Il Tirreno

Livorno

LA TRAGEDIA

Moto contro bicicletta, perdono la vita in due

Valentina Landucci
Moto contro bicicletta, perdono la vita in due

Cento metri di dolore. Dal punto dell'impatto, appena un chilometro fuori dall'abitato di Seccheto all'Isola d'Elba, a dove si è fermata la grossa moto nera. In mezzo i corpi di Massimo Falleni, 48 anni, livornese, direttore di banca e appassionato di ciclismo, e Stefano Falconi, 32 anni

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LIVORNO. Cento metri di dolore. Dal punto dell'impatto, appena un chilometro fuori dall'abitato di Seccheto all'Isola d'Elba, a dove si è fermata la grossa moto nera. In mezzo i corpi di Massimo Falleni, 48 anni, livornese, direttore di banca e appassionato di ciclismo, e Stefano Falconi, 32 anni.

Località Le Calle: questo il nome della curva dello schianto sulla strada provinciale che collega Campo a Marciana, all'Isola d'Elba.

Massimo Falleni, come sua abitudine, era da poco smontato da lavoro. Faceva il direttore di banca alla Cassa di risparmio di Livorno di Marciana Marina: fino al 1990 aveva abitato in città, dove risiedono ancora i suoi familiari. Lascia la moglie e due bambine di 13 e 17 anni, ma anche a tutti gli elbani amanti dello sport: era un grande appassionato di Triathlon, disciplina che lo vedeva impegnato a livello agonistico, ma in passato si era distinto anche nel calcio e nel podismo. Aveva lasciato Livorno perché al suo primo impiego con la banca era stato trasferito all'Isola d'Elba, dove era rimasto.

Ieri, dopo il lavoro si era cambiato, aveva indossato la tuta da ciclista e inforcato la sua bici da corsa per il solito giro: Marciana Marina, Marciana, Pomonte, Campo nell'Elba e di nuovo Marciana Marina per poi fare ritorno a casa, dalla moglie e dalle due figlie, a Portoferraio. La sua corsa, ieri pomeriggio, si è fermata tra Fetovaia e Seccheto, nello scontro frontale con la moto, una Honda Rr600 nera, di Stefano Falconi. Anche il trentaduenne, originario di Alessandria e residente a Campo da appena due anni, in un appartamentino del centro storico, amava le due ruote, quelle della sua moto. Lo scontro è stato frontale, violento. E senza testimoni. Al momento ci sono solo ipotesi sulla dinamica. Forse c'entra il sole: Stefano potrebbe essere stato abbagliato mentre con la moto affrontava la curva in salita verso Fetovaia. Forse c'entra l'alta velocità. Quello che si può raccontare è un pezzo di strada lungo 100 metri disseminato di rottami: i resti della moto andata a sbattere contro il guard rail per finire la sua corsa in cima alla salita delle Calle, quelli della bici completamente disintegrata nell'impatto, le scarpe e i guanti di Massimo abbandonati sull'asfalto, frammenti di vetro e plastica ovunque. E poi i due corpi senza vita di Massimo, più a valle, e di Stefano, qualche metro più su.

Da anni ormai Falleni viveva all'Elba, ma non aveva mai abbandonato la sua Livorno, dove tornava spesso. In città, alla Rosa, in via De Sancits, viveva la sua famiglia, la mamma Annamaria e la sorella Francesca. Una settimana fa era morto il padre.

In città era molto conosciuto, soprattutto per la sua attività agonistica e ora tutto il mondo dello sport lo ricorda con affetto. Per anni infatti aveva militato nel gruppo del Triathlon Livorno, coordinato da Gabriele Balestrini, che oggi dirige la Balestrini-team. Poi da un anno era passato all'Aethalia Triathlon.

Commosso il ricordo di Balestrini: «Lo conoscevo da una vita, non posso credere che sia successa una disgrazia così terribile - dice l'atleta con la voce tremante - Massimo aveva iniziato con me a praticare triathlon, più o meno nel 1995, prima faceva podismo. Era una persona molto piacevole: quando ci parlavi, ti lasciava sempre qualcosa».

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