Il Tirreno

Livorno

LE BIMBE NON SI TROVANO

Laura è tornata«Sono disperata non ce la faccio più»

Cristiano Meoni
Laura con le foto delle Bimbe
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Laura con le foto delle Bimbe

Laura Dini è tornata a Livorno. Ma senza le bimbe. Aida e Saida sono ancora in Tunisia, nascoste in qualche posto, sottratte alla madre a cui le ha affidate la giustizia tunisina. «Sono tornata qualche giorno a Livorno perchè avevo bisogno di una pausa. Non so ancora quanto potrò resistere laggiù: un mese, due al massimo. E poi?»

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LIVORNO. Laura Dini è tornata a Livorno. Ma senza le bimbe. Aida e Saida sono ancora in Tunisia, nascoste in qualche posto, sottratte alla madre a cui le ha affidate la giustizia tunisina. «Sono tornata qualche giorno a Livorno perchè avevo bisogno di una pausa. Non so ancora quanto potrò resistere laggiù: un mese, due al massimo. E poi?». Nelle lunghe giornate in casa dei genitori, Elio e Cinzia, la mamma livornese medita scelte estreme. «Sto pensando di mettere una taglia, una sorta di ricompensa per chi mi porterà le bimbe, ma non so se è legale. Certo che sono disposta a pagare, quale mamma non lo farebbe? Comunque, prima di arrendermi, le voglio rivedere. Anche se so che le bambine ci soffrirebbero. Saida non voleva mai lasciarmi, piangeva quando andavo via». E una lacrima le riga il volto.

Prima di lasciare la Tunisia, Laura Dini ha fatto un altro tentativo da mamma-coraggio. Da sola, si è presentata in alcuni asili di Tunisi con in mano le foto delle bimbe per raccogliere informazioni. Niente. Giovedì scorso ha avuto un colloquio con il nuovo ambasciatore italiano a Tunisi, Pietro Benassi. «Si sta impegnando tantissimo, davvero. Ha bussato a tutte le porte, parlando anche col ministro della giustizia e col sottosegretario agli esteri. Le risposte politiche sono tutte positive: i politici tunisini sono a conoscenza del caso. Ma poi non succede niente».

Capirete lo sconforto di una madre. «Mi dicono che devo trovarle io, le bimbe. Ma non sono mica la polizia... Ora spero nel ministro Frattini e nel sottosegretario agli esteri Stefania Craxi». Quest'ultima le è già stata di aiuto per l'affidamento delle figlie. «E' donna, ha sensibilità verso i problemi come il mio, ha relazioni con la Tunisia, è sottosegretario agli esteri. Nei prossimi giorni sarà in Tunisia con il ministro per la commemorazione di Bettino Craxi. Spero che si prenda a cuore il mio caso».

Perchè, è Laura ne è convinta, «le bambine sono ancora lì». Non a Somrane, il quartiere-medina di Tunisi dove vive la famiglia dell'ex marito Nabil Zakraoui. «Da una ventina di giorni la famiglia di Nabil è sparita, le abitazioni delle nonna e della zia sono vuote. Questo mi fa pensare che hanno qualcosa da nascondere. Nessuno mi smuoverà dalla convinzione che Saida e Amira sono con i familiari di Nabil». Le ricerche di polizia e guardia nazionale non sembrano così incisive come si richiederebbe in un caso del genere, «ma non perdo la speranza». In fondo se la famiglia di Nabil ha cambiato residenza, qualcosa deve temere.

E Nabil? Si è fatto vivo tramite i suoi avvocati? «No, non lo sento da prima dell'arresto. Lui voleva che ritirassi le denunce per sottrazione di minori, in cambio mi avrebbe fatto vedere le bambine. Non accettai perchè il ritiro delle denunce sarebbe stata la fine per me, avrebbe potuto togliermi le bambine. Mi sento in un vicolo cieco e pur di uscirne sono tentata dal mettere una taglia». Un annuncio sui giornali tunisini in cui si promette una ricompensa a chi le porterà Amira e Saida. Un'idea arrischiata che ogni tanto le balena in testa. «Non riesco a rassegnarmi di averle perse, ma non riesco a trovarle. E non mi resta molto tempo. Nabil potrebbe uscire dal carcere, dove è in custodia cautelare, da un momento all'altro». «Laura - la interrompe la madre Cinzia - non può rimanere in Tunisia se lui torna a piede libero, rischierebbe. Se Nabil esce, per noi è finita».

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