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Livorno

Scatta la corsa ai rimborsi della Tia

Scatta la corsa al rimborso dell'Iva pagata indebitamente dai cittadini sulla Tia, la tariffa di smaltimento dei rfiuti introdotta dall'Aamps nel 2006. La sentenza della Corte Costituzionale che l'ha bollata come illegittima è del luglio 2009 ma le associazioni dei consumatori hanno pazientato qualche mese prima di muoversi. Adesso, pressate dai tempi di prescrizione, hanno rotto gli indugi

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LIVORNO. Scatta la corsa al rimborso dell'Iva pagata indebitamente dai cittadini sulla Tia, la tariffa di smaltimento dei rfiuti introdotta dall'Aamps nel 2006. La sentenza della Corte Costituzionale che l'ha bollata come illegittima è del luglio 2009 ma le associazioni dei consumatori hanno pazientato qualche mese prima di muoversi. Adesso, pressate dai tempi di prescrizione, hanno rotto gli indugi.

Adiconsum, l'associazione dei consumatori ospitata dalla sede Cisl, sta distribuendo decine di moduli per la domanda di rimborso e pure Federconsumatori - federata alla Cgil - si sta mobilitando. Le famiglie possono chiedere indietro il 10% di quanto versato per la Tia dal 2006 a oggi. Sono cifre non da poco, se si considera che solo a Livorno l'importo dell'Iva sulla tariffa rifiuti si aggira sui 3 milioni di euro l'anno. Siccome sono interessate dai rimborsi solo le utenze domestiche, si stima che nei quattro anni presi in esame (2006, 2007, 2008 e 2009) l'Iva da restituire ammonti a 6 milioni.

Difficile dare cifre medie. Più agevole calcolarsi il rimborso: il 10 per cento della Tia pagata moltiplicato per 4, quanti sono gli anni di contribuzione. Una famiglia che versa all'Aamps 300 euro l'anno potrà riavere 120 euro, con 100 euro di Tia l'Iva da rimborsare sarà di 40 euro.
Nella legge finanziaria in discussione in Parlamento dovrebbe essere adottata una soluzione: quello fatto emergere dalla sentenza della Consulta, che ha considerato la Tia una tassa e dunque non assoggettabile a un'altra tassa (Iva), è infatti un grande problema nazionale. I rimborsi costerebbero allo Stato 1 miliardo, in un tempo di vacche magrissime per la finanza pubblica. In attesa che arrivino indicazioni da Roma, le associazioni dei consumatori suggeriscono di presentare la domanda di rimborso, anche per non far cadere in prescrizione (5 anni) il primo anno di versamento, il 2006.

«Sì, abbiamo deciso di avviare le azioni di rimborso» conferma Roberto Boschi, responsabile della Federconsumatori di Livorno. «Bisogna presentarsi alla nostra sede con la documentazione sulla Tia pagata, compilare la domanda e inviarla per raccomandata al Comune e all'Aamps. Se la richiesta di rimborso non sarà accettata, ci si rivolgerà al giudice di pace. Le spese legali sono minime, dai 30 ai 40 euro, e il successo del ricorso è assicurato».

Altre associazioni, fra cui l'Adiconsum, hanno già iniziato la distribuzione dei moduli. E all'Aamps confermano che sono arrivate qualche decina di domande, tenute ferme in attesa di indicazioni dai livelli nazionali delle aziende di servizi. «L'Iva viene da noi incassata e girata all'Agenzia delle Entrate, il problema è dello Stato». Si intravede già il prevedibile scaricabarile ma resta un punto fermo: la sentenza della Corte Costituzionale. E quindi, in un modo o nell'altro, l'Iva dovrà tornare nelle tasche dei cittadini. Una delle ipotesi prese in esame dal ministero delle finanze è il rimborso attraverso una detrazione sulla dichiarazione dei redditi: una modalità che però escluderebbe quelli che non la fanno. Meglio muoversi per conto proprio: a Mestre, informano i consumatori, l'azienda dei rifiuti Veritas è stata condannata al rimborso di 67 euro.

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di Redazione web