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LA POLEMICA
Hospice, «Mazzoni ha sbagliato» La Calamai replica alle domande
La dirigente Asl risponde sul caso cure palliative. "E' un preciso obbligo lavorativo - dice Monica Calamai - che un dirigente di struttura complessa di cure palliative quale era e resta la dottoressa Mazzoni provveda ad impartire le direttive tecnico-professionali di lavoro su una struttura sotto-ordinata quale è l'hospice di Livorno, affidata a una sua diretta collaboratrice. Collocarsi in ferie per 45 giorni subito dopo aver ricevuto un così importante incarico contrasta con l'esercizio di tali compiti»
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LIVORNO. «Queste dieci domande rendono palese la volontà di trasferire su un piano di pura polemica politica questioni che, in tutti e dieci i casi, attengono a provvedimenti di natura puramente ed esclusivamente gestionale». Lo afferma la direzione dell'Asl 6, che rispondendo all'affondo dei fratelli della dottoressa Mazzoni non risparmia repliche molto decise fin dalla premessa, quando afferma ad esempio che i livelli chiamati in causa da Alberto e Lionello Mazzoni hanno avuto la responsabilità di produrre «a Livorno, grazie agli obiettivi posti dalla più recente programmazione sanitaria, una struttura di cure palliative che ha riscosso e riscuote tuttora del favore dei cittadini e delle associazioni di volontariato coinvolte: un successo e un apprezzamento testimoniato anche dalla volontà espressa nei programmi di esportare il modello nel resto della provincia».
Politica e gestione. «È una distinzione, quella tra politica e gestione - prosegue Monica Calamai - che a parole tutti invocano, e che non dovrebbe sfuggire agli Autori dei quesiti, ma che risulta poco praticata nonostante in Toscana costituisca un vero e proprio modello di riferimento, specialmente in ambito sanitario».
Nessuna rimozione. Non meno forti le risposte ad alcune delle dieci domande che i fratelli Mazzoni pongono. «E' un preciso obbligo lavorativo - dice Monica Calamai - che un dirigente di struttura complessa di cure palliative quale era e resta la dottoressa Mazzoni provveda ad impartire le direttive tecnico-professionali di lavoro su una struttura sotto-ordinata quale è l'hospice di Livorno, affidata a una sua diretta collaboratrice. Risponde egualmente all'interesse pubblico, in modo evidente, che tale apicale figura provveda a redigere un progetto per estendere le stesse attività in favore dei cittadini di altre zone che ancora non beneficiano di un simile servizio. Vedere in ciò una rimozione o un allontanamento dal mondo delle cure palliative offende il senso comune. Collocarsi in ferie per 45 giorni subito dopo aver ricevuto un così importante incarico contrasta con l'esercizio di tali compiti».
Mazzoni ha sbagliato. Secondo la direzione dell'Asl «non risponde invece all'interesse pubblico (parlando di chi autocertifica di aver assunto la responsabilità di un servizio di cure palliative dopo un percorso professionale diviso tra anestesia e nefrologia ed è specializzato in "anestesiologia") additare pubblicamente come di "minor esperienza" il nuovo responsabile, la dottoressa Galli, la quale vanta una specializzazione in oncologia, un master universitario in cure palliative ed era già responsabile da un anno del progetto "ospedale senza dolore" all'interno dell'Azienda».
Riorganizzazione. L'Asl ribadisce poi la bontà della sua scelta di «provvedere a una generale riorganizzazione della rete oncologica aziendale e a quella del servizio Corat, specialmente quando se ne manifesti la necessità evidente a seguito di fatti gravi e noti, e demandare quest'ultima a una persona di grande esperienza e incaricata di un ruolo prevalentemente organizzativo qual è la dottoressa Mazzoni», ma rimarca subito che «non risponde all'interesse pubblico accettare entusiasticamente l'incarico e dopo due mesi rifiutarlo». Allo stesso modo, per la direzione «non risponde neppure all'interesse pubblico discutere dell'incertezza organizzativa che consegue a questo altalenarsi di situazioni (accettazione, rifiuto, ferie) di fronte all'opinione comune, la quale ha invece il solo interesse (questo sì davvero pubblico) ad un servizio che funziona».
Servizio ok. «E che il servizio funziona e continua ad avere il gradimento delle persone sofferenti - prosegue l'Asl - ne sono testimonianza le continue attestazioni, l'impegno rinnovato dell'Associazione cure palliative, ma soprattutto il fatto che nessuna delle tante richieste di spiegazioni avanzate in questo periodo dalle persone vicine all'interessata, comprese le ultime dieci domande, ha avuto ad oggetto un benché minimo disservizio, ma sempre questioni esclusivamente individuali».
L'ultima delle risposte che Monica Calamai dà ai fratelli Mazzoni sull'avvicendamento ai vertici delle cure palliative riguarda la decisione di «avviare per tempo una rotazione delle responsabilità in modo da garantire la continuità di un'attività assistenziale». Anche quello, dice l'Asl, è nell'interesse dei cittadini: «Dovrebbe, anzi, farsi più spesso, di più, in via generalizzata. Ed è un interesse pubblico far godere ai massimi dirigenti tutte le ferie prima del collocamento a riposo. Non lo è, invece, lasciare le cose come stanno, specie se fosse fatto solo nell'interesse di qualcuno».
La direttrice generale dell'Asl precisa anche due ultime questioni: la prima riguarda la psichiatria, «organizzata esattamente al contrario di quanto ipotizzato dai fratelli Mazzoni». «Il responsabile della Unità funzionale - dice la direzione - ha individuato un dirigente di primo livello per ciascuno dei Centri di salute mentale e per il servizio ospedaliero psichiatrico di cura e il modello è altrettanto esattamente quello replicato nelle cure palliative». «Quanto alla stanza, in quella (molto grande) in precedenza occupata dalla dottoressa Mazzoni - conclude l'Asl - è stato collocato il servizio di assistenza domiciliare, nell'ambito del quale ruotano ben dieci diverse persone prima costrette a servirsi di un locale molto più angusto».
Politica e gestione. «È una distinzione, quella tra politica e gestione - prosegue Monica Calamai - che a parole tutti invocano, e che non dovrebbe sfuggire agli Autori dei quesiti, ma che risulta poco praticata nonostante in Toscana costituisca un vero e proprio modello di riferimento, specialmente in ambito sanitario».
Nessuna rimozione. Non meno forti le risposte ad alcune delle dieci domande che i fratelli Mazzoni pongono. «E' un preciso obbligo lavorativo - dice Monica Calamai - che un dirigente di struttura complessa di cure palliative quale era e resta la dottoressa Mazzoni provveda ad impartire le direttive tecnico-professionali di lavoro su una struttura sotto-ordinata quale è l'hospice di Livorno, affidata a una sua diretta collaboratrice. Risponde egualmente all'interesse pubblico, in modo evidente, che tale apicale figura provveda a redigere un progetto per estendere le stesse attività in favore dei cittadini di altre zone che ancora non beneficiano di un simile servizio. Vedere in ciò una rimozione o un allontanamento dal mondo delle cure palliative offende il senso comune. Collocarsi in ferie per 45 giorni subito dopo aver ricevuto un così importante incarico contrasta con l'esercizio di tali compiti».
Mazzoni ha sbagliato. Secondo la direzione dell'Asl «non risponde invece all'interesse pubblico (parlando di chi autocertifica di aver assunto la responsabilità di un servizio di cure palliative dopo un percorso professionale diviso tra anestesia e nefrologia ed è specializzato in "anestesiologia") additare pubblicamente come di "minor esperienza" il nuovo responsabile, la dottoressa Galli, la quale vanta una specializzazione in oncologia, un master universitario in cure palliative ed era già responsabile da un anno del progetto "ospedale senza dolore" all'interno dell'Azienda».
Riorganizzazione. L'Asl ribadisce poi la bontà della sua scelta di «provvedere a una generale riorganizzazione della rete oncologica aziendale e a quella del servizio Corat, specialmente quando se ne manifesti la necessità evidente a seguito di fatti gravi e noti, e demandare quest'ultima a una persona di grande esperienza e incaricata di un ruolo prevalentemente organizzativo qual è la dottoressa Mazzoni», ma rimarca subito che «non risponde all'interesse pubblico accettare entusiasticamente l'incarico e dopo due mesi rifiutarlo». Allo stesso modo, per la direzione «non risponde neppure all'interesse pubblico discutere dell'incertezza organizzativa che consegue a questo altalenarsi di situazioni (accettazione, rifiuto, ferie) di fronte all'opinione comune, la quale ha invece il solo interesse (questo sì davvero pubblico) ad un servizio che funziona».
Servizio ok. «E che il servizio funziona e continua ad avere il gradimento delle persone sofferenti - prosegue l'Asl - ne sono testimonianza le continue attestazioni, l'impegno rinnovato dell'Associazione cure palliative, ma soprattutto il fatto che nessuna delle tante richieste di spiegazioni avanzate in questo periodo dalle persone vicine all'interessata, comprese le ultime dieci domande, ha avuto ad oggetto un benché minimo disservizio, ma sempre questioni esclusivamente individuali».
L'ultima delle risposte che Monica Calamai dà ai fratelli Mazzoni sull'avvicendamento ai vertici delle cure palliative riguarda la decisione di «avviare per tempo una rotazione delle responsabilità in modo da garantire la continuità di un'attività assistenziale». Anche quello, dice l'Asl, è nell'interesse dei cittadini: «Dovrebbe, anzi, farsi più spesso, di più, in via generalizzata. Ed è un interesse pubblico far godere ai massimi dirigenti tutte le ferie prima del collocamento a riposo. Non lo è, invece, lasciare le cose come stanno, specie se fosse fatto solo nell'interesse di qualcuno».
La direttrice generale dell'Asl precisa anche due ultime questioni: la prima riguarda la psichiatria, «organizzata esattamente al contrario di quanto ipotizzato dai fratelli Mazzoni». «Il responsabile della Unità funzionale - dice la direzione - ha individuato un dirigente di primo livello per ciascuno dei Centri di salute mentale e per il servizio ospedaliero psichiatrico di cura e il modello è altrettanto esattamente quello replicato nelle cure palliative». «Quanto alla stanza, in quella (molto grande) in precedenza occupata dalla dottoressa Mazzoni - conclude l'Asl - è stato collocato il servizio di assistenza domiciliare, nell'ambito del quale ruotano ben dieci diverse persone prima costrette a servirsi di un locale molto più angusto».
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