CINEMA
Paranormal Activity? Più delusione che paura
Danilo Fastelli
Molto fredda la risposta livornese alle crisi di panico che hanno assalito il pubblico durante la visione del film Paranormal Activity. E se il Codacons chiede che venga vietato ai minori, lo scorso weekend sono stati proprio gli adolescenti a riempire la sala
2 MINUTI DI LETTURA
LIVORNO. «Posso dire? A me è sembrata una gran cavolata». L’opinione di Monica all’uscita dal cinema dove proiettano “Paranormal activity” è la risposta livornese alle scene di panico che ha assalito il pubblico nelle sale di tutta Italia, tanto da richiedere l’interessamento del ministro della cultura, Sandro Bondi. Il film di Oren Peli, è già un caso per almeno due ragioni.
La prima è che grazie a una perfetta operazione di marketing ha spopolato ai botteghini collezionando un clamoroso plusvalore, con incassi stellari a fronte di una spesa di circa 15 mila dollari. La seconda è che è riuscito a garantirsi anche in Italia una gigantesca campagna pubblicitaria grazie alla reazione del pubblico nelle sale del Paese: spettatori in preda a tremori e crisi di ansia, vomito in sala, chiamate al 118, adolescenti sotto choc, addirittura un ricovero a Napoli. Insomma, la perfetta "ecatombe" per un film che dovrebbe essere di paura che più paura non si può e si annuncia come «sconvolgente», garantisce un «terrore profondo, sulla vostra pelle» e promette che «non riuscirete più a dormire».
La storia iperrealista - nella finzione, le immagini sono girate dagli stessi protagonisti, stile Blair Witch Project - dei due fidanzati alle prese con un demone che ti si infila nel letto mentre dormi ha suscitato anche le ire del Codacons, che prepara azioni legali e protesta perché il film non sarebbe adatto agli adolescenti.
Ma a Livorno sono stati proprio gli adolescenti a riempire la sala lo scorso weekend (tutto esaurito fisso nelle tre proiezioni di sabato e domenica). All’uscita dal cinema i ragazzi sono soprattutto delusi: cercavano lo splatterone con cervelli spappolati e sbudellamenti, e invece si sono ritrovati un film senza neanche una goccia di sangue, tutto sul filo di una suspense angosciante che si gioca sul vedo-non vedo. «Un po’ di paura la fa, ma mica da starci male», dice Giovanni. «Non mi è piaciuto, non si vede niente...», racconta Thomas. «A me ha fatto venire il mal di mare, il protagonista non sa tenere la videocamera in mano», commenta Andrea.
Meglio così, soprattutto per i ragazzi che strappano i biglietti all’ingresso: «Vomito in sala? No eh, che poi ci tocca ripulire a noi».
La prima è che grazie a una perfetta operazione di marketing ha spopolato ai botteghini collezionando un clamoroso plusvalore, con incassi stellari a fronte di una spesa di circa 15 mila dollari. La seconda è che è riuscito a garantirsi anche in Italia una gigantesca campagna pubblicitaria grazie alla reazione del pubblico nelle sale del Paese: spettatori in preda a tremori e crisi di ansia, vomito in sala, chiamate al 118, adolescenti sotto choc, addirittura un ricovero a Napoli. Insomma, la perfetta "ecatombe" per un film che dovrebbe essere di paura che più paura non si può e si annuncia come «sconvolgente», garantisce un «terrore profondo, sulla vostra pelle» e promette che «non riuscirete più a dormire».
La storia iperrealista - nella finzione, le immagini sono girate dagli stessi protagonisti, stile Blair Witch Project - dei due fidanzati alle prese con un demone che ti si infila nel letto mentre dormi ha suscitato anche le ire del Codacons, che prepara azioni legali e protesta perché il film non sarebbe adatto agli adolescenti.
Ma a Livorno sono stati proprio gli adolescenti a riempire la sala lo scorso weekend (tutto esaurito fisso nelle tre proiezioni di sabato e domenica). All’uscita dal cinema i ragazzi sono soprattutto delusi: cercavano lo splatterone con cervelli spappolati e sbudellamenti, e invece si sono ritrovati un film senza neanche una goccia di sangue, tutto sul filo di una suspense angosciante che si gioca sul vedo-non vedo. «Un po’ di paura la fa, ma mica da starci male», dice Giovanni. «Non mi è piaciuto, non si vede niente...», racconta Thomas. «A me ha fatto venire il mal di mare, il protagonista non sa tenere la videocamera in mano», commenta Andrea.
Meglio così, soprattutto per i ragazzi che strappano i biglietti all’ingresso: «Vomito in sala? No eh, che poi ci tocca ripulire a noi».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
