Il Tirreno

Livorno

SOS DAL LUNGOMARE

«Così le palme rischiano di morire»

Le palme sono state piantate sul lungomare di Livorno nel 2001. Ecco come appaiono dopo la potatura dei giorni scorsi: la folta chioma è scomparsa
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Le palme sono state piantate sul lungomare di Livorno nel 2001. Ecco come appaiono dopo la potatura dei giorni scorsi: la folta chioma è scomparsa

L'ironia di Paolo Migone, in tandem con Giorgio Algranti e Carlo Neri, ne aveva fatto il simbolo di una stralunatissima riunione di giunta negli anni dell'era Lamberti: e lo show l'aveva chiamato "Tagliatori di palme, quarta potatura". Se stavolta i "tagliatori di palme" e la "potatura" tornano sotto i riflettori, non è però per l'ennesimo round dello scontro al vetriolo fra vecchia e nuova gestione a Palazzo civico

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LIVORNO. L'ironia di Paolo Migone, in tandem con Giorgio Algranti e Carlo Neri, ne aveva fatto il simbolo di una stralunatissima riunione di giunta negli anni dell'era Lamberti: e lo show l'aveva chiamato "Tagliatori di palme, quarta potatura". Se stavolta i "tagliatori di palme" e la "potatura" tornano sotto i riflettori, non è però per l'ennesimo round dello scontro al vetriolo fra vecchia e nuova gestione a Palazzo civico: è solo perché nei giorni scorsi le cesoie dei giardinieri sono passate sulle chiome delle palme del nostro lungomare. Troppo drasticamente, secondo i cittadini che hanno dato fuoco alle polveri della polemica.

L'esperta di Villa Hanbury Le ragioni del fronte dei contestatori sono ben riassumibili nella lettera aperta che una esperta ha messo nero su bianco: è Ursula Salghetti Drioli, biologa marina e botanica, consigliera della famosa associazione Amici Giardini Botanici Hanbury, che si presenta come «curatrice di giardini aperti al pubblico in Liguria e Piemonte e del mio giardino a Livorno che viene visitato ogni anno, grazie all'attività dell'Associazione Amaranta, dai cittadini livornesi».
Nel mirino di Salghetti Drioli è proprio «la sbagliatissima potatura delle palme lungo il viale Italia (Phenix Dactylifera)».
Quali gli errori imputa a chi ha eseguito la potatura? «In primo luogo, - afferma - non si potano le palme in inverno, non sono piante della nostra flora, si sono adattate al nostro clima pur provenendo da territori con inverni più miti del nostro».

«Troppe foglie tagliate» Ma lo sbaglio non riguarda solo la tempistica: è errato anche il tipo di potatura. «Sono state tagliate troppe foglie togliendo così ogni protezione al cuore della palma, nonché gli elementi per fare la fotosintesi (le foglie), non c'è proporzione tra la parte verde e la parte del fusto, quindi le palme sono soggette a forti stress e perciò vulnerabili».
Questione numero tre: «In questo periodo, in tutte le aree del Mediterraneo, le palme del genere Phenix (come quelle sul viale) sono attaccate da un coleottero, venuto anni fa dal sud America con l'importazione di palme, questo parassita è attratto proprio dall'odore delle foglie tagliate, quindi bisognerebbe fare attenzione togliendo solo le foglie già secche, e sperare in bene».
Salghetti Drioli auspica che i dirigenti del verde pubblico seguano personalmente questi lavori («con il loro personale qualificato, senza affidarsi a personale inesperto») e pone un interrogativo: «Mi chiedo se non sarebbe stato meglio, per le palme e per il cittadino che ama passeggiare serenamente sul Viale, scegliere piante tipiche della nostra costa come i lecci e le tamerici e lasciare i lungomare di palme sulla Riviera».
Come rispondono i tecnici del Comune? Prima di tutto con una precisazione: la potatura l'ha fatta una ditta specializzata «ma seguendo in tutto quel che gli era statochiesto dai dirigenti municipali che hanno controllato passo passo la situazione».

«E' così che va fatto» «Anche in altre città, praticamente ovunque vi siano palme di questo tipo - viene sottolineato - la potatura segue i criteri che abbiamo applicato: anziché ripetere a distanza di pochissimo tempo una seconda potatura, meglio togliere non solo le foglie secche ma anche un giro di foglie verdi orizzontali. Soprattutto: è opportuno intervenire adesso per togliere la fruttificazione e consentire alla pianta di avere a disposizione maggiori energie (altrimenti assorbite dai frutti)».
E il coleottero killer che ha già colpito a Grosseto? «Ora come ora non ce n'è traccia nel nostro territorio comunale. Ma lo teniamo d'occhio da lungo tempo: lo aspettiamo, diciamo così, con il mitra spianato. Da almeno tre anni la situazione è monitorata con grandissima attenzione, abbiamo contatti con il Cnr e con i colleghi che hanno affrontato questo problema (come Catania e Napoli) per non farci cogliere impreparati. Sono state censite tutte le palme livornesi una per una».

Con i platani tutto ok Non è affatto detto che si debba alzare bandiera bianca, dicono gli esperti del Comune: «Di fronte a un'altra minaccia come il "cancro colorato del platano", che pure in Versilia ha ammazzato il 70% degli alberi e a Pisa non molto meno, possiamo dire che Livorno, su circa 1200 platani, ne ha visti morire non più di 25 negli ultimi dieci anni».
Non sono mancate anche in passato polemiche di parte ecologista contro i criteri di potatura. Dal Comune si ribadisce che a Livorno il verde pubblico è rappresentato da 18.600 alberi, dei quali 1000-1200 vanno potati. «Forse lungo le arterie stradali è un po' più drastica per motivi di sicurezza, ma da tempo si è smesso di capitozzare le piante».

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