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Scuola, persi 168 posti di lavoro
Jimmy Morrone
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La segretaria Flc-Cgil, Patrizia VillaDalla scuola primaria (-27) a quella di secondo grado (-20), fino ai collaboratori amministrativi, tecnici e scolastici (-70): il bilancio del 2009/10 parla di 168 posti in meno nella provincia di Livorno. Il calo più alto alle medie: -51. Tagliati, spariti, a causa dei fondi sempre più esigui. E poi 50 precari (35 docenti, 15 personale Ata), rimasti fuori dalle graduatorie prioritarie e in attesa di incarico
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LIVORNO. Dalla scuola primaria (-27) a quella di secondo grado (-20), fino ai collaboratori amministrativi, tecnici e scolastici (-70): il bilancio del 2009/10 parla di 168 posti in meno nella provincia di Livorno. Il calo più alto alle medie: -51. Tagliati, spariti, a causa dei fondi sempre più esigui. E poi 50 precari (35 docenti, 15 personale Ata), rimasti fuori dalle graduatorie prioritarie e in attesa di incarico.
Nello scorso anno didattico questi precari avevano lavorato per almeno 180 giorni, quest'anno zero. Ma c'è anche la denuncia della scomparsa per il 25% delle imprese di pulizia negli istituti e il problema della sicurezza e del riordino dell'offerta formativa, oltre che un ricompattamento auspicato delle diverse sigle sindacali della scuola.
Sono solo alcuni dei punti interrogativi e delle cifre che sono state elencate durante il 2º Congresso della Flc-Cgil livornese, introdotto dalla relazione della segretaria Patrizia Villa.
«I tagli e le minori risorse destinate all'istruzione producono un danno enorme sulla qualità di un bene pubblico come la scuola - dice la segretaria Flc-Cgil - ed è per questo che confidiamo nell'adesione delle altre sigle sindacali per presentarci massicci allo sciopero del 12 marzo, una grande occasione per dare un segnale forte al governo e far sentire la nostra voce. Anche perché - sottolinea Patrizia Villa - tira una brutta aria, e la riforma della scuola secondaria espellerà altri insegnanti lasciando intere classi abbandonate».
Fra gli aspetti sviscerati durante il congresso, tre sono stati i temi caldi. Il primo riguarda l'edilizia scolastica: l'assessore alla pubblica istruzione Carla Roncaglia, intervenuta al convegno, ha anticipato un progetto del Comune da attuare nei prossimi anni e relativo al restyling delle strutture scolastiche. Sul piatto, un investimento da venti milioni di euro da realizzare con la procedura del leasing pubblico.
«Abbiamo scuole come la elementare Carlo Bini che è del 1880, e non è nemmeno fra quelle messe peggio - spiega l'assessore Roncaglia - Purtroppo da due anni non riceviamo la quota di un terzo dei finanziamenti statali, ed è difficile senza queste risorse realizzare programmi di rinnovamento del patrimonio scolastico».
Il caso-Livorno, nonostante i numeri drammatici, non rappresenta però il picco negativo in Toscana, essendo Massa ad avere i guai maggiori.
Fulvio Corrieri dello Snals denuncia tuttavia un'altra grave conseguenza dei tagli, che in diverse scuole (sia medie che superiori) della città si verifica non di rado: studenti ammassati in poche classi, perché nessuno è in grado di controllarli. «Le scuole non hanno soldi per pagare i supplenti, la carenza di fondi ha fatto sì che ormai non si nominino più - spiega - e dunque, se un docente viene a mancare, per non far stare da soli i ragazzi nelle ore di buco si spediscono giocoforza in altre classi, riempiendo all'inverosimile le aule».
Infine il problema della ricettività delle scuole d'infanzia: il Comune a inizio anno aveva fatto male i propri conti, ed è dovuto ricorrere al supporto della Regione che in deroga ha finanziato, ad anno in corso, sei sezioni in più in tutta la provincia, per un totale di circa venti-trenta bambini che altrimenti sarebbero rimasti esclusi e offrendo alcuni posti di lavoro - ovviamente a tempo determinato - ai docenti.
«Almeno a Livorno l'amministrazione ha destinato queste ulteriori sezioni a scuole pubbliche statali - chiude Corrieri - mentre a Porto Azzurro il Comune le ha gestite in convenzione con una scuola paritaria. E questo non ci è sembrato corretto».
Nello scorso anno didattico questi precari avevano lavorato per almeno 180 giorni, quest'anno zero. Ma c'è anche la denuncia della scomparsa per il 25% delle imprese di pulizia negli istituti e il problema della sicurezza e del riordino dell'offerta formativa, oltre che un ricompattamento auspicato delle diverse sigle sindacali della scuola.
Sono solo alcuni dei punti interrogativi e delle cifre che sono state elencate durante il 2º Congresso della Flc-Cgil livornese, introdotto dalla relazione della segretaria Patrizia Villa.
«I tagli e le minori risorse destinate all'istruzione producono un danno enorme sulla qualità di un bene pubblico come la scuola - dice la segretaria Flc-Cgil - ed è per questo che confidiamo nell'adesione delle altre sigle sindacali per presentarci massicci allo sciopero del 12 marzo, una grande occasione per dare un segnale forte al governo e far sentire la nostra voce. Anche perché - sottolinea Patrizia Villa - tira una brutta aria, e la riforma della scuola secondaria espellerà altri insegnanti lasciando intere classi abbandonate».
Fra gli aspetti sviscerati durante il congresso, tre sono stati i temi caldi. Il primo riguarda l'edilizia scolastica: l'assessore alla pubblica istruzione Carla Roncaglia, intervenuta al convegno, ha anticipato un progetto del Comune da attuare nei prossimi anni e relativo al restyling delle strutture scolastiche. Sul piatto, un investimento da venti milioni di euro da realizzare con la procedura del leasing pubblico.
«Abbiamo scuole come la elementare Carlo Bini che è del 1880, e non è nemmeno fra quelle messe peggio - spiega l'assessore Roncaglia - Purtroppo da due anni non riceviamo la quota di un terzo dei finanziamenti statali, ed è difficile senza queste risorse realizzare programmi di rinnovamento del patrimonio scolastico».
Il caso-Livorno, nonostante i numeri drammatici, non rappresenta però il picco negativo in Toscana, essendo Massa ad avere i guai maggiori.
Fulvio Corrieri dello Snals denuncia tuttavia un'altra grave conseguenza dei tagli, che in diverse scuole (sia medie che superiori) della città si verifica non di rado: studenti ammassati in poche classi, perché nessuno è in grado di controllarli. «Le scuole non hanno soldi per pagare i supplenti, la carenza di fondi ha fatto sì che ormai non si nominino più - spiega - e dunque, se un docente viene a mancare, per non far stare da soli i ragazzi nelle ore di buco si spediscono giocoforza in altre classi, riempiendo all'inverosimile le aule».
Infine il problema della ricettività delle scuole d'infanzia: il Comune a inizio anno aveva fatto male i propri conti, ed è dovuto ricorrere al supporto della Regione che in deroga ha finanziato, ad anno in corso, sei sezioni in più in tutta la provincia, per un totale di circa venti-trenta bambini che altrimenti sarebbero rimasti esclusi e offrendo alcuni posti di lavoro - ovviamente a tempo determinato - ai docenti.
«Almeno a Livorno l'amministrazione ha destinato queste ulteriori sezioni a scuole pubbliche statali - chiude Corrieri - mentre a Porto Azzurro il Comune le ha gestite in convenzione con una scuola paritaria. E questo non ci è sembrato corretto».
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