Gioco
Incendio alla raffineria una nuvola nera su Livorno
Lara Loreti
Le fiamme si sono sprigionate nella centrale elettrica all'interno dello stabilimento Eni di Stagno. Subito sono scattate le procedure di emergenza, con un grande dispiego di mezzi dei vigili del fuoco e ambulanze. L'incendio è stato domato e per fortuna nessuno dei lavoratori è rimasto ferito: solo tanta paura. Ora si tenta di capire come sia potuto succedere e quale rischio sia stato corso
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LIVORNO. La scintilla, le fiamme. Una nube di fumo scuro densissimo, la sirena di emergenza che suona. E la paura degli operai dell’Eni, e quella dei cittadini che vedono la nuvola nera spargersi sulla città. Paura ieri alla raffineria a Stagno. Sono le 16 quando scatta l’allarme: l’incendio s’è sprigionato in una torre di raffreddamento dell’acqua all’interno dell’impianto di Enipower, l’azienda del gruppo Eni (ma separata dalla raffineria) che produce e vende all’esterno energia elettrica. È una struttura alta circa 10 metri, aperta sopra e sotto, che serve per trasformare in vapore l’acqua distillata, per evitare sprechi.
Tuttavia, in quel momento l’impianto è fermo in quanto sono in corso lavori di manutenzione. In particolare, due operai stanno tagliando a caldo dei bulloni di un ventilatore (un apparecchio meccanico all’interno della torre). I due stanno lavorando su un ballatoio che si trova alla sommità di una rampa di scale. All’interno della struttura c’è un rivestimento di legno, pvc e vetroresina: in pratica durante il lavoro, nonostante le precauzioni prese, un residuo caldo finisce su una lastra di pvc, che prende fuoco.
Fortunatamente non ci sono feriti, ma grande è l’allarme. Come ricostruito dai vigili del fuoco, gli stessi due lavoratori, illesi, per primi cercano di sedare fiamme e fumo con un estintore. E immediatamente attivano la procedura di emergenza. Parte la sirena, gli operai al lavoro negli altri impianti si mettono in sicurezza e vengono bloccati gli accessi a mezzi e uomini. Nel contempo, le squadre antincendio dell’Eni arrivano e gettano acqua sul rogo. Quindi, giungono anche due squadre dei vigili del fuoco dal comando di via Campania.
Intanto, inizia la raffica di telefonate dei cittadini alle forze dell’ordine: si vedono fiamme e poi fumo denso e nero spargersi nel cielo su tutta la città. Tanta è la paura. Residenti e gente di passaggio prendono d’assalto i centralini di 113, 112, 118 e associazioni di volontariato.
«Il fumo è durato nell’ordine di 10-15 minuti - dicono dall’Eni - tutto si è risolto presto. Non è stato corso - sostengono - pericolo». Tra i primi ad arrivare ci sono le volanti della polizia, di passaggio durante il pattugliamento.
Sul posto anche il direttore della Svs, Fabio Cecconi, con un’ambulanza e alcuni volontari, giunti anche dalla sede della Svs del Picchianti. Le operazioni vengono coordinate dalla sezione della Finanza interna alla raffineria e dal servizio di security. Arrivano anche il comandante dei vigili del fuoco, Luigi Cremona, che ha voluto essere presente personalmente ai soccorsi, e il sindaco di Collesalvetti, Lorenzo Bacci. I due partecipano a un vertice con il dirigente Eni, Paolo Leonardi, e il direttore di Enipower, Fabio Cucinella. Tutto rientra verso le 18.
Quindi, intervengono Asl e Arpat per il prelievo dell’aria allo scopo di verificare se ci sia stata dispersione di sostanze pericolose. Rischio che, a quanto pare, non è stato corso. Accertamenti sono ancora in corso.

Tuttavia, in quel momento l’impianto è fermo in quanto sono in corso lavori di manutenzione. In particolare, due operai stanno tagliando a caldo dei bulloni di un ventilatore (un apparecchio meccanico all’interno della torre). I due stanno lavorando su un ballatoio che si trova alla sommità di una rampa di scale. All’interno della struttura c’è un rivestimento di legno, pvc e vetroresina: in pratica durante il lavoro, nonostante le precauzioni prese, un residuo caldo finisce su una lastra di pvc, che prende fuoco.
Fortunatamente non ci sono feriti, ma grande è l’allarme. Come ricostruito dai vigili del fuoco, gli stessi due lavoratori, illesi, per primi cercano di sedare fiamme e fumo con un estintore. E immediatamente attivano la procedura di emergenza. Parte la sirena, gli operai al lavoro negli altri impianti si mettono in sicurezza e vengono bloccati gli accessi a mezzi e uomini. Nel contempo, le squadre antincendio dell’Eni arrivano e gettano acqua sul rogo. Quindi, giungono anche due squadre dei vigili del fuoco dal comando di via Campania.
Intanto, inizia la raffica di telefonate dei cittadini alle forze dell’ordine: si vedono fiamme e poi fumo denso e nero spargersi nel cielo su tutta la città. Tanta è la paura. Residenti e gente di passaggio prendono d’assalto i centralini di 113, 112, 118 e associazioni di volontariato.
«Il fumo è durato nell’ordine di 10-15 minuti - dicono dall’Eni - tutto si è risolto presto. Non è stato corso - sostengono - pericolo». Tra i primi ad arrivare ci sono le volanti della polizia, di passaggio durante il pattugliamento.
Sul posto anche il direttore della Svs, Fabio Cecconi, con un’ambulanza e alcuni volontari, giunti anche dalla sede della Svs del Picchianti. Le operazioni vengono coordinate dalla sezione della Finanza interna alla raffineria e dal servizio di security. Arrivano anche il comandante dei vigili del fuoco, Luigi Cremona, che ha voluto essere presente personalmente ai soccorsi, e il sindaco di Collesalvetti, Lorenzo Bacci. I due partecipano a un vertice con il dirigente Eni, Paolo Leonardi, e il direttore di Enipower, Fabio Cucinella. Tutto rientra verso le 18.
Quindi, intervengono Asl e Arpat per il prelievo dell’aria allo scopo di verificare se ci sia stata dispersione di sostanze pericolose. Rischio che, a quanto pare, non è stato corso. Accertamenti sono ancora in corso.
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