Gioco
senzatetto senza documenti
Trovato morto nel rudere
Lara Loreti
Addosso un maglioncino, jeans e un paio di coperte. Un fisico esile, denutrito, non abbastanza forte per sopravvivere in un inverno così rigido, in una casa diroccata senza porte né finestre. Potrebbe essere morto proprio per il freddo o per un'overdose un giovane tunisino sui 25-30 anni, trovato ieri in uno stabile abbandonato in via Mastacchi 187
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LIVORNO. Addosso un maglioncino, jeans e un paio di coperte. Un fisico esile, denutrito, non abbastanza forte per sopravvivere in un inverno così rigido, in una casa diroccata senza porte né finestre. Potrebbe essere morto proprio per il freddo o per un'overdose un giovane tunisino sui 25-30 anni, trovato ieri in uno stabile abbandonato in via Mastacchi 187. Un senzatetto senza documenti, ma già noto alle volanti della polizia.
Tutto nasce da una telefonata anonima al 113. «C’è un cadavere nella casa abbandonata in via Mastacchi». Questo l’annuncio fatto da una voce maschile. Immediatamente le volanti della polizia partono per raggiungere il posto segnalato. Si tratta di un edificio a due piani di
proprietà privata: è del presidente della Provincia Giorgio Kutufà, ma da tempo lasciato a se
stesso e rifugio per barboni e sbandati. La salma è al piano di sopra.
Restano da chiarire le cause della morte: saranno la relazione del medico legale e l’autopsia a far luce sulla vicenda. Apparentemente, il corpo non ha segni di violenza, ma è rigido, segno che la morte è avvenuta già da tempo, almeno un giorno.
Scattato l’allarme, in pochi minuti, davanti alla piscina della Bastia arrivano gli agenti delle volanti insieme ai volontari della Svs col medico del 118. Il cancello d’accesso è chiuso, ma accanto, c’è un buco ricavato nella rete da cui si può accedere. Dopo aver attraversato un pezzo di campo incolto, tra sporcizia, ferri e reti abbandonate, si arriva all’ingresso della casa. Non ci sono porte e al primo piano c’è una tremenda puzza di gas: il contatore è stato manomesso. Molto probabilmente qualcuno che abita abusivamente nell’edificio ha cercato di usare il metano per scaldarsi, ma l’unico effetto che ha ottenuto è una fuga di gas. Arrivano i vigili del fuoco e poi tecnici dell’Asa che portano via il contatore e piombano i tubi, per evitare rischi. Ma il gas non è l’unico pericolo che si corre in quella casa. La struttura sembra pericolante e salire al piano superiore, dove c’è il cadavere, è un’impresa. In più è gelida e piena di sporcizia. Al piano terra ci sono due stanze-pattumiera: rifiuti, bottiglie, laterizi e in un vano più appartato materassi e cuscini.
Non cambia la situazione al piano di sopra. Il corpo è disteso su un materasso, a pancia in su, in una posizione che i medici definiscono naturale, non di difesa: non sembra che l’uomo si stesse difendendo da un’aggressione o che fosse stato picchiato, anche se comunque questi sono aspetti che saranno chiariti dall’autopsia. Accanto a lui c’è un altro giaciglio con effetti personali femminili: una borsa, biancheria intima, un profumo. Sicuramente qualcuno è entrato nella casa, ha visto il corpo senza vita del tunisino e poi ha dato l’allarme, ma senza voler comparire. Quando i soccorritori entrano nell’edificio però non c’è nessuno. La polizia si guarda intorno e cerca, torcia alla mano. Ma nulla. Poi arriva il medico legale Luigi Papi che effettua una prima analisi esterna sul corpo. Oggi il pm deciderà sull’autopsia.
Tutto nasce da una telefonata anonima al 113. «C’è un cadavere nella casa abbandonata in via Mastacchi». Questo l’annuncio fatto da una voce maschile. Immediatamente le volanti della polizia partono per raggiungere il posto segnalato. Si tratta di un edificio a due piani di
proprietà privata: è del presidente della Provincia Giorgio Kutufà, ma da tempo lasciato a se
stesso e rifugio per barboni e sbandati. La salma è al piano di sopra.
Restano da chiarire le cause della morte: saranno la relazione del medico legale e l’autopsia a far luce sulla vicenda. Apparentemente, il corpo non ha segni di violenza, ma è rigido, segno che la morte è avvenuta già da tempo, almeno un giorno.
Scattato l’allarme, in pochi minuti, davanti alla piscina della Bastia arrivano gli agenti delle volanti insieme ai volontari della Svs col medico del 118. Il cancello d’accesso è chiuso, ma accanto, c’è un buco ricavato nella rete da cui si può accedere. Dopo aver attraversato un pezzo di campo incolto, tra sporcizia, ferri e reti abbandonate, si arriva all’ingresso della casa. Non ci sono porte e al primo piano c’è una tremenda puzza di gas: il contatore è stato manomesso. Molto probabilmente qualcuno che abita abusivamente nell’edificio ha cercato di usare il metano per scaldarsi, ma l’unico effetto che ha ottenuto è una fuga di gas. Arrivano i vigili del fuoco e poi tecnici dell’Asa che portano via il contatore e piombano i tubi, per evitare rischi. Ma il gas non è l’unico pericolo che si corre in quella casa. La struttura sembra pericolante e salire al piano superiore, dove c’è il cadavere, è un’impresa. In più è gelida e piena di sporcizia. Al piano terra ci sono due stanze-pattumiera: rifiuti, bottiglie, laterizi e in un vano più appartato materassi e cuscini.
Non cambia la situazione al piano di sopra. Il corpo è disteso su un materasso, a pancia in su, in una posizione che i medici definiscono naturale, non di difesa: non sembra che l’uomo si stesse difendendo da un’aggressione o che fosse stato picchiato, anche se comunque questi sono aspetti che saranno chiariti dall’autopsia. Accanto a lui c’è un altro giaciglio con effetti personali femminili: una borsa, biancheria intima, un profumo. Sicuramente qualcuno è entrato nella casa, ha visto il corpo senza vita del tunisino e poi ha dato l’allarme, ma senza voler comparire. Quando i soccorritori entrano nell’edificio però non c’è nessuno. La polizia si guarda intorno e cerca, torcia alla mano. Ma nulla. Poi arriva il medico legale Luigi Papi che effettua una prima analisi esterna sul corpo. Oggi il pm deciderà sull’autopsia.
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