Il Tirreno

Livorno

LA LETTERA

Buon Natale Gigi

Buon Natale Gigi

Gigi era un clochard molto conosciuto a Livorno. È morto di freddo vicino alla stazione. Da solo. La lettera di monsignor Razzauti: "Discutiamo dei crocifissi nelle scuole e dimentichiamo un crocifisso come te..."

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Carissimo Gigi,

un grosso dispiacere mi ha colpito quando sono venuto a conoscenza della tua morte. Erano gli inizi degli anni '80 quando io arrivai Parroco ad Antignano; dopo pochi anni, un paio, tu tornasti dalla Sardegna dove avevi abitato con i tuoi nonni, mentre la tua famiglia abitava già a Livorno.

Cominciasti a frequentare la Parrocchia, ma già da allora facevi fatica ad integrarti con gli altri ed a vivere le diverse esperienze che ti venivano offerte. Facevi il chierichetto ma eri vivace (ricordi quando facesti scoppiare, durante una celebrazione, dei petardi sotto l'altare?), ti rimproveravo e tu, con quel faccione da buono cercavi di riconquistarmi mettendo in mostra la tua forza (ricordi quando dodicenne alzasti in aria un  cassonetto della spazzatura?).

Il petardo, il cassonetto... non erano bravate, era il tuo modo di dimostrare la tua presenza, il tuo essere vicino, il tuo affetto! Poi continuasti a crescere ma le difficoltà familiari e la frequentazione di amicizie non proprio sane, ti portarono sulla strada, ti fecero divenire "barbone", ti fecero un "disadattato". Cominciò per Te un periodo di accattonaggio, durante il quale, per motivi non gravissimi, hai soggiornato più volte in carcere.

Venivi e chiedevi; cercavi di farmi intendere che saresti andato in qualche parte d'Italia a lavorare, ma poi il giorno dopo eri di nuovo alla porta. Quante volte abbiamo discusso! Una volta ho preso anche un "cazzotto" da Te, ma da Gigi accettavo tutto. In una mia visita al carcere ti incontrai recluso e iniziammo un dialogo nuovo; mi dicevi che volevi cambiare vita, ma poi non ce la facevi.

Ricordo ancora quando mi chiedevi della tua Mamma ed io non sapevo che cosa risponderti perché era morta da qualche settimana; finchè con l'assistente sociale non decidemmo che fossi io a comunicarti la notizia: in quel momento ti prese un forte tremito e ti buttasti al mio collo piangendo. In quell'abbraccio sentii non il "barbone" ma l'uomo pieno di sentimenti, di quei sentimenti che in tanti momenti avevi manifestato con la forza, ma che in quel momento manifestavi con un pianto pieno di umanità.

In questi ultimi mesi non ti avevo più incontrato e quando ho saputo della tua morte, sono rimasto male: sei morto da solo, forse per il freddo, forse per un malore, ma sei morto da solo.

Scusami Gigi, scusaci: noi siamo preoccupati di discutere se è giusto appendere un crocifisso alle pareti delle scuole o degli ospedali, e non ci accorgiamo che ci sono tanti "crocefissi" come Te, che nessuno guarda o considera. Scusami Gigi se non ho fatto tutto quello che potevo fare, ma noi siamo preoccupati a discutere di questioni relative e non abbiamo tempo per riflettere e risolvere i grossi problemi di persone come te.

Caro Gigi, tu non avevi fatto una scelta di vita, ma le circostanze ti avevano quasi costretto a fare una vita del genere; è vero che diverse volte ti erano state date occasioni di lavoro e tu non le avevi mantenute; ma forse più che un lavoro Tu avevi bisogno di qualcuno che camminasse con Te e ti aiutasse a maturare.

Gigi, mi auguro che la tua morte non sia inutile, ma sia il seme che cade in terra e dà molto frutto. Mi auguro che la tua morte aiuti me e tutta la nostra Città a cessare di discutere di questioni relative e che possiamo riuscire ad affrontare i problemi che riguardano il rispetto di ogni persona, chiunque essa sia. Nessuno di noi può arrogarsi il diritto di emarginare o respingere qualcuno, ma tutti noi abbiamo il dovere di accogliere tutti e soprattutto i più poveri e bisognosi.

Ed allora BUON NATALE Gigi: certamente sarà il più bello della tua vita!


Mons. Paolo Razzauti
Vicario episcopale per la città di Livorno

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