La protesta
LE AVVENTURE IN MARE
E alla fine arrivò la grande onda
Federico Quercioli
◗
DOMATE. Due immagini di surfisti alle prese con la magia delle ondeVentiquattro ore di preavviso. È il tempo che hanno avuto a disposizione i big surfers riders invitati al Memorial Quicksilver Eddie Aikau 2009. Sì, avete capito bene: 24 ore per prendere il primo aereo disponibile in qualsiasi parte del mondo e presentarsi alle Hawaii, a Waimea, dove sarebbero arrivate onde enormi, condizione indispensabile per la tanto attesa gara
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LIVORNO. In fin dei conti, ci sono abituati. Nella vita hanno fatto la loro scelta, girano il mondo in cerca di onde di dimensioni eccezionali. La maggior parte sono ormai surfer famosi, sponsorizzati, ma non manca chi si arrangia lavorando in qua e là per racimolare il minimo indispensabile per inseguire il sogno.
La Billabong, marca di spicco nel mondo del surf, ha organizzato ormai da anni il Billabong XXL che è l'evento di punta per questa "tribù" di surfer che si dà battaglia per 12 mesi, inseguendo e cavalcando le onde più alte che si formano nei nostri oceani, sotto l'occhio attento di 250 giudici, fotografi e sponsor.
Nel 2006 presso l'isola di Todos Santos in Messico, Brad Gelach ha cavalcato un'onda di 68 piedi, forse la più alta mai domata nella storia del surf. Sessantotto piedi corrispondono a 18 metri, ovvero un palazzo di sei piani, portandosi a casa la vittoria del Global Big Waves Awards Billabong XXL.
Ma esistono altri "spot", cioè i luogi ideali dove si formano le onde. Uno è a Jaws, una secca al largo delle Hawaii. Lì si alzano onde che arrivano fino a 80 piedi. Sembra impossibile, ma è così. E ancora Teahpoo a Thaiti, con masse d'acqua che vanno su dal nulla. E proprio a causa della velocità e potenza di queste onde, i surfisti non riuscendo a "prenderle" nuotando normalmente, usano un sistema chiamato "tow-in", che consiste nell'utilizzare una tavola munita di strap (come quelle del windsurf). Nel partire, agganciati a una barra ancorata ad un jet ski, il surfista viene lasciato dalla moto d'acqua nel punto in cui normalmente remando a braccia avrebbe effettuato il take off. E poi via, l'interminabile discesa ha inizio...
Ma torniamo al Quicksilver Big Wave Eddie Aikau, che negli ultimi giorni è stato seguito molto da radio, telegiornali e quotidiani anche in Italia, dove il surf magari è meno conosciuto, ma non per questo non praticato. L'Eddie Aikau è una delle gare più spettacolari che si svolgono al mondo. La Quicksilver, dal 1984 in memoria appunto di Aikau, bagnino hawaiano e grande serfer, scomparso nel 1978 mentre partecipava a una spedizione in canoa per ripercorrere l'itinerario dell'espansione polinesiana, patrocina questa gara che, a differenza delle altre, ha come condizione necessaria per lo svolgimento l'altezza delle onde che devono essere almeno 25 piedi, circa 7 metri e mezzo.
Dopo cinque anni di attesa e tanti falsi allarmi è arrivata la convocazioe, dunque. Greg Long, californiano di nascita e prima uscita in mare a Waimea, cosa da non sottovalutare, ma già vincitore del Billabong XXL lo scorso anno, si è portato a casa il successo, davanti ai più esperti e famosi Kelly Slater (9 volte campione del mondo), Sunny Garcia, Andy Irons e altri, surfando un'onda di 40-50 piedi, circa 13-15 metri. E alla prossima "big wave", ovvero grande onda...
La Billabong, marca di spicco nel mondo del surf, ha organizzato ormai da anni il Billabong XXL che è l'evento di punta per questa "tribù" di surfer che si dà battaglia per 12 mesi, inseguendo e cavalcando le onde più alte che si formano nei nostri oceani, sotto l'occhio attento di 250 giudici, fotografi e sponsor.
Nel 2006 presso l'isola di Todos Santos in Messico, Brad Gelach ha cavalcato un'onda di 68 piedi, forse la più alta mai domata nella storia del surf. Sessantotto piedi corrispondono a 18 metri, ovvero un palazzo di sei piani, portandosi a casa la vittoria del Global Big Waves Awards Billabong XXL.
Ma esistono altri "spot", cioè i luogi ideali dove si formano le onde. Uno è a Jaws, una secca al largo delle Hawaii. Lì si alzano onde che arrivano fino a 80 piedi. Sembra impossibile, ma è così. E ancora Teahpoo a Thaiti, con masse d'acqua che vanno su dal nulla. E proprio a causa della velocità e potenza di queste onde, i surfisti non riuscendo a "prenderle" nuotando normalmente, usano un sistema chiamato "tow-in", che consiste nell'utilizzare una tavola munita di strap (come quelle del windsurf). Nel partire, agganciati a una barra ancorata ad un jet ski, il surfista viene lasciato dalla moto d'acqua nel punto in cui normalmente remando a braccia avrebbe effettuato il take off. E poi via, l'interminabile discesa ha inizio...
Ma torniamo al Quicksilver Big Wave Eddie Aikau, che negli ultimi giorni è stato seguito molto da radio, telegiornali e quotidiani anche in Italia, dove il surf magari è meno conosciuto, ma non per questo non praticato. L'Eddie Aikau è una delle gare più spettacolari che si svolgono al mondo. La Quicksilver, dal 1984 in memoria appunto di Aikau, bagnino hawaiano e grande serfer, scomparso nel 1978 mentre partecipava a una spedizione in canoa per ripercorrere l'itinerario dell'espansione polinesiana, patrocina questa gara che, a differenza delle altre, ha come condizione necessaria per lo svolgimento l'altezza delle onde che devono essere almeno 25 piedi, circa 7 metri e mezzo.
Dopo cinque anni di attesa e tanti falsi allarmi è arrivata la convocazioe, dunque. Greg Long, californiano di nascita e prima uscita in mare a Waimea, cosa da non sottovalutare, ma già vincitore del Billabong XXL lo scorso anno, si è portato a casa il successo, davanti ai più esperti e famosi Kelly Slater (9 volte campione del mondo), Sunny Garcia, Andy Irons e altri, surfando un'onda di 40-50 piedi, circa 13-15 metri. E alla prossima "big wave", ovvero grande onda...
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