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Livorno l'inaccessibile, viaggiotra le barriere architettoniche

Danilo Fastelli
Livorno l'inaccessibile, viaggiotra le barriere architettoniche

Un giro in centro con il consigliere comunale Valerio Vergili si trasforma in un percorso a ostacoli. Attraversare le vie non è una passeggiata: è una Camel Trophy di ostacoli insormontabili, vicoli ciechi, passaggi impossibili. Guarda i video e invia le tue testimonianze

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LIVORNO. Vista con gli occhi di Valerio, la città è una giungla inaccessibile. Percorrerne le vie non è una passeggiata: è una Camel Trophy di ostacoli insormontabili, vicoli ciechi, passaggi impossibili. E pericoli quasi mai prevedibili. Valerio Vergili, 30 anni, consigliere comunale del Pd, si muove su una sedia a rotelle. Ha accettato di trascorrere qualche ora con noi e ci ha accompagnato in giro per il centro di Livorno.

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Mostrandoci il significato autentico dell’espressione “barriera architettonica” e dimostrando che tutto in questa città è una barriera. Non solo le scale di un palazzo senza ascensore, il bancomat troppo alto, l’ingresso di un negozio senza scivolo, le buche per la strada o la rampa di un autobus che non si apre. La “barriera” più inaccessibile siamo noi, sono le nostre auto parcheggiate dove non dovrebbero, i motorini lasciati sui marciapiedi o i rifiuti abbandonati fuori dai cassonetti. Senza tralasciare - per quelli che spingono la sedia a rotelle con la forza delle braccia - le cacche dei cani non raccolte, che dalle ruote arrivano alle mani.

Ecco il resoconto di quella che per noi è stata una passeggiata e per lui un percorso a ostacoli. Quasi un viaggio in un universo parallelo, un “microcosmo” verrebbe da dire. Perché, a fare la differenza nella vita di Valerio, sono le piccole cose: i centimetri di troppo, le fessure, le strettoie, i dislivelli... e quel minimo di attenzione da parte dei suoi concittadini. (A spingere la carrozzella c’era un grande amico e collega consigliere dell’Idv, il 22enne Lorenzo Del Lucchese. Con loro anche le consigliere del Pd Paola Volpi e Dinora Mambrini).

Niente saldi per Valerio. Partiamo da via Grande, affollata di livornesi a caccia di occasioni sulla via dello shopping, un continuo viavai di persone e buste degli acquisti. Ma Valerio non va da nessuna parte. I negozi hanno quasi tutti un gradino all’ingresso e sono senza scivolo. Non solo non riuscirebbe a entrare da solo, ma neanche se Lorenzo lo spingesse con tutte le sue forze. Questi negozi sono semplicemente off-limits. «Fuori norma », sentenzia Valerio.

E niente soldi...
Lungo il percorso proviamo a prelevare dei contanti. In piazza del Comune troviamo un bancomat che manda Valerio su tutte le furie. È costruito per essere accessibile ai disabili. «Uno dei pochi della città ad essere all’altezza giusta», spiega. Peccato che non si possa raggiungere perché di fronte all’ingresso della banca ci sono due gradini che sbarrano l’accesso. E gli altri bancomat che incontriamo sono tutti troppo alti.

Di là dalla strada. In piazza del Comune facciamo una prova: mettiamo a confronto il nostro percorso con quello di Valerio. Con i portici di via Grande alle spalle, vogliamo raggiungere l’ingresso di un edificio pubblico, la Camera di Commercio, che sta dall’altra parte della strada. A noi basta una corsetta quando non passano le auto. Lorenzo invece deve spingere Valerio attraverso tre passaggi pedonali. Ma già nel salire sul primo marciapiede rischia di “scaricarlo” a terra: lo scivolo è una presa in giro, perché introdotto da uno scalino.

Le ruote sbattono sul dislivello e Lorenzo deve faticare non poco per riuscire a superare l’ostacolo. E così via, tra una buca dentro cui si incastra la ruota e un automobilista che gli taglia la strada sulle strisce. Fino all’ultimo marciapiede, strettissimo, che costeggia un’edicola. Ora basterebbe attraversare. Ma lo scivolo è ostruito dalle auto parcheggiate dove non dovrebbero. Così Valerio e Lorenzo devono proseguire fino alle strisce pedonali successive. Lì si passa, ma la sorpresa è dall’altra parte: alla fine della “zebra” al posto dello scivolo c’è uno scalino alto più di venti centimentri. «Missione impossibile», dice Valerio.

Brutta Venezia. Con i suoi ponti, i marciapiedi stretti, il traffico dei vicoli, le salite ripide, il quartiere Venezia per i disabili è uno dei più difficili della città. «Per me andarci da solo è impensabile », spiega Valerio che ci conduce a verificare di persona. Alla fine di Ponte della Venezia la sfida è riuscire a passare tra una fioriera e la rete di un cantiere. E il manto stradale è così rovinato da rappresentare un pericolo continuo: si fa lo slalom tra buche e dislivelli come su un campo minato. Di fronte al palazzo dell’Autorità portuale, e ai suoi tre imponenti scalini d’ingresso, il consigliere Vergili si mette a ridere: «Spero di non dover mai fare una riunione qui».

Neanche in chiesa.
Di fronte alla chiesa di Santa Caterina, Valerio indica gli scalini all’ingresso: «In questo quartiere ci sono quattro chiese, ma nessuna è accessibile ».

La rampa bloccata.
Ed è proprio di fronte alla chiesa che proviamo a prendere un autobus. Valerio ci scommette: «Se riesco a salire pago la pizza all’autista». Arriva l’8, si ferma di fronte a noi ma non si apre nessuna rampa. Scende l’autista, pronto ad aiutare. Valerio lo ringrazia con cortesia: «Non mi serve il suo aiuto, mi serve la rampa, io devo poter salire da solo ». Ma la rampa è bloccata e Valerio anche oggi ha vinto la sua inaccettabile scommessa.

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di Redazione web