Gioco
I CONSUMI CHE CAMBIANO
Supermarket in crisiStessi clienti ma meno incassi
Juna Goti
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A sinistra, clienti che fanno la spesa all’Ipercoop; a destra, fila alla cassa del discount EurospinTempi di crisi, tempi di attenzione. Anche al costo del cibo che mangiamo. Basta dare un'occhiata ai dati della medio grande distribuzione per accorgersi che la crisi ha ridisegnato i confini del commercio: i livornesi si stanno scoprendo meno spendaccioni per tecnologie e abbigliamento, con un'attenzione maggiore nel settore alimentare
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LIVORNO. Tempi di crisi, tempi di attenzione. Anche al costo del cibo che mangiamo. Basta dare un'occhiata ai dati della medio grande distribuzione per accorgersi che la crisi ha ridisegnato i confini del commercio: i livornesi si stanno scoprendo meno spendaccioni per tecnologie e abbigliamento, con un'attenzione maggiore nel settore alimentare.
I discount non sfondano e l'Ipercoop cala. Cresce la crisi e i discount volano: l'associazione sembrerebbe scontata, ma la realtà è ben diversa. Se si esclude quella fetta di pubblico che appartiene da sempre ai vari Dico e Penny, il discount è ancora considerato da molti livornesi come il luogo della spesa di rifinitura: il grosso della settimana si compra al supermarket, il prodotto particolare o di alta qualità alla bottega di fiducia e ciò che manca nel discount più vicino. Ma attenzione: ci sono giganti della convenienza, sia italiani che esteri (tedeschi) che stanno rosicchiando terreno ai colossi di sempre e piazzando le loro pedine un po' ovunque in tutti i quartieri.
In leggero calo, invece, l'Ipercoop, che nel 2009 ha perso circa il 2% del fatturato (oltre un milione di euro). Qui, in linea con la tendenza nazionale, è sceso il settore del non alimentare: multimedia, tessile e cura della persona. E' salito, invece, il reparto dei freschissimi, con un incremento di un milione di euro.
Clienti numerosi, ma scontrini poveri. In realtà ad essere calato in tutto il settore non è tanto il numero dei clienti quanto il valore di ogni scontrino. Questo vale per l'affiliato Dico di via Bandi - che chiuderà il 31 nonostante le 600 visite giornaliere, a causa di una ricevuta media inferiore ai 9 euro - e per l'Ipercoop, che ha mantenuto i due milioni di presenze annue, ma ha visto scendere il valore della spesa di circa il 3% (qui lo scontrino si aggira sui 40 euro). Insomma, i clienti sono grossomodo gli stessi, ma spendono meno. Con qualche attenzione in più.
Ok i marchi interni. Gli occhi, tra gli scaffali, sono puntati sulle offerte. Ma non solo. A pagare di più, in questo momento di crisi, sembra essere la politica del marchio di fiducia (che si tratti di Conad, Coop o altri). Lo dimostra il dato registrato nell'ultimo anno dall'ipermercato di Porta a Terra sui cento prodotti Coop introdotti a gennaio con uno sconto fisso del 20%: l'incremento delle vendite è stato superiore al 30%, evidenziando la tendenza a mettere nel carrello merce scontata, ma di fiducia. Come a dire: ok al risparmio, ma con un occhio di riguardo a ciò ché mangio. E accanto alla gincana tra una convenienza e l'altra c'è sempre la cara vecchia programmazione settimanale. Insomma, come risparmiare? Riportando in tavola pasta e fagioli e prodotti di stagione
I discount non sfondano e l'Ipercoop cala. Cresce la crisi e i discount volano: l'associazione sembrerebbe scontata, ma la realtà è ben diversa. Se si esclude quella fetta di pubblico che appartiene da sempre ai vari Dico e Penny, il discount è ancora considerato da molti livornesi come il luogo della spesa di rifinitura: il grosso della settimana si compra al supermarket, il prodotto particolare o di alta qualità alla bottega di fiducia e ciò che manca nel discount più vicino. Ma attenzione: ci sono giganti della convenienza, sia italiani che esteri (tedeschi) che stanno rosicchiando terreno ai colossi di sempre e piazzando le loro pedine un po' ovunque in tutti i quartieri.
In leggero calo, invece, l'Ipercoop, che nel 2009 ha perso circa il 2% del fatturato (oltre un milione di euro). Qui, in linea con la tendenza nazionale, è sceso il settore del non alimentare: multimedia, tessile e cura della persona. E' salito, invece, il reparto dei freschissimi, con un incremento di un milione di euro.
Clienti numerosi, ma scontrini poveri. In realtà ad essere calato in tutto il settore non è tanto il numero dei clienti quanto il valore di ogni scontrino. Questo vale per l'affiliato Dico di via Bandi - che chiuderà il 31 nonostante le 600 visite giornaliere, a causa di una ricevuta media inferiore ai 9 euro - e per l'Ipercoop, che ha mantenuto i due milioni di presenze annue, ma ha visto scendere il valore della spesa di circa il 3% (qui lo scontrino si aggira sui 40 euro). Insomma, i clienti sono grossomodo gli stessi, ma spendono meno. Con qualche attenzione in più.
Ok i marchi interni. Gli occhi, tra gli scaffali, sono puntati sulle offerte. Ma non solo. A pagare di più, in questo momento di crisi, sembra essere la politica del marchio di fiducia (che si tratti di Conad, Coop o altri). Lo dimostra il dato registrato nell'ultimo anno dall'ipermercato di Porta a Terra sui cento prodotti Coop introdotti a gennaio con uno sconto fisso del 20%: l'incremento delle vendite è stato superiore al 30%, evidenziando la tendenza a mettere nel carrello merce scontata, ma di fiducia. Come a dire: ok al risparmio, ma con un occhio di riguardo a ciò ché mangio. E accanto alla gincana tra una convenienza e l'altra c'è sempre la cara vecchia programmazione settimanale. Insomma, come risparmiare? Riportando in tavola pasta e fagioli e prodotti di stagione
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