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COMMERCIO & POLEMICHE
La direttrice di Zara licenziata fa ricorso al giudice
Luciano De Majo
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Il megastore Zara di via Grande il giorno dell’inaugurazioneLicenziata in tronco perché, secondo l'azienda, si sarebbe portata a casa dieci abiti di proprietà del negozio. E adesso lei, Alessia Fraschetti, fino a poche settimane fa direttrice del megastore Zara di via Grande, chiede di essere reintegrata, rivolgendosi al giudice del lavoro
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LIVORNO. Licenziata in tronco perché, secondo l'azienda, si sarebbe portata a casa dieci abiti di proprietà del negozio. E adesso lei, Alessia Fraschetti, fino a poche settimane fa direttrice del megastore Zara di via Grande, chiede di essere reintegrata, rivolgendosi al giudice del lavoro. Ieri la causa, promossa dalla ex dipendente di Zara con procedura d'urgeza, è stata discussa, con l'ascolto di alcuni testimoni (chiamati informatori, in caso di procedura d'urgenza).
Dopo il caso delle due licenziati da Coin, dunque, ecco esplodere quello di Zara, non meno rilevante. La donna, che all'interno del negozio aveva la qualifica di quadro, ha guidato la fase dell'apertura in città di Zara, la catena spagnola che si è insediata in via Grande, dove una volta c'era l'Upim. Ha curato le selezioni per il personale ed è stata, dunque, la rappresentante dell'azienda che ha giocato un ruolo determinante nella presentazione di Zara al momento-chiave del suo sbarco in città.
Ieri la causa si è conclusa. Il giudice del lavoro Domenico Provenzano si è riservato di decidere e potrebbe sciogliere la sua riserva depositando il provvedimento già oggi, o forse lunedì. Zara Italia (questa la ragione sociale dell'azienda contro cui Alessia Fraschetti ha promosso la sua azione legale) ha citato due informatori, chiamati a confermare la versione dell'azienda, secondo la quale la direttrice del megastore, in pieno orario di apertura del negozio, avrebbe messo in un sacco una decina di vestiti e se li sarebbe portati a casa.
Davanti a questo episodio di appropriazione indebita, Zara ha fatto scattare il licenziamento, ma a quanto si è appreso non avrebbe denunciato penalmente la sua dipendente. A rappresentare l'ex direttrice del negozio è l'avvocato livornese Marco Guercio, mentre Zara Italia si è affidata allo studio legale milanese Ichino-Brugnatelli, rappresentato dall'avvocato Evangelista Basile.
Fra gli episodi contestati alla direttrice, anche il fatto che avrebbe preso e portato a casa un mobile utilizzato per allestire una vetrina. Ma quel mobile - secondo quanto sostenuto dalla difesa di Alessia Fraschetti - era di proprietà della donna che l'avrebbe concesso in prestito a Zara proprio per la vetrina.
Una battaglia di nervi giocata a tutto campo, insomma, nella quale ciascuna delle due parti ha giocato le sue carte, in attesa del pronunciamento del giudice.
Dopo il caso delle due licenziati da Coin, dunque, ecco esplodere quello di Zara, non meno rilevante. La donna, che all'interno del negozio aveva la qualifica di quadro, ha guidato la fase dell'apertura in città di Zara, la catena spagnola che si è insediata in via Grande, dove una volta c'era l'Upim. Ha curato le selezioni per il personale ed è stata, dunque, la rappresentante dell'azienda che ha giocato un ruolo determinante nella presentazione di Zara al momento-chiave del suo sbarco in città.
Ieri la causa si è conclusa. Il giudice del lavoro Domenico Provenzano si è riservato di decidere e potrebbe sciogliere la sua riserva depositando il provvedimento già oggi, o forse lunedì. Zara Italia (questa la ragione sociale dell'azienda contro cui Alessia Fraschetti ha promosso la sua azione legale) ha citato due informatori, chiamati a confermare la versione dell'azienda, secondo la quale la direttrice del megastore, in pieno orario di apertura del negozio, avrebbe messo in un sacco una decina di vestiti e se li sarebbe portati a casa.
Davanti a questo episodio di appropriazione indebita, Zara ha fatto scattare il licenziamento, ma a quanto si è appreso non avrebbe denunciato penalmente la sua dipendente. A rappresentare l'ex direttrice del negozio è l'avvocato livornese Marco Guercio, mentre Zara Italia si è affidata allo studio legale milanese Ichino-Brugnatelli, rappresentato dall'avvocato Evangelista Basile.
Fra gli episodi contestati alla direttrice, anche il fatto che avrebbe preso e portato a casa un mobile utilizzato per allestire una vetrina. Ma quel mobile - secondo quanto sostenuto dalla difesa di Alessia Fraschetti - era di proprietà della donna che l'avrebbe concesso in prestito a Zara proprio per la vetrina.
Una battaglia di nervi giocata a tutto campo, insomma, nella quale ciascuna delle due parti ha giocato le sue carte, in attesa del pronunciamento del giudice.
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