Gioco
Frattini intervenga in aiuto di Laura
Maurizio Costanzo
La storia di Laura Dini che da otto mesi vive a 150 km da Tunisi, nel quotidiano tentativo di riavere le figlie Saida e Amira, lascia un gran senso di angoscia e di impotenza. Le stesse sensazioni che ho avuto tante volte intervistando davanti alle telecamere padri o madri in analoghe condizioni
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La storia di Laura Dini che da otto mesi vive a 150 km da Tunisi, nel quotidiano tentativo di riavere le figlie Saida e Amira, lascia un gran senso di angoscia e di impotenza. Le stesse sensazioni che ho avuto tante volte intervistando davanti alle telecamere padri o madri in analoghe condizioni. Perché questo c’è di singolare: non sono sempre i padri che si appropriano dei figli e spariscono, accade anche il contrario.
Ricordo di un padre italiano che arrivò ad incatenarsi davanti all’ambasciata del paese europeo dove una madre spregiudicata aveva portato via un figlio. Purtroppo è un groviglio di leggi che sembrerebbero venire incontro alle esigenze della famiglia ma che in realtà privilegiano, secondo casi, l’uno o l’altra.
Il problema è che Laura Dini non potrà rimanere a lungo in Tunisia facendo chilometri e chilometri ogni giorno per andare all’ambasciata italiana per sapere se ci sono novità. Sarebbe necessario che la Farnesina e il ministro Franco Frattini in prima persona, si occupino della vicenda.
Il matrimonio tra Laura e Nabil (si sono sposati nel 2001 e nel 2008 cominciano ad esserci problemi) è fallito come ne falliscono tanti in qualunque parte del mondo. È illegittimo e riprovevole però che uno dei due genitori, quello che si ritiene “forte”, rapisca i figli non rendendosi conto del male che fa ai figli medesimi che comunque di un padre e di una madre hanno bisogno.
Perché chiedo un intervento in prima persona del ministro Frattini? Perché conosco la sua sensibilità e sono convinto che se scende in campo direttamente, con le autorità tunisine può arrivare a una conclusione pacifica. Le figlie, ancora bambine, non possono fare a meno della madre e devono sapere che la madre è da otto mesi che le cerca, le invoca, le sogna.
Deve essere chiaro ai mariti, alle mogli, ai padri e alle madri che i figli non sono pacchi da prendere, da lasciare, da riprendere. La loro psicologia in via di formazione può subire lacerazioni, ferite difficili a rimarginarsi. Il ministro Frattini lo deve fare, se vorrà farlo, per Saida e Amira, anche al di là della loro mamma.
Leggo su “Il Tirreno” anche la proposta di Marida Bolognesi che è stata a lungo in Parlamento occupandosi come fa ancora dei diritti per l’infanzia, in cui chiede l’istituzione di un garante che aiuti i genitori in difficoltà a risolvere il problema. A questo proposito è anche giusto chiedere spiegazioni del perché una cassetta girata da "Chi l’ha visto?" è stata richiesta da un assessorato del Comune di Livorno e al momento non risulta restituita. Evitiamo che problemi si aggiungano a problemi. Auguri a Laura Dini.
Ricordo di un padre italiano che arrivò ad incatenarsi davanti all’ambasciata del paese europeo dove una madre spregiudicata aveva portato via un figlio. Purtroppo è un groviglio di leggi che sembrerebbero venire incontro alle esigenze della famiglia ma che in realtà privilegiano, secondo casi, l’uno o l’altra.
Il problema è che Laura Dini non potrà rimanere a lungo in Tunisia facendo chilometri e chilometri ogni giorno per andare all’ambasciata italiana per sapere se ci sono novità. Sarebbe necessario che la Farnesina e il ministro Franco Frattini in prima persona, si occupino della vicenda.
Il matrimonio tra Laura e Nabil (si sono sposati nel 2001 e nel 2008 cominciano ad esserci problemi) è fallito come ne falliscono tanti in qualunque parte del mondo. È illegittimo e riprovevole però che uno dei due genitori, quello che si ritiene “forte”, rapisca i figli non rendendosi conto del male che fa ai figli medesimi che comunque di un padre e di una madre hanno bisogno.
Perché chiedo un intervento in prima persona del ministro Frattini? Perché conosco la sua sensibilità e sono convinto che se scende in campo direttamente, con le autorità tunisine può arrivare a una conclusione pacifica. Le figlie, ancora bambine, non possono fare a meno della madre e devono sapere che la madre è da otto mesi che le cerca, le invoca, le sogna.
Deve essere chiaro ai mariti, alle mogli, ai padri e alle madri che i figli non sono pacchi da prendere, da lasciare, da riprendere. La loro psicologia in via di formazione può subire lacerazioni, ferite difficili a rimarginarsi. Il ministro Frattini lo deve fare, se vorrà farlo, per Saida e Amira, anche al di là della loro mamma.
Leggo su “Il Tirreno” anche la proposta di Marida Bolognesi che è stata a lungo in Parlamento occupandosi come fa ancora dei diritti per l’infanzia, in cui chiede l’istituzione di un garante che aiuti i genitori in difficoltà a risolvere il problema. A questo proposito è anche giusto chiedere spiegazioni del perché una cassetta girata da "Chi l’ha visto?" è stata richiesta da un assessorato del Comune di Livorno e al momento non risulta restituita. Evitiamo che problemi si aggiungano a problemi. Auguri a Laura Dini.
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