Il Tirreno

Livorno

Un esercito di dipendenti “invisibili”

E' qui la patria del lavoro nero

Mauro Zucchelli
Controlli sul lavoro sommerso: blitz dei carabinieri in una azienda
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Controlli sul lavoro sommerso: blitz dei carabinieri in una azienda

Non cercàtelo in un angolo del Nord Est o in chissà quale buco del Meridione: a sorpresa il record di aziende fuori regola è qui, nella nostra provincia. Peggio di noi solo Firenze. Lo dicono i numeri del ministero del lavoro che, riguardo ai primi nove mesi dello scorso anno, il quotidiano confindustriale "Sole 24 Ore" mette in fila provincia per provincia

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LIVORNO. Non cercàtelo in un angolo del Nord Est o in chissà quale buco del Meridione: a sorpresa il record di aziende fuori regola è qui, nella nostra provincia. Peggio di noi solo Firenze.

Lo dicono i numeri del ministero del lavoro che, riguardo ai primi nove mesi dello scorso anno, il quotidiano confindustriale "Sole 24 Ore" mette in fila provincia per provincia: 1.010 imprese passate al setaccio, in sette su dieci (70,1%) gli ispettori del lavoro scovano qualcosa che non va. E, dal punto di vista della radicale destrutturazione dei diritti di chi lavora, fa il paio con l'altro record che nell'ultimo decennio ha capovolto lo stato delle cose: è qui, ex patria della grande fabbrica pubblica, uno dei picchi nella precarizzazione selvaggia del lavoro. Fatto salvo l'ultimo anno, in cui il ciclone della crisi ha mangiato una enorme fetta dei posti precari, le assunzioni definitive rappresentano meno del 20% dei posti di lavoro creati.

Quel 70,1% è una percentuale quasi senza uguali, ma è mezza Toscana a far registrare uno standard di irregolarità decisamente fuori dal normale: se Firenze e Livorno sono al di sopra della soglia del 70%, non scherzano nemmeno Pistoia (68,8%) e Lucca (61,7%). Segno che qualcosa non va nel modello toscano? o che qui i controlli sono meno sporadici che altrove? Basti dire che fra le realtà che appaiono più ossequiose delle normative c'è Napoli (solo il 23% delle imprese ispezionate ha qualche problemino).

Forse c'è anche qualcos'altro: il direttore provinciale ad interim Annamaria Venezia, al momento di tirare le somme di un anno di attività, spiega che a Livorno le violazioni sono macroscopiche, quasi grossolane. In sostanza, è spesso un tentativo del piccolo imprenditore che cerca di recuperare qualche margine di profitto (o, per altro verso, di competitività) sullo sfruttamento brutale del lavoratore. Dunque, molto lavoro nero senza tanti giri di parole: risultano in nero quasi la metà (496 su 1.076) dei lavoratori per i quali, nella statistica ministeriale per il periodo gennaio-settembre, sono stati individuati aspetti fuori norma.

Altrove, anche in Toscana, la violazione è più raffinata, viene studiata e messa a punto da staff di specialisti: si cerca di fare lo zigzag fra le leggi per riuscire a eludere i diritti dei lavoratori e giustificarne l'inquadramento con costi più bassi e minori tutele.

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