Gioco
Gli ebrei abbracciano il loro eroe
Mauro Zucchelli
C'erano tanti copricapi (kippah) improvvisati o "prestati". E' il segno che non solo gli esponenti della comunità ebraica ma anche numerosi "spicchi" della città hanno voluto esser presenti ad accogliere nel tempio l'ingresso del nuovo rotolo della "Torah", il libro della legge ebraica: il rotolo è stato dedicato ai «nostri martiri livornesi deportati» e a Mario Canessa
3 MINUTI DI LETTURA
LIVORNO. C'erano tanti copricapi (kippah) improvvisati o "prestati" ieri mattina in sinagoga. E' il segno che non solo gli esponenti della comunità ebraica ma anche numerosi "spicchi" della città hanno voluto esser presenti ad accogliere nel tempio l'ingresso del nuovo rotolo della "Torah", il libro della legge ebraica: le autorità cittadine al gran completo (a cominciare dal sindaco Cosimi, insieme agli assessori Tredici e Nebbiai, dal presidente della Provincia Kutufà e dal prefetto Mannino), monsignor Alberto Ablondi (salutato con grande affetto), il leader della massoneria Massimo Bianchi, esponenti del mondo partigiano come Niccolai e Benifei.
Nel pieno dei giorni dedicati al ricordo della Shoah, il rotolo è stato dedicato ai «nostri martiri livornesi deportati» e a Mario Canessa, il poliziotto livornese ora ultranovantenne, che nel '43 ha salvato gli ebrei dal lager. A Canessa è stata tributata una standing ovation: ha solo ricordato la sua precedente visita in sinagoga, con le affettuose benedizioni del rabbino alla vigilia di una operazione all'aorta a 91 anni per mano del prof. Claudio Invernizzi. Ma non ha speso molte parole su sé stesso: semmai ha chiesto di tener viva la memoria dei «200 morti livornesi e dei milioni di vittime dell'Olocausto in Italia e in Europa».
Guido Guastalla ha spiegato che Canessa, invece di denunciare gli ebrei per far liberare il fratello prigioniero in Germania e ottenere un pacco di soldi, li ha salvati facendoli espatriare. «E ora il suo nome va oltre i riconoscimenti civili per entrare nella dimensione del sacro con l'iscrizione sui rotoli della Torah: è un caso rarissimo, unico». Dare «forza e rinomanza al nome»: è la declinazione ebraica che, sulla scia di Isaia, ha indicato il presidente della comunità Samuel Zarrough.
L'alternarsi degli interventi, coordinati da Armando Castro (comunità pisana), è stato contrappuntato dal coro della comunità ebraica e dalla fisarmonica di Giorgio Dari. Il rabbino rav Didi ha messo l'accento su alcuni brani per sottolineare come Dio sia definito come colui che libera dall'Egitto prima ancora che come il creatore: segno della centralità di quest'azione di liberazione e di giustizia. Rav David Bar Rebbi, che a Bene Berack ha impiegato un anno di lavoro per copiare a mano il nuovo "libro", ha insistito sull'aspetto della «gioia per la Torah».
Giuseppe Laras, per dieci anni rabbino a Livorno e ora presidente dei rabbini di tutta Italia, ha guardato a quel che i "Giusti" come Canessa rappresentano per gli ebrei: non solo una mano salvifica ma anche la possibilità di «riconciliarci un po'» con una umanità che sembrava aver perso ogni senso di giustizia. «Tutti gli scomparsi della Shoah sono qui con noi», hanno ribadito rav Ezra Kuchman e Yosef Kevy, rabbini giunti l'uno da Gerusalemme e l'altro da Firenze. E alla fine il canto dell'"Ashkava" per affidare al riposo eterno quest'apocalisse di morti.
Nel pieno dei giorni dedicati al ricordo della Shoah, il rotolo è stato dedicato ai «nostri martiri livornesi deportati» e a Mario Canessa, il poliziotto livornese ora ultranovantenne, che nel '43 ha salvato gli ebrei dal lager. A Canessa è stata tributata una standing ovation: ha solo ricordato la sua precedente visita in sinagoga, con le affettuose benedizioni del rabbino alla vigilia di una operazione all'aorta a 91 anni per mano del prof. Claudio Invernizzi. Ma non ha speso molte parole su sé stesso: semmai ha chiesto di tener viva la memoria dei «200 morti livornesi e dei milioni di vittime dell'Olocausto in Italia e in Europa».
Guido Guastalla ha spiegato che Canessa, invece di denunciare gli ebrei per far liberare il fratello prigioniero in Germania e ottenere un pacco di soldi, li ha salvati facendoli espatriare. «E ora il suo nome va oltre i riconoscimenti civili per entrare nella dimensione del sacro con l'iscrizione sui rotoli della Torah: è un caso rarissimo, unico». Dare «forza e rinomanza al nome»: è la declinazione ebraica che, sulla scia di Isaia, ha indicato il presidente della comunità Samuel Zarrough.
L'alternarsi degli interventi, coordinati da Armando Castro (comunità pisana), è stato contrappuntato dal coro della comunità ebraica e dalla fisarmonica di Giorgio Dari. Il rabbino rav Didi ha messo l'accento su alcuni brani per sottolineare come Dio sia definito come colui che libera dall'Egitto prima ancora che come il creatore: segno della centralità di quest'azione di liberazione e di giustizia. Rav David Bar Rebbi, che a Bene Berack ha impiegato un anno di lavoro per copiare a mano il nuovo "libro", ha insistito sull'aspetto della «gioia per la Torah».
Giuseppe Laras, per dieci anni rabbino a Livorno e ora presidente dei rabbini di tutta Italia, ha guardato a quel che i "Giusti" come Canessa rappresentano per gli ebrei: non solo una mano salvifica ma anche la possibilità di «riconciliarci un po'» con una umanità che sembrava aver perso ogni senso di giustizia. «Tutti gli scomparsi della Shoah sono qui con noi», hanno ribadito rav Ezra Kuchman e Yosef Kevy, rabbini giunti l'uno da Gerusalemme e l'altro da Firenze. E alla fine il canto dell'"Ashkava" per affidare al riposo eterno quest'apocalisse di morti.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
