Sicurezza
autismo: cure costose
Il figlio è malato, operaio s'impicca
Lara Loreti
Ha scelto la notte per togliersi la vita. In silenzio, in solitudine, nel capannone della Argol, a Guasticce, dove lavorava come capo del reparto imballaggi. Giorgio non aveva ancora 44 anni, li avrebbe compiuti ad agosto. Ieri mattina un collega l'ha trovato impiccato a una fune. Stava dedicando la sua vita al figlio di 7 anni autistico
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LIVORNO. Ha scelto la notte per togliersi la vita. In silenzio, in solitudine, nel capannone della Argol, a Guasticce, dove lavorava come capo del reparto imballaggi. Giorgio non aveva ancora 44 anni, li avrebbe compiuti ad agosto. Ieri mattina un collega l'ha trovato impiccato a una fune. Stava dedicando la sua vita al figlio di 7 anni autistico. Ma non ce l'ha fatta: troppa sofferenza e anche problemi economici.
Giorgio aveva un rapporto speciale con suo figlio. Il bimbo voleva stare sempre con lui, spesso lo seguiva anche in azienda. Erano legati da un affetto sconfinato. Ma la situazione era tutt'altro che facile e le continue cure del piccolo richiedevano anche un continuo investimento di risorse economiche. Sarebbero proprio questi problemi, ad aver spinto l'operaio a farla finita.
Sono le 7 di ieri quando un dipendente della Argol apre l'azienda per iniziare la nuova giornata lavorativa. Di fronte ai suoi occhi si materializza una scena terribile: Giorgio è sospeso a pochi centimetri da terra, privo di vita. Immediatamente il dipendente chiama la guardia giurata, una donna dell'istituto di vigilanza Silpres, che si occupa della sicurezza. Scatta l'allarme al 118. In pochi minuti arriva un'ambulanza della Misericordia con il medico a bordo. Ma ormai non c'è niente da fare: il dottore può solo constatare il decesso.
Intanto giungono sul posto della tragedia anche i carabinieri e la polizia scientifica, che inizia a fare rilievi. La scena viene analizzata anche dal medico legale e dal pubblico ministero di turno: non ci sono dubbi sul fatto che l'uomo si sia tolto la vita. Nel primo pomeriggio infatti la salma viene restituita alla famiglia. Il servizio funebre della Misericordia la porta al cimitero dei Lupi.
Un dramma che ha fatto irruzione con tutta la sua violenza in una famiglia con due figli, un bimbo di 7 anni, e una ragazzina di 15. Distrutta dal dolore la moglie. Giorgio viveva un momento difficile, di grande stress, ma nessuno poteva immaginare un gesto simile. L'operaio, in base a quanto emerso, non ha lasciato alcun biglietto o lettera. Ma ha pianificato tutto. Lunedì sera avrebbe dovuto finire il turno di lavoro alle 22, ma in realtà non è mai tornato a casa. Ha telefonato alla moglie e le ha detto che avrebbe fatto tardi.
«Si farà mezzanotte, anche oltre, non mi aspettare», le aveva annunciato. Ma quella notte Giorgio l'ha passata in ditta. Secondo la ricostruzione emersa, ha aspettato che tutti andassero via e poi ha preso una fascia di tessuto, l'ha fissata all'asta e poi se l'è legata al collo. Sconvolti i colleghi, che erano molto affezionati al collega, arrivato in azienda da anni. Ieri piangevano tutti. «Negli ultimi tempi l'avevamo visto incupito, si vedeva che aveva qualcosa - dicono sconvolti - Siamo distrutti, è una tragedia immane».
Giorgio aveva un rapporto speciale con suo figlio. Il bimbo voleva stare sempre con lui, spesso lo seguiva anche in azienda. Erano legati da un affetto sconfinato. Ma la situazione era tutt'altro che facile e le continue cure del piccolo richiedevano anche un continuo investimento di risorse economiche. Sarebbero proprio questi problemi, ad aver spinto l'operaio a farla finita.
Sono le 7 di ieri quando un dipendente della Argol apre l'azienda per iniziare la nuova giornata lavorativa. Di fronte ai suoi occhi si materializza una scena terribile: Giorgio è sospeso a pochi centimetri da terra, privo di vita. Immediatamente il dipendente chiama la guardia giurata, una donna dell'istituto di vigilanza Silpres, che si occupa della sicurezza. Scatta l'allarme al 118. In pochi minuti arriva un'ambulanza della Misericordia con il medico a bordo. Ma ormai non c'è niente da fare: il dottore può solo constatare il decesso.
Intanto giungono sul posto della tragedia anche i carabinieri e la polizia scientifica, che inizia a fare rilievi. La scena viene analizzata anche dal medico legale e dal pubblico ministero di turno: non ci sono dubbi sul fatto che l'uomo si sia tolto la vita. Nel primo pomeriggio infatti la salma viene restituita alla famiglia. Il servizio funebre della Misericordia la porta al cimitero dei Lupi.
Un dramma che ha fatto irruzione con tutta la sua violenza in una famiglia con due figli, un bimbo di 7 anni, e una ragazzina di 15. Distrutta dal dolore la moglie. Giorgio viveva un momento difficile, di grande stress, ma nessuno poteva immaginare un gesto simile. L'operaio, in base a quanto emerso, non ha lasciato alcun biglietto o lettera. Ma ha pianificato tutto. Lunedì sera avrebbe dovuto finire il turno di lavoro alle 22, ma in realtà non è mai tornato a casa. Ha telefonato alla moglie e le ha detto che avrebbe fatto tardi.
«Si farà mezzanotte, anche oltre, non mi aspettare», le aveva annunciato. Ma quella notte Giorgio l'ha passata in ditta. Secondo la ricostruzione emersa, ha aspettato che tutti andassero via e poi ha preso una fascia di tessuto, l'ha fissata all'asta e poi se l'è legata al collo. Sconvolti i colleghi, che erano molto affezionati al collega, arrivato in azienda da anni. Ieri piangevano tutti. «Negli ultimi tempi l'avevamo visto incupito, si vedeva che aveva qualcosa - dicono sconvolti - Siamo distrutti, è una tragedia immane».
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