l’eredità del mitico Paride Batini fra i camalli genovesi e ora guida la storica Culmv all’ombra della Lanterna, così come Roberto Rubboli, capo della Compagnia portuali di Ravenna e presidente dell’Associazione delle compagnie di tutta Italia. Anche Luciano Valbonesi della Sapir, azienda socia di Contship sempre a Ravenna, è fra gli ospiti più coccolati dei portuali livornesi. Neanche gli sportivi si sono dimenticati di Italo. E così, in piedi accanto a una colonna della sala del Lem Aldo Spinelli segue commosso tutta la cerimonia. A breve distanza da lui, Igor Protti, l’ex direttore sportivo Roberto Tancredi, ma anche Alessandro Bini e Paolo Nacarlo, dirigenti del Livorno di oggi.

«Grazie a tutti, ci siete davvero stati vicini», dice con la voce rotta dalle lacrime Enzo Raugei, un altro che è arrivato alla guida dei portuali dopo essere passato dalle banchine. «Non era un uomo di porto e basta - aggiunte - ma una persona capace di pensare alla città nel suo complesso. L’ho visto commosso quando i norvegesi della Star shipping gli organizzarono una festa a sorpresa per i suoi ottant’anni». E mentre l’avvocato Paolo Bassano disegna il profilo di Italo Piccini rievocando scelte e episodi, monsignor Paolo Razzauti ricorda quanto fosse credente: «Credeva nell’uomo, nella capacità dell’uomo di costruire attraverso il lavoro». Ablondi rassicura tutti: «Penserete che in questi giorni in Compagnia ci sia stata un’invasione clericale, in realtà è un’alluvione d’amore per il nostro Italo».

Tocca al sindaco Alessandro Cosimi concludere: «Guardate queste esequie la città è tutta unita: ci sono i lavoratori, gli imprenditori, davvero tutti. Italo è stato utile perfino nella morte». «E non consentiremo - ecco la sua stoccata sulle questioni degli scontri di questi giorni sulla Darsena Toscana - che qualcuno, che pensa che questa città gli abbia dato poco, ci trascini sull’orlo di un conflitto nella comunità portuale».

LEGGI L'orazione funebre del sindaco

L’applauso corale scandisce la fine della celebrazione. Roberto Piccini, insieme alle figlie Enrica e Valeria, viene sommerso dagli abbracci. Ablondi in lacrime bacia la bara, così come Pippo Lavoratori, 87 anni da compiere a maggio, un amico d’infanzia, negli anni duri vissuti nella poverissima Venezia degli anni ’30.

E il breve corteo, dal Palazzo del portuale fino alla via Grande, è un altro omaggio che la città tributa al vecchio console. L’ultimo, prima che la famiglia lo accompagni al cimitero della Misericordia, dove monsignor Razzauti benedice la salma destinata alla tumulazione.

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di Redazione web