Gioco
INCHIESTA/ I QUARTIERI DI LIVORNO
Altro che Ovosodo, è un groviera
Mauro Zucchelli
Chiamatelo Ovosodo, non c’è idea più “livornese” per battezzare il nome di un rione: le ciurme nemiche che sfottono per quel bianco-giallo e i vogatori del Benci Centro che se lo cuciono addosso per contro-sberleffo. Chiamàtelo Ovosodo, perché dopo il film di Virzì del ’97 è quello il nostro marchio (anche se curiosamente il film fotografa Shangai e Fiorentina)
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LIVORNO. Chiamatelo Ovosodo, non c’è idea più “livornese” per battezzare il nome di un rione: le ciurme nemiche che sfottono per quel bianco-giallo e i vogatori del Benci Centro che se lo cuciono addosso per contro-sberleffo. Chiamàtelo Ovosodo, perché dopo il film di Virzì del ’97 è quello il nostro marchio (anche se curiosamente il film fotografa Shangai e Fiorentina). Questo è il rione del centro: basta però rispolverare l’antica denominazione di “Rione del Mercato” per intuire che il centro del Centro non è piazza Grande bensì il sistema dei mercati.
Il “post scriptum” è una aggiunta post-bellica: il mercatino americano di piazza Venti Settembre, che ora ha fatto la valigia e se n’è andato accanto alla stazione dei traghetti. Piazza Venti Settembre è il simbolo di quel che Ovosodo è. Non più un uovo con il guscio intorno ma tanti “buchi” con il centro intorno: «L’ho rivista quando sono tornato a febbraio nella “mia” Livorno, - dice Paolo Ferri, finito a Parigi prima a studiare e poi a lavorare - e adesso che è sgombra dai banchi, ha il fascino di una piazza chiusa da un perimetro di alberi e palazzi. Sarà la Place des Vosges di noialtri? Esagero, ma lasciatemi sognare». Per adesso è un vuoto: il bitume che copre le magagne ma non è quel che ci vuole per dare fascino a un angolo di città che i livornesi sotto i sessant’anni non hanno mai visto così. Dello spostamento del mercatino americano se ne parlava (a vuoto) da prima che mister Serse Cosmi allenasse i Piccoli Azzurri, poi l’ingranaggio si è messo in moto ridisegnando (di palazzi) un altro “buco”: quello lasciato dalla fabbrica della birra Peroni.
Però la liberazione dalla lamiere si è concretizzata solo quest’estate. Solo che la delibera di giunta del 23 gennaio scorso i soldi per dare finalmente un volto nuovo alla piazza, li toglie dal “treno” del bilancio 2010 e li fa slittare al 2012. Il Comune avrà centrato l’obiettivo di conquistare via Regione gli euro-finanziamenti per due progetti “Piuss” (Borgo e ex asili notturni) e per altri cinque forse presto li avrà. Ma fra i due rimasti nel cantuccio uno riguarda proprio piazza Venti Settembre. L’altro progetto Piuss al palo è a meno di 400 metri. E’ un altro “buco” che sta dall’altra parte del fosso: la Fortezza Nuova, nobile ma vuota.
Per arrivarci si passa davanti al Cisternino di città: in lontani l’assessore Filippelli, figlio del pittore Cafiero, ne fece un polo vivo (e aperto) di cultura, ora è tutt’al più un sarcofago (chiuso) di memorie. Appena fuori dai confini del rione eppure così importante per la vivibilità di chi il centro lo abita: qualcosa del genere potrebbe valere anche per un’accoppiata di parcheggi che, invece di risolvere la fame di posti auto, finora sono stati soprattutto fonte di grattacapi. Il primo lo conoscono tutti: sta nascendo lì dove c’era l’Odeon.
Grande schermo spento da cinque anni, nel febbraio 2006 la Spil (controllata dal Comune) compra tutto per farci un parcheggio, nel luglio 2007 il via ai lavori ipotizzando di farcela per fine 2008. «Ce la faremo per gli inizi del 2011», promette il presidente di Spil, Riccardo Vitti (che però è in scadenza). Con uno slittamento di due anni e spiccioli. Il secondo parcheggio non lo conosce nessuno: e forse è un bene che sia così, perché per entrarci bisogna passare praticamente sull’uscio di casa di un privato. E’ in via Del Corona, vale 130 posti a pagamento in una zona congestionatissima: ma è vuoto.
E’ rimasto un fantasma per anni - finito e mai usato - perché la Soprintendenza ha detto no alla strada che doveva passare dietro il Cisternone. «Guai se il traffico mettesse a rischio la stabilità del monumento»: è l’altolà del soprintendente Guglielmo Malchiodi. Peccato però che davanti alla facciata del Cisternone transitino migliaia di auto, bus e moto. A pensare alla stabilità di un altro monumento ottocentesco - la chiesa olandese-alemanna sugli scali chiamati, non a caso, “degli Olandesi” - è rimasto forse solo lui: il vicepresidente del concistoro livornese, Ennio Weatherford.
«E’ venuto giù il controsoffitto, c’è un grosso schianto laterale, l’abside è a cielo aperto. Siamo solo in quattro, o qualcuno ci aiuta o tanto vale chiedere il cambio di destinazione d’uso e venderla. L’ho detto provocatoriamente, sia chiaro: ma se la città non se ne interessa, cosa dovrei fare? Discorsi tanti, fatti zero. Un assessore mi ha detto: portatemi un progetto. Però non abbiamo i soldi manco per quello». Sull’altra sponda del Fosso Reale c’è l’ennesimo “buco” di questo groviera: in questo caso però potrebbe esser meno arduo farne uno scrigno. Il riferimento è ai sotterranei del mercato centrale: il bando di “Pensiamo in Grande” cerca di tirar fuori le idee dai cittadini e dalle forze sociali.
E se per il futuro del mercato centrale il sindaco Cosimi a Torino si è infatuato di un contenitore com’è Eataly - un’ex fabbrica che ora è una cuccagna di cibo doc - l’assessore Paola Bernardo guarda invece sottoterra: «Vogliamo aprire ai turisti in battello l’accesso al mercato facendoli passare dall’ingresso dei sotterranei a pelo d’acqua». Bell’idea farne uno spazio di bistrot e dintorni. Comune e Authority ci provarono con le cento cantine lungo i canali creando perfino quindici anni fa una società specifica con statuto, notaio e il resto: ferma al palo già dal primo mese. Il solito buco con tanti magnifici discorsi intorno.
Il “post scriptum” è una aggiunta post-bellica: il mercatino americano di piazza Venti Settembre, che ora ha fatto la valigia e se n’è andato accanto alla stazione dei traghetti. Piazza Venti Settembre è il simbolo di quel che Ovosodo è. Non più un uovo con il guscio intorno ma tanti “buchi” con il centro intorno: «L’ho rivista quando sono tornato a febbraio nella “mia” Livorno, - dice Paolo Ferri, finito a Parigi prima a studiare e poi a lavorare - e adesso che è sgombra dai banchi, ha il fascino di una piazza chiusa da un perimetro di alberi e palazzi. Sarà la Place des Vosges di noialtri? Esagero, ma lasciatemi sognare». Per adesso è un vuoto: il bitume che copre le magagne ma non è quel che ci vuole per dare fascino a un angolo di città che i livornesi sotto i sessant’anni non hanno mai visto così. Dello spostamento del mercatino americano se ne parlava (a vuoto) da prima che mister Serse Cosmi allenasse i Piccoli Azzurri, poi l’ingranaggio si è messo in moto ridisegnando (di palazzi) un altro “buco”: quello lasciato dalla fabbrica della birra Peroni.
Però la liberazione dalla lamiere si è concretizzata solo quest’estate. Solo che la delibera di giunta del 23 gennaio scorso i soldi per dare finalmente un volto nuovo alla piazza, li toglie dal “treno” del bilancio 2010 e li fa slittare al 2012. Il Comune avrà centrato l’obiettivo di conquistare via Regione gli euro-finanziamenti per due progetti “Piuss” (Borgo e ex asili notturni) e per altri cinque forse presto li avrà. Ma fra i due rimasti nel cantuccio uno riguarda proprio piazza Venti Settembre. L’altro progetto Piuss al palo è a meno di 400 metri. E’ un altro “buco” che sta dall’altra parte del fosso: la Fortezza Nuova, nobile ma vuota.
Per arrivarci si passa davanti al Cisternino di città: in lontani l’assessore Filippelli, figlio del pittore Cafiero, ne fece un polo vivo (e aperto) di cultura, ora è tutt’al più un sarcofago (chiuso) di memorie. Appena fuori dai confini del rione eppure così importante per la vivibilità di chi il centro lo abita: qualcosa del genere potrebbe valere anche per un’accoppiata di parcheggi che, invece di risolvere la fame di posti auto, finora sono stati soprattutto fonte di grattacapi. Il primo lo conoscono tutti: sta nascendo lì dove c’era l’Odeon.
Grande schermo spento da cinque anni, nel febbraio 2006 la Spil (controllata dal Comune) compra tutto per farci un parcheggio, nel luglio 2007 il via ai lavori ipotizzando di farcela per fine 2008. «Ce la faremo per gli inizi del 2011», promette il presidente di Spil, Riccardo Vitti (che però è in scadenza). Con uno slittamento di due anni e spiccioli. Il secondo parcheggio non lo conosce nessuno: e forse è un bene che sia così, perché per entrarci bisogna passare praticamente sull’uscio di casa di un privato. E’ in via Del Corona, vale 130 posti a pagamento in una zona congestionatissima: ma è vuoto.
E’ rimasto un fantasma per anni - finito e mai usato - perché la Soprintendenza ha detto no alla strada che doveva passare dietro il Cisternone. «Guai se il traffico mettesse a rischio la stabilità del monumento»: è l’altolà del soprintendente Guglielmo Malchiodi. Peccato però che davanti alla facciata del Cisternone transitino migliaia di auto, bus e moto. A pensare alla stabilità di un altro monumento ottocentesco - la chiesa olandese-alemanna sugli scali chiamati, non a caso, “degli Olandesi” - è rimasto forse solo lui: il vicepresidente del concistoro livornese, Ennio Weatherford.
«E’ venuto giù il controsoffitto, c’è un grosso schianto laterale, l’abside è a cielo aperto. Siamo solo in quattro, o qualcuno ci aiuta o tanto vale chiedere il cambio di destinazione d’uso e venderla. L’ho detto provocatoriamente, sia chiaro: ma se la città non se ne interessa, cosa dovrei fare? Discorsi tanti, fatti zero. Un assessore mi ha detto: portatemi un progetto. Però non abbiamo i soldi manco per quello». Sull’altra sponda del Fosso Reale c’è l’ennesimo “buco” di questo groviera: in questo caso però potrebbe esser meno arduo farne uno scrigno. Il riferimento è ai sotterranei del mercato centrale: il bando di “Pensiamo in Grande” cerca di tirar fuori le idee dai cittadini e dalle forze sociali.
E se per il futuro del mercato centrale il sindaco Cosimi a Torino si è infatuato di un contenitore com’è Eataly - un’ex fabbrica che ora è una cuccagna di cibo doc - l’assessore Paola Bernardo guarda invece sottoterra: «Vogliamo aprire ai turisti in battello l’accesso al mercato facendoli passare dall’ingresso dei sotterranei a pelo d’acqua». Bell’idea farne uno spazio di bistrot e dintorni. Comune e Authority ci provarono con le cento cantine lungo i canali creando perfino quindici anni fa una società specifica con statuto, notaio e il resto: ferma al palo già dal primo mese. Il solito buco con tanti magnifici discorsi intorno.
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