Gioco
"embody intelligence"
Per i robot del futuroi bio-ingegneri si ispirano al polpo
Mauro Zucchelli
Macché triglie o cacciucco, la repubblica culinaria livornese è fondata sul polpo. Manco a dirlo, le ricette della tradizione ingiungono di prepararlo nei modi più atroci: sbattuto vivo sul marmo, eccetera. Chissà che choc ritrovarselo adesso protagonista di studi high tech come uno degli animali più intelligenti, alla pari (se non meglio) di cani e gatti
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LIVORNO. Macché triglie o cacciucco, la repubblica culinaria livornese è fondata sul polpo. Manco a dirlo, le ricette della tradizione ingiungono di prepararlo nei modi più atroci: sbattuto vivo sul marmo, eccetera. Chissà che choc ritrovarselo adesso protagonista di studi high tech come uno degli animali più intelligenti, alla pari (se non meglio) di cani e gatti: al punto da vederlo sotto i riflettori del gran conclave che richiama in questi giorni a Livorno il fior fiore degli scienziati che si occupano di "embody intelligence". È un'idea che nasce dalla scoperta che animali come il polpo hanno una sorta di "cervello federalista": non concentrato tutto nella testa bensì sparpagliato nei tentacoli. Praticamente una "intelligenza diffusa nel corpo".
Ma se a discuterne sono i bio-ingegneri anziché gli studiosi del comportamento animale, un motivo c'è: la Scuola superiore di studi universitari Sant'Anna di Pisa, con il suo nuovo centro di robotica sul lungomare di Livorno, è capofila di una ricerca di frontiera che, con i quattrini dell'Unione europea e in tandem con le équipe scientifiche di mezzo mappamondo, cerca fra gli animali gli esempi da imitare per una nuova generazione di robot. Dal corpo molle anziché duro come quelli attuali, in grado di "apprendere" e capitalizzare l'esperienza, con una abilità nei movimenti neanche paragonabile a quella dei robot attuali: logico andare a "scuola" dal polpo per vedere come se la cava.
Intanto, sgombriamo il campo da un luogo comune. Il polpo abbocca a qualunque straccio bianco che gli si sventoli davanti alla sua buca? Non lo fa però perché è sciocco, quel che lo frega è la sua curiosità indomabile. Laura Mengheri, nello staff che lavora allo Scoglio della Regina, è una studiosa che ormai dà del tu ai polpi: «I test nell'acquario - spiega - dicono che ha la capacità di raddoppiare la lunghezza del tentacolo e una forza tale da spostare 7-8 volte il proprio peso». Con una elasticità da reggere il passo di Rubber, il protagonista cartoon-tv del manga One Piece di Eiichiro Oda. Con una spinta muscolare da far impallidire la superstar nel sollevamento pesi: è come se il recordman Saied Ali Hosseini riuscisse ad alzare più di una tonnellata anziché i 451 chili che ne fanno un gigante dello sport.
«Dipende dal fatto che la muscolatura del polpo è un intreccio di tre fasce: l'una è nel senso della larghezza del tentacolo e riesce a restringerlo in modo miracoloso; l'altra è nel senso della lunghezza e la utilizza per distendere più o meno le "braccia"; la terza è obliqua e interseca le altre due. «Quel che interessa gli ingegneri della bio-robotica - aggiunge la studiosa dell'équipe guidata dalla prof. Cecilia Laschi - è proprio questa doppia caratteristica: grazie alla triplice muscolatura è in grado di irrigidirsi se ce n'è bisogno. Al tempo stesso, non ci sono né scheletro né ossa e dunque l'animale è estremamente molle e ha una capacità di muoversi talmente duttile da non avere uguali: se decide di passare da un buco di un centimetro, state tranquilli che ce la fa.
A rigor di biologia, sarebbe un mezzo parente della cozza: nient'altro che un mollusco cefalopode. «Eppure - raccontano dal polo di ricerca realizzato allo Scoglio della Regina dal Comune e dallo staff del prof. Paolo Dario (Scuola superiore Sant'Anna) - gli esemplari che abbiamo studiato non sono soltanto giocherelloni: adottano strategie impensabili per un animale di questo livello evolutivo. Ad esempio, è capitato che rispetto a una preda da catturare giocasse un po' come il gatto con il topo: lo tocca, poi fa finta di andarsene e infischiarsene, all'improvviso ritorna alla carica». Senza contare che chi ne ha studiato una trentina fra Livorno e il centro zoologico di Napoli ha avuto la riprova di una sorta di "personalità" individuale di ciascun polpo: «Hanno caratteristiche e caratteri differenti l'uno dall'altro», dice Margheri. «Per dirne un'altra: fra i quattro polpi che si sono alternati nel nostro acquario, Alfa e Delta hanno trasformato l'anfora in una tana "arredandola" con sassolini e conchiglie mentre Beta e Gamma proprio no». Curioso che a curare la "casa" fossero proprio i due esemplari maschi mentre le femmine non ne volevano sapere. Ma è solo una coincidenza: non è vero che fra i polpi tocchi a "lui" fare l'angelo del focolare.
Ma se a discuterne sono i bio-ingegneri anziché gli studiosi del comportamento animale, un motivo c'è: la Scuola superiore di studi universitari Sant'Anna di Pisa, con il suo nuovo centro di robotica sul lungomare di Livorno, è capofila di una ricerca di frontiera che, con i quattrini dell'Unione europea e in tandem con le équipe scientifiche di mezzo mappamondo, cerca fra gli animali gli esempi da imitare per una nuova generazione di robot. Dal corpo molle anziché duro come quelli attuali, in grado di "apprendere" e capitalizzare l'esperienza, con una abilità nei movimenti neanche paragonabile a quella dei robot attuali: logico andare a "scuola" dal polpo per vedere come se la cava.
Intanto, sgombriamo il campo da un luogo comune. Il polpo abbocca a qualunque straccio bianco che gli si sventoli davanti alla sua buca? Non lo fa però perché è sciocco, quel che lo frega è la sua curiosità indomabile. Laura Mengheri, nello staff che lavora allo Scoglio della Regina, è una studiosa che ormai dà del tu ai polpi: «I test nell'acquario - spiega - dicono che ha la capacità di raddoppiare la lunghezza del tentacolo e una forza tale da spostare 7-8 volte il proprio peso». Con una elasticità da reggere il passo di Rubber, il protagonista cartoon-tv del manga One Piece di Eiichiro Oda. Con una spinta muscolare da far impallidire la superstar nel sollevamento pesi: è come se il recordman Saied Ali Hosseini riuscisse ad alzare più di una tonnellata anziché i 451 chili che ne fanno un gigante dello sport.
«Dipende dal fatto che la muscolatura del polpo è un intreccio di tre fasce: l'una è nel senso della larghezza del tentacolo e riesce a restringerlo in modo miracoloso; l'altra è nel senso della lunghezza e la utilizza per distendere più o meno le "braccia"; la terza è obliqua e interseca le altre due. «Quel che interessa gli ingegneri della bio-robotica - aggiunge la studiosa dell'équipe guidata dalla prof. Cecilia Laschi - è proprio questa doppia caratteristica: grazie alla triplice muscolatura è in grado di irrigidirsi se ce n'è bisogno. Al tempo stesso, non ci sono né scheletro né ossa e dunque l'animale è estremamente molle e ha una capacità di muoversi talmente duttile da non avere uguali: se decide di passare da un buco di un centimetro, state tranquilli che ce la fa.
A rigor di biologia, sarebbe un mezzo parente della cozza: nient'altro che un mollusco cefalopode. «Eppure - raccontano dal polo di ricerca realizzato allo Scoglio della Regina dal Comune e dallo staff del prof. Paolo Dario (Scuola superiore Sant'Anna) - gli esemplari che abbiamo studiato non sono soltanto giocherelloni: adottano strategie impensabili per un animale di questo livello evolutivo. Ad esempio, è capitato che rispetto a una preda da catturare giocasse un po' come il gatto con il topo: lo tocca, poi fa finta di andarsene e infischiarsene, all'improvviso ritorna alla carica». Senza contare che chi ne ha studiato una trentina fra Livorno e il centro zoologico di Napoli ha avuto la riprova di una sorta di "personalità" individuale di ciascun polpo: «Hanno caratteristiche e caratteri differenti l'uno dall'altro», dice Margheri. «Per dirne un'altra: fra i quattro polpi che si sono alternati nel nostro acquario, Alfa e Delta hanno trasformato l'anfora in una tana "arredandola" con sassolini e conchiglie mentre Beta e Gamma proprio no». Curioso che a curare la "casa" fossero proprio i due esemplari maschi mentre le femmine non ne volevano sapere. Ma è solo una coincidenza: non è vero che fra i polpi tocchi a "lui" fare l'angelo del focolare.
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