Il Tirreno

Livorno

banca a Collesalvetti

Terza rapina in cinque giorni

Lara Loreti
<strong>RICERCHE SULLA 206.</strong> La Uno usata dai banditi per la tentata rapina a Collesavetti e la banca in piazza Guerrazzi. Le ricerche sono tuttora in corso
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RICERCHE SULLA 206. La Uno usata dai banditi per la tentata rapina a Collesavetti e la banca in piazza Guerrazzi. Le ricerche sono tuttora in corso

Tre rapine in tre giorni lavorativi. Una in un ristorante e due in banca. E tutte più o meno fallite. Da venerdì a ieri, banditi scatenati in città: hanno colpito prima nel locale "La Pineta" gestito da cinesi in viale Carducci e il giorno dopo in tre sono stati arrestati dalla squadra mobile; poi lunedì, è stata colpita la Cassa di risparmio di Firenze in via dell'Artigianato

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LIVORNO. Tre rapine in tre giorni lavorativi. Una in un ristorante e due in banca. E tutte più o meno fallite. Da venerdì a ieri, banditi scatenati in città: hanno colpito prima nel locale "La Pineta" gestito da cinesi in viale Carducci e il giorno dopo in tre sono stati arrestati dalla squadra mobile; poi lunedì, è stata colpita la Cassa di risparmio di Firenze in via dell'Artigianato: due persone sono state arrestate dalle volanti della polizia con 73mila euro. Infine, ieri mattina a Collesalvetti, alla Cassa di risparmio di Livorno, Pisa e Lucca. Ma in questo caso, l'impiegato ha sventato il colpo lasciando il rapinatore fuori e costringendolo alla fuga.

Tutto inizia verso le 9.30, nella filiale in piazza Guerrazzi. Un uomo di media altezza con un cappellino da baseball calato sul volto comincia a bussare con forza alla porta della banca. Ma l'impiegato non ci casca: appena due settimane fa quella sede ha subito una rapina e i dipendenti, ancora scossi, tengono le bussole chiuse. Il rapinatore, fingendosi cliente, continua a bussare con insistenza, ma il bancario non ci sta: quel cappellino indossato in modo tale da celare il viso non lo convince. E così decide di andare fino in fondo: prende il telefono e dà l'allarme ai carabinieri. Un gesto che non sfugge al malvivente, che inizia a scappare a piedi. L'impiegato, sveglio e a sangue freddo, alla vista dell'aspirante bandito di corsa, esce dall'ufficio e si precipita in strada per vedere la direzione della fuga. Si rende così conto che quello che poteva sembrare un rapinatore solitario in realtà aveva due complici.

Veloce come un lampo, infatti, improvvisamente come dal nulla sbuca una Uno bianca, con a bordo due persone. L'auto si ferma al volo, carica l'uomo dal berretto da baseball, e poi svanisce sulla provinciale 206, direzione sud. Intanto l'impiegato dà indicazioni precise ai carabinieri, che immediatamente si mettono all'opera. La pattuglia si lancia all'inseguimento della Uno. Sta per intercettarla quando i tre malviventi fanno appena in tempo a lasciare l'auto in una piazzola di sosta. I carabinieri trovano la Uno col motore ancora caldo e le porte aperte. Non è chiaro se i rapinatori siano scappati a piedi o su un altro mezzo. La caccia è in corso.

Intanto cresce l'ansia nel mondo delle banche: l'attenzione è altissima sui sistemi di sicurezza, in particolare sugli accessi. Spesso, infatti, per scoraggiare i malintenzionati, le bussole vengono chiuse e aperte di volta in volta man mano che si presentano i clienti. Tuttavia, a volte neanche questo escamotage è sufficiente: ne è un esempio quanto accaduto lunedì alla Cassa di risparmio di Firenze, dove i banditi sono entrati da dietro.

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