Il Tirreno

Livorno

L'APPELLO

Bimbe rapite in Tunisia i nonni da Matteoli «Ministro ci aiuti lei»

Anna Cecchini
Sopra Elio Dini e sua moglie Cinzia insieme al ministro Matteoli e, accanto, con Marco Taradash
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Sopra Elio Dini e sua moglie Cinzia insieme al ministro Matteoli e, accanto, con Marco Taradash

«Gliela porto io personalmente». Così il ministro Altero Matteoli ha risposto ai nonni di Amira e Saida, le bimbe rapite dal padre in Tunisia. Ieri Elio Dini e sua moglie Cinzia, genitori di Laura, la mamma coraggio che da un anno vive in Tunisia alla disperata ricerca delle due bambine, si sono presentati all'hotel Palazzo

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LIVORNO. «Gliela porto io personalmente». Così il ministro Altero Matteoli ha risposto ai nonni di Amira e Saida, le bimbe rapite dal padre in Tunisia. Ieri Elio Dini e sua moglie Cinzia, genitori di Laura, la mamma coraggio che da un anno vive in Tunisia alla disperata ricerca delle due bambine, si sono presentati all'hotel Palazzo. Alle 17.30 erano già lì, perché mezz'ora dopo era in programma un incontro con il ministro Matteoli, che doveva parlare di portualità e corridoio tirrenico. Loro sono andati allo sbaraglio, non avevano nessun appuntamento con il ministro.

I due nonni si sono presentati davanti all'hotel, ma pensavano di non farcela ad entrare. Figuriamoci se con tutte quelle auto di rappresentanza avrebbero fatto passare anche loro. Ma ci hanno provato, perché per rivedere le loro piccole nipoti ormai farebbero qualunque cosa. Cinzia teneva stretta in mano la lettera che sua figlia Laura nelle scorse settimane ha preparato per il presidente Berlusconi. «Così se incontro il ministro Matteoli - continuava a ripetere - la posso dare a lui. Posso ricordargli la nostra storia, la condizione delle mie nipotine».
Quando Elio e Cinzia hanno visto che anche la gente comune poteva assistere all'incontro hanno deciso di varcare i cancelli dell'hotel Palazzo. Si sono messi sul grande terrazzo che guarda verso i bagni Pancaldi e hanno cominciato a osservare da dove potese entrare Matteoli. Prima Elio è riuscito a parlare con Marco Taradash, al quale già nelle scorse settimane aveva spiegato la situazione delle due nipotine scomparse in Tunisia.

I nonni di Amira e Saida hanno aspettato, si sono messi nella hall dell'hotel perché il ministro non se ne andasse senza averli ascoltati alemno un attimo. E ce l'hanno fatta. Quando Matteoli ha terminato il dibattito ed è arrivato nella hall, Elio lo ha fermato, gentilmente. Lo ha guardato, dicendogli: «Siamo i nonni delle bimbre rapite in Tunisia». Poi gli ha consegnato la lettera che sua figlia Laura aveva scritto per il presidente Berlusconi. «Si ho presente la vostra vicenda, porto la lettera io personalmente»: questa la risposta del ministro.

Mentre i suoi genitori, in Italia, tentano il tutto per tutto per chiedere alle istituzioni di intervenire per ritrovare Amira e Saida, mamma Laura è ancora in Tunisia, insieme al fratello Leonardo. Proprio ieri, su un giornale del posto, è uscito un articolo sulla vicenda delle due bambine. «C'è scritto che lui e la sua famiglia - spiega Laura - tengono le mie bimbe perché altrimenti le riporterei in Italia. Non è così, ho sempre detto che per me va bene vivere qui, mi basta riavere Amira e Saida». Intanto si muove anche la presidente del consiglio comunale di Rosignano, Lucia Croce, che ha preso a cuore la vicenda di Laura. «Mi sto muovendo per avere un appuntamento - dice Croce - con la responsabile della commissione diritto dell'uomo del Parlamento europeo, perché riceva me e Laura. Come comitato, abbiamo ripetuto anche l'appello al presidente del consiglio, perché, da padre di famiglia, prenda in carico questa vicenda».

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di Redazione web