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SCOMPARSE IN TUNISIA
"Non vi dirò dove sono le bimbe" Interrogato il padre di Amira e Saida
Cristiano Meoni
«Non vi dirò mai dove sono le bambine». Il carcere di Mornaguia, dove sta scontando sei mesi di reclusione, non ha ammorbidito Nabil Zakraoui (nella foto), padre di Amira e Saida, le bimbe sparite a Tunisi. Il padre tunisino che ha sottratto le bambine a sua madre, Laura Dini, e alla giustizia del suo Paese è stato nuovamente interrogato nella caserma di Toubourba. Ma gli inquirenti non hanno cavato un ragno dal buco. «So dove sono Amira e Saida ma non lo voglio dire perché ho paura che le bambine vengano portate via in Italia dalla madre»
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TUNISI. «Non vi dirò mai dove sono le bambine. Mai». Il carcere di Mornaguia, dove sta scontando sei mesi di reclusione, non ha ammorbidito Nabil Zakraoui, padre di Amira e Saida, le bimbe sparite a Tunisi dall’aprile scorso al centro di un caso internazionale.
Il padre tunisino che ha sottratto le bambine a sua madre, Laura Dini, e alla giustizia del suo Paese è stato nuovamente interrogato dai carabinieri della Garde Nationale della caserma di Toubourba, nella cui competenza ricade il carcere. Che però non hanno cavato un ragno dal buco. «So dove sono Amira e Saida ma non lo voglio dire perché ho paura che le bambine vengano portate via in Italia dalla madre»: ecco il sunto dall’interrogatorio svolto al secondo piano della caserma bianco calce, immancabilmente punteggiata dalla bandiera nazionale tunisina.
Nabil sa e non ha problemi ad ammetterlo ma non parla. E a spiegare perché si sia chiuso in un silenzio duro e ostinato sono stati i suoi legali, in articoli pubblicati dalla stampa tunisina. Secondo il padre delle piccole, Laura Dini - la mamma livornese che si è trasferita a Tunisi per cercare le piccole - non pensa ad altro che a tornarsene in Italia con Amira e Saida. E a quel punto lui non potrebbe più vedere le sue figlie. «L’abbiamo tenuto in caserma dalla mattina alla sera ma non ha voluto dire niente su dove si trovano le bambine» hanno spiegato i carabinieri di Toubourba a Laura Dini.
Nabil Zakraoui aveva fatto scena muta anche al momento dell’arresto, il 26 ottobre scorso, in esecuzione di una condanna a sei mesi di reclusione per non aver adempiuto alle due sentenze che hanno affidato a Laura Dini le bimbe: quella del 2 marzo pronunciata dal tribunale di Tunisi 2 e quella del 16 aprile emessa dal tribunale di Ben Arousse. Dopo i due pronunciamenti l’uomo era sparito con Amira e Saida. L’8 aprile addirittura era entrato con la forza nell’asilo di Rades, dove aveva picchiato le insegnanti e prelevato le bambine.
Del resto Nabil Zakraoui ha una certa familiarità con i tribunali. Già durante la sua permanenza in Italia, fra il 2000 e il 2008, si era macchiato di diversi reati, riportando condanne per spaccio di droga, lesioni a pubblico ufficiale, violazione di domicilio e furto con scasso, e scontando due mesi di carcere a Livorno nel 2001 e quattro mesi agli arresti domiciliari, sempre a Livorno nel 2006, nell’abitazione dove viveva con la famiglia in viale Marconi.
Il padre tunisino ha avuto una vita turbolenta. Dopo aver lasciato la Tunisia, ha vissuto in Olanda - dove ha scontato 17 giorni di carcere per spaccio - e in Germania, poi è approdato in Italia a Biella e da qui a Livorno, dove nel 2000 ha conosciuto Laura Dini. Negli atti giudiziari, Nabil Zakraoui ha sempre sostenuto che lui e la moglie erano d’accordo a trasferirsi in Tunisia, tanto che aveva addirittura acquistato una casa a Borj Cedria, sulla costa tunisina.
Ma Laura Dini, spinta dai familiari, avrebbe poi cambiato bruscamente idea. Da qui sarebbero nati i problemi. Zakraoui ha anche dichiarato che il 1º gennaio scorso il padre di Laura e altri due italiani avrebbero provato a portare via le bimbe dalla Tunisia e che a mettere le catene all’abitazione, per dimostrare che Laura Dini viveva reclusa, sono stati amici italiani della donna.
«Tutte falsità» reagisce la mamma-coraggio, determinata più che mai a proseguire nella sua battaglia «finché non riavrò tra le braccia le mie bimbe».
Il padre tunisino che ha sottratto le bambine a sua madre, Laura Dini, e alla giustizia del suo Paese è stato nuovamente interrogato dai carabinieri della Garde Nationale della caserma di Toubourba, nella cui competenza ricade il carcere. Che però non hanno cavato un ragno dal buco. «So dove sono Amira e Saida ma non lo voglio dire perché ho paura che le bambine vengano portate via in Italia dalla madre»: ecco il sunto dall’interrogatorio svolto al secondo piano della caserma bianco calce, immancabilmente punteggiata dalla bandiera nazionale tunisina.
Nabil sa e non ha problemi ad ammetterlo ma non parla. E a spiegare perché si sia chiuso in un silenzio duro e ostinato sono stati i suoi legali, in articoli pubblicati dalla stampa tunisina. Secondo il padre delle piccole, Laura Dini - la mamma livornese che si è trasferita a Tunisi per cercare le piccole - non pensa ad altro che a tornarsene in Italia con Amira e Saida. E a quel punto lui non potrebbe più vedere le sue figlie. «L’abbiamo tenuto in caserma dalla mattina alla sera ma non ha voluto dire niente su dove si trovano le bambine» hanno spiegato i carabinieri di Toubourba a Laura Dini.
Nabil Zakraoui aveva fatto scena muta anche al momento dell’arresto, il 26 ottobre scorso, in esecuzione di una condanna a sei mesi di reclusione per non aver adempiuto alle due sentenze che hanno affidato a Laura Dini le bimbe: quella del 2 marzo pronunciata dal tribunale di Tunisi 2 e quella del 16 aprile emessa dal tribunale di Ben Arousse. Dopo i due pronunciamenti l’uomo era sparito con Amira e Saida. L’8 aprile addirittura era entrato con la forza nell’asilo di Rades, dove aveva picchiato le insegnanti e prelevato le bambine.
Del resto Nabil Zakraoui ha una certa familiarità con i tribunali. Già durante la sua permanenza in Italia, fra il 2000 e il 2008, si era macchiato di diversi reati, riportando condanne per spaccio di droga, lesioni a pubblico ufficiale, violazione di domicilio e furto con scasso, e scontando due mesi di carcere a Livorno nel 2001 e quattro mesi agli arresti domiciliari, sempre a Livorno nel 2006, nell’abitazione dove viveva con la famiglia in viale Marconi.
Il padre tunisino ha avuto una vita turbolenta. Dopo aver lasciato la Tunisia, ha vissuto in Olanda - dove ha scontato 17 giorni di carcere per spaccio - e in Germania, poi è approdato in Italia a Biella e da qui a Livorno, dove nel 2000 ha conosciuto Laura Dini. Negli atti giudiziari, Nabil Zakraoui ha sempre sostenuto che lui e la moglie erano d’accordo a trasferirsi in Tunisia, tanto che aveva addirittura acquistato una casa a Borj Cedria, sulla costa tunisina.
Ma Laura Dini, spinta dai familiari, avrebbe poi cambiato bruscamente idea. Da qui sarebbero nati i problemi. Zakraoui ha anche dichiarato che il 1º gennaio scorso il padre di Laura e altri due italiani avrebbero provato a portare via le bimbe dalla Tunisia e che a mettere le catene all’abitazione, per dimostrare che Laura Dini viveva reclusa, sono stati amici italiani della donna.
«Tutte falsità» reagisce la mamma-coraggio, determinata più che mai a proseguire nella sua battaglia «finché non riavrò tra le braccia le mie bimbe».
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