Gioco
SIMBOLI RELIGIOSI
Due Madonnine all'Asl, regalo che divide
Juna Goti
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Monica Calamai vicino a una statua nella direzione di MonterotondoIn piena tempesta "crocefisso sì, crocefisso no" a Livorno si scatena una nuova polemica: con o senza Madonnina? Calogero Panevino, originario della Sicilia ma residente in città da molti anni, dopo la malattia che ha costretto a un lungo ricovero il padre e la successiva guarigione, ha deciso di donare all'ospedale di viale Alfieri due statue della Vergine
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LIVORNO. In piena tempesta "crocefisso sì, crocefisso no" a Livorno si scatena una nuova polemica: con o senza Madonnina? Calogero Panevino, originario della Sicilia ma residente in città da molti anni, dopo la malattia che ha costretto a un lungo ricovero il padre e la successiva guarigione, ha deciso di donare all'ospedale di viale Alfieri due statue della Vergine realizzate proprio da un artigiano del sacro colle di Montenero.
"Un segno di riconoscenza verso la Madonna per la guarigione di mio padre", spiega. Ma alla richiesta di sistemare le due statue nell'hospice di cure palliative e al quinto terzo (degenza di medicina) la direzione dell'ospedale livornese ha risposto con un parziale rifiuto (o parziale accoglimento, a seconda dei punti di vista): i due simboli religiosi potranno trovare spazio nella cappella, ma non nei reparti.
Così la leader del gruppo provinciale del Pdl, Costanza Vaccaro, che ieri mattina ha denunciato il fatto insieme a una ventina di cittadini, promette battaglia: "Perché questa non è una crociata partitica, ma un'azione in difesa della nostra cultura".
In realtà la richiesta è stata avanzata circa un anno e mezzo fa, in era Mariotti-Zuccherelli, ma la risposta ufficiale dell'azienda è arrivata solo a luglio (quindi prima della sentenza anti crocefisso della corte europea) e porta la firma della neodirettrice Monica Calamai. "Ho ricevuto la sua cortese proposta di donazione e la ringrazio sentitamente - si legge nella nota inviata a Panevino - Sono certa che comprenderà che è precisa responsabilità dell'azienda, oltreché garantire il rispetto del sentimento religioso di ciascuno e delle diverse confessioni, assicurare l'ottimale fruibilità degli spazi destinati ai degenti, riservando alle attività non direttamente o principalmente dedicate a questi ultimi, spazi appositi e separati".
E ancora: "L'unità operativa patrimonio valuterà la proposta secondo le procedure aziendali, al fine della possibile collocazione delle statue nei luoghi di culto delle quattro zone distretto aziendali". Insomma, le due Madonne di 90 centimetri - già pronte e in attesa su uno scaffale della chiesetta dell'ospedale - non potranno finire nei reparti: sono destinate ad andare nella cappella o in luohi analoghi. Soprattutto per ragione di spazi.
Ma le ragioni del no (che poi un no non è) non convincono gli esponenti del Pdl, che parlano di "rifiuto pretestuoso"."Il richiamo alla fruibilità degli spazi - commenta Vaccaro - è banale. Che fastidio può dare una statua di queste dimensioni?. In più la direttrice ha parlato di rispetto del sentimento religioso: l'effige della Madonna, simbolo di amore e speranza, può forse ledere la sensibilità di qualcuno?»
Critico anche Fausto Fagiolini, consiglieri Pdl alla 4, la Circoscrizione che ha "rifiutato" il presepe: "Non si può pensare di difendere gli altri buttando a mare la nostra tradizione". "A questo punto - chiude Vaccaro - ci aspettiamo un passo indietro da parte della Asl e la solidarietà incondizionata di tutti, a cominciare dal presidente Kutufà. Sarebbe un bel segno di civiltà".
"Un segno di riconoscenza verso la Madonna per la guarigione di mio padre", spiega. Ma alla richiesta di sistemare le due statue nell'hospice di cure palliative e al quinto terzo (degenza di medicina) la direzione dell'ospedale livornese ha risposto con un parziale rifiuto (o parziale accoglimento, a seconda dei punti di vista): i due simboli religiosi potranno trovare spazio nella cappella, ma non nei reparti.
Così la leader del gruppo provinciale del Pdl, Costanza Vaccaro, che ieri mattina ha denunciato il fatto insieme a una ventina di cittadini, promette battaglia: "Perché questa non è una crociata partitica, ma un'azione in difesa della nostra cultura".
In realtà la richiesta è stata avanzata circa un anno e mezzo fa, in era Mariotti-Zuccherelli, ma la risposta ufficiale dell'azienda è arrivata solo a luglio (quindi prima della sentenza anti crocefisso della corte europea) e porta la firma della neodirettrice Monica Calamai. "Ho ricevuto la sua cortese proposta di donazione e la ringrazio sentitamente - si legge nella nota inviata a Panevino - Sono certa che comprenderà che è precisa responsabilità dell'azienda, oltreché garantire il rispetto del sentimento religioso di ciascuno e delle diverse confessioni, assicurare l'ottimale fruibilità degli spazi destinati ai degenti, riservando alle attività non direttamente o principalmente dedicate a questi ultimi, spazi appositi e separati".
E ancora: "L'unità operativa patrimonio valuterà la proposta secondo le procedure aziendali, al fine della possibile collocazione delle statue nei luoghi di culto delle quattro zone distretto aziendali". Insomma, le due Madonne di 90 centimetri - già pronte e in attesa su uno scaffale della chiesetta dell'ospedale - non potranno finire nei reparti: sono destinate ad andare nella cappella o in luohi analoghi. Soprattutto per ragione di spazi.
Ma le ragioni del no (che poi un no non è) non convincono gli esponenti del Pdl, che parlano di "rifiuto pretestuoso"."Il richiamo alla fruibilità degli spazi - commenta Vaccaro - è banale. Che fastidio può dare una statua di queste dimensioni?. In più la direttrice ha parlato di rispetto del sentimento religioso: l'effige della Madonna, simbolo di amore e speranza, può forse ledere la sensibilità di qualcuno?»
Critico anche Fausto Fagiolini, consiglieri Pdl alla 4, la Circoscrizione che ha "rifiutato" il presepe: "Non si può pensare di difendere gli altri buttando a mare la nostra tradizione". "A questo punto - chiude Vaccaro - ci aspettiamo un passo indietro da parte della Asl e la solidarietà incondizionata di tutti, a cominciare dal presidente Kutufà. Sarebbe un bel segno di civiltà".
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