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MALDIVE

Istruttore di sub uccisoda un aneurisma

Barbara Antoni
Due immagini di Alberto Marsili a Capraia che da anni era ormai diventata la sua isola
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Due immagini di Alberto Marsili a Capraia che da anni era ormai diventata la sua isola

Il mare e i suoi abitanti - i pesci multiformi e multicolori, l'incanto dei coralli e delle stelle marine - il mare e il cielo: le sue passioni. E gli amici, la bellezza della vita. È tutto finito per Alberto Marsili, 41 anni, istruttore di sub di professione molto conosciuto e apprezzato a Capraia. Lo ha tradito un aneurisma

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LIVORNO. Il mare e i suoi abitanti - i pesci multiformi e multicolori, l'incanto dei coralli e delle stelle marine - il mare e il cielo: le sue passioni. E gli amici, la bellezza della vita.
È tutto finito per Alberto Marsili, 41 anni, istruttore di sub di professione molto conosciuto e apprezzato a Capraia. Lo ha tradito un aneurisma, che gli è piombato addosso, ironia della sorte, in un posto che è un paradiso: un'isola dell'arcipelago delle Maldive.

La morte è sopravvenuta ieri, fra le 11 e le 11,30 (ora italiana), nell'ospedale indiano di Trivandrum (località balneare sul mare Arabico) dove Alberto era stato trasportato il giorno prima in aereo. La sorella Simonetta, 45 anni, era arrivata da Lucca appena sei ore prima.

«Alberto ha cominciato a sentirsi male domenica pomeriggio - racconta l'altra sorella, Alessandra di 42 anni -. Era con altre persone quando ha accusato un forte mal di testa. Ha preso degli analgesici e lì per lì è tutto passato. Non sembrava nulla di allarmante e invece....».

Alberto, che abitava a Capraia e che sull'isola svolgeva la sua attività per sei mesi (era tra gli animatori del Capraia Diving Center), si trovava dal primo gennaio alle Maldive, per fare il suo lavoro. Nonostante i suoi innumerevoli viaggi in tutto il mondo, era la prima volta che sbarcava sull'arcipelago immerso nell'oceano indiano. Sarebbe tornato dopodomani a casa dai genitori Rodolfo (70 anni) e Santina (67); sarebbe rimasto qualche giorno con loro e poi sarebbe ripartito per le Maldive, sempre per il suo lavoro di istruttore di sub.

Il destino non glielo ha permesso. Domenica sera, mentre era in camera sua, Alberto si è sentito di nuovo male: ancora un forte mal di testa, racconta sempre Alessandra, seguito da un attacco di vomito. Lunedì mattina Alberto è stato accompagnato all'ospedale dell'isola, e qui è stato visitato per la prima volta. I medici non hanno avuto alcun dubbio e hanno subito diagnosticato l'aneurisma. «È emerso immediatamente dalla Tac - dice ancora Alessandra - che ha evidenziato la presenza di una emorragia cerebrale. Alberto è stato sedato, ci hanno detto, affinché potesse almeno stare tranquillo. Ma la situazione era già disperata».

Da casa (i Marsili, con Alberto, abitano in via per Corte Doroni, nella frazione di Sant'Alessio, nei pressi di Lucca) la famiglia ha mantenuto un contatto continuo e diretto con gli amici di Alberto attraverso il consolato italiano alle Maldive e la Farnesina. «Ci hanno messi in condizione di conoscere l'evolvere della situazione minuto per minuto - racconta Alessandra -. Abbiamo chiamato per chiedere informazioni su Alberto a tutte le ore del giorno e della notte. Sono stati davvero bravissimi e squisiti».

Ancora lunedì. Da subito, vista la situazione gravissima, i medici dell'isola pensano a come trasferire Alberto in un ospedale più attrezzato, dove potrebbe essere operato. Il più vicino è quello di Trivandrum. Viene organizzato un trasporto aereo adeguato alle necessità del sub livornese, per il quale lo sbalzo di pressione causato dal volo ad alta quota può risultare fatale. Infatti, come sottolinea Alessandra, «mentre il volo dall'isola a Trivandrum normalmente non dura oltre quaranta minuti, l'aereo che ha portato Alberto ha impiegato due ore e mezzo, perché ha volato sempre a bassa quota».

A Trivandrum Alberto arriva mercoledì mattina. La situazione è ancora più disperata: lui è ormai in coma profondo, le funzioni cerebrali si sono arrestate. Non si può intervenire chirurgicamente. «A quel punto, come hanno spiegato a mia sorella, l'unica speranza era che l'emorragia potesse pian piano riassorbirsi. C'era solo da aspettare. Noi intanto dall'Italia ci eravamo messi in contatto con il reparto di neurochirurgia del Santa Chiara di Pisa, avevamo chiesto all'ospedale indiano di inviarci la Tac per farla vedere ai medici pisani», continua Alessandra. Ma nonostante il disperato tentativo, non c'è stato nulla da fare.

Ieri mattina, alle 5 ora italiana, Simonetta riesce a raggiungere il fratello, a stargli finalmente accanto. Ma sarà solo per poche ore. Alberto muore fra le 11 e le 11,30, dice Alessandra. Adesso Simonetta accompagnerà Alberto nel suo ultimo viaggio in Italia. «Speriamo di riaverlo con noi entro tre giorni al massimo - dice ieri Alessandra -. Il consolato e l'ambasciata stanno predisponendo il trasporto in aereo».

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