La protesta
Colline, le poste non riaprirannoe all'ufficio di via Azzati è il caos
Danilo Fastelli
L'ufficio postale di via Pannocchia non si riapre più. Lo decidono le poste dopo l'ennesima rapina. Decine di pensionati dirottati all’ufficio di via Azzati: code e proteste. Il quartiere resta sguarnito. Il disagio più grande è quello degli anziani soli e dei disabili: dovranno arrangiarsi con l'autobus
3 MINUTI DI LETTURA
LIVORNO. L'ufficio postale di via Pannocchia non si riapre più. Le Poste confermano i peggiori timori degli abitanti dei quartieri Colline e Stazione. Che se prima si lamentavano perché un ufficio postale era poco, adesso possono anche mettersi il cuore in pace: in tutta la zona di sportelli per bollettini, lettere e pensioni non ce ne è più nemmeno uno. E non ce ne sarà per un bel po' di tempo.
In sostanza, dopo la quarta rapina in tre anni, le Poste hanno stabilito che l'ufficio di via Pannocchia è irrimediabilmente insicuro, strutturalmente predisposto a essere saccheggiato dai banditi. Per questo un ufficio postale lì non ci può stare. Si dovrà trovare un'altra sede. Poi, un domani, si riaprirà: campa pensionato.
E di pensionati ieri mattina ce ne erano parecchi - e anche parecchio arrabbiati - in fila fuori dalle poste di via Azzati. Per chi riscuote la pensione è questo l'ufficio in cui lo indirizzava il cartello sulla porta del defunto ufficio di via Pannocchia. Code di un'ora e mezza e anche più. Metà di loro viene dall'ex ufficio, qualcuno prima di arrivare qui ha fatto tappa alle Fonti del Corallo perché ha letto male il cartello. Che ci si vuol fare, è anche l'età.
C'era così tanta gente che dentro non si entrava. E per far fronte all'affluenza le Poste hanno prolungato l'orario di via Azzati fino alle 19. Ma prima bisogna arrivarci. «Ci mettano i pompieri davanti a via Pannocchia. Mica si può chiudere un ufficio postale così», sbraita la signora Laura quando dopo tre quarti d'ora vede sul tabellone luminoso che al suo turno manca una ventina di numeri. Ma come c'è arrivata qui? «A piedi, mi piace camminare». Menomale, perché una passeggiata di un paio di chilometri non gliela toglie più nessuno. Peccato per il traffico intorno a viale Ippolito Nievo e via del Vigna, almeno fosse stato il lungomare sarebbe stato più corroborante.
«Mio marito mi ha accompagnata in macchina e mi ripassa a prendere», spiega Vittoria, che scalpita perché deve correre a preparare il pranzo. Miria ha vent'anni di meno e deve spedire un pacco. È arrivata in scooter, ma si preoccupa per la mamma: «Chi la porta a riscuotere la pensione? Mica la posso caricare sulla sella...». Il disagio più grande è quello degli anziani soli e dei disabili: dovranno arrangiarsi con l'autobus.
L'ufficio di via Pannocchia era quello che serviva il maggior numero di anziani della città, circa un migliaio di pensionati erano assegnati a quegli sportelli. E dopo il caos di ieri in via Azzati, le Poste hanno sostituito il cartello affisso in via Pannocchia. Si è passati dall'indicare via Azzati, Fonti del Corallo e Scali Bettarini, a «rivolgersi agli altri uffici». Passando prima per quelli dell'Atl.
In sostanza, dopo la quarta rapina in tre anni, le Poste hanno stabilito che l'ufficio di via Pannocchia è irrimediabilmente insicuro, strutturalmente predisposto a essere saccheggiato dai banditi. Per questo un ufficio postale lì non ci può stare. Si dovrà trovare un'altra sede. Poi, un domani, si riaprirà: campa pensionato.
E di pensionati ieri mattina ce ne erano parecchi - e anche parecchio arrabbiati - in fila fuori dalle poste di via Azzati. Per chi riscuote la pensione è questo l'ufficio in cui lo indirizzava il cartello sulla porta del defunto ufficio di via Pannocchia. Code di un'ora e mezza e anche più. Metà di loro viene dall'ex ufficio, qualcuno prima di arrivare qui ha fatto tappa alle Fonti del Corallo perché ha letto male il cartello. Che ci si vuol fare, è anche l'età.
C'era così tanta gente che dentro non si entrava. E per far fronte all'affluenza le Poste hanno prolungato l'orario di via Azzati fino alle 19. Ma prima bisogna arrivarci. «Ci mettano i pompieri davanti a via Pannocchia. Mica si può chiudere un ufficio postale così», sbraita la signora Laura quando dopo tre quarti d'ora vede sul tabellone luminoso che al suo turno manca una ventina di numeri. Ma come c'è arrivata qui? «A piedi, mi piace camminare». Menomale, perché una passeggiata di un paio di chilometri non gliela toglie più nessuno. Peccato per il traffico intorno a viale Ippolito Nievo e via del Vigna, almeno fosse stato il lungomare sarebbe stato più corroborante.
«Mio marito mi ha accompagnata in macchina e mi ripassa a prendere», spiega Vittoria, che scalpita perché deve correre a preparare il pranzo. Miria ha vent'anni di meno e deve spedire un pacco. È arrivata in scooter, ma si preoccupa per la mamma: «Chi la porta a riscuotere la pensione? Mica la posso caricare sulla sella...». Il disagio più grande è quello degli anziani soli e dei disabili: dovranno arrangiarsi con l'autobus.
L'ufficio di via Pannocchia era quello che serviva il maggior numero di anziani della città, circa un migliaio di pensionati erano assegnati a quegli sportelli. E dopo il caos di ieri in via Azzati, le Poste hanno sostituito il cartello affisso in via Pannocchia. Si è passati dall'indicare via Azzati, Fonti del Corallo e Scali Bettarini, a «rivolgersi agli altri uffici». Passando prima per quelli dell'Atl.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
