Gioco
Aperti la domenica? Non tropponegozianti divisi - Sondaggio
Inutile girarci tanto intorno: basta fare un giro tra gli scaffali dei negozi del centro per capire che ai lavoratori (quelli dipendenti, magari part-time a 600 euro) l’idea di lavorare due domeniche al mese non piace per niente. Ma anche i negozianti, crisi o non crisi, non sempre sono favorevoli a lavorare tutte le domeniche. E l'ordinanza sulle aperture fa così discutere
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LIVORNO. Dici doppia apertura domenicale, ottieni qualche secondo di silenzio e una bella smorfia. L’idea di alzare le saracinesche per due domeniche al mese (la prima e la terza) a partire da gennaio - ipotesi che, dopo due incontri tra amministrazione, associazioni di categoria e sindacati, sta per trasformarsi in ordinanza - divide i commercianti del centro: qualcuno esulta (“Finalmente ci mettiamo al passo con i tempi”), qualcun altro trattiene a stento la battuta: “Cambierò lavoro”.
Il sondaggio: Favorevoli o no alle aperture domenicali?
Ma da via Marradi a piazza Grande, la prima reazione alla chiamata dell’assessore Paola Bernardo è quasi sempre la stessa: “Mah, non mi pare mica una bella mossa”, con gli occhi che si sgranano. Anche perché nel pacchetto al vaglio degli addetti ai lavori, accanto alla rivoluzione delle domeniche, c’è l’apertura no stop da giugno a settembre di Porta a Terra.
Andiamo per ordine: in tempi di magra, una domenica scaccia-crisi in più non fa comodo? “Credo di no - commenta la responsabile Guess di via Ricasoli, Maura Brucioni - una domenica basta e avanza: i soldi che i clienti hanno a disposizione per gli acquisti sono sempre gli stessi e agli amanti dello shopping piace girare per la Toscana, rincorrendo le diverse aperture domenicali”. “Chi non fa parte della grande distribuzione, ma ha comunque personale da gestire - riprende Matteo Martinelli, titolare degli omonimi negozi di abbigliamento uomo/donna - non ce la farebbe a coprire le spese. Già molte vetrine restano spente la prima domenica, figurarsi la terza. Personalmente, se gli altri esercenti aderissero, alzerei la saracinesca solo per non lasciare un cono d’ombra in centro. Ma non chiamerei il personale”. “Anche perché - riprende - c’è da mettere sul piatto il rapporto con i dipendenti e la qualità di vita di tutti: ho otto commesse e so già che farle lavorare spesso nei giorni festivi sarebbe un problema. Abbiamo tutti una moglie, un marito, un figlio. Insomma, pensiamoci bene”.
Non è dello stesso avviso Francesco Brigida, che dirige il suo “Autre Chose” con i familiari: “Ben venga la doppia apertura, anche se in giro non ci sono soldi”. “Però - tuona - la storia dell’Ipercoop mi sembra assurda: quando si parla di Porta a Terra la strada è sempre in discesa”. In ogni modo l’apertura no limits dell’ipermercato in estate non sembra preoccupare troppo gli esercenti: “Facciano pure, sarà un flop. I livornesi quando c’è il sole stanno al mare”. “Semmai - conclude Brigida - andrebbero rivisti gli orari di apertura dei negozi: inutile alzare la saracinesca alle 16.30 quando tutti sono a prendere il sole. L’amministrazione ci dia la possibilità di aprire dalle 18 alle 22, come in ogni città di mare. Vincendo anche la resistenza di qualche collega”.
Il sondaggio: Favorevoli o no alle aperture domenicali?
Ma da via Marradi a piazza Grande, la prima reazione alla chiamata dell’assessore Paola Bernardo è quasi sempre la stessa: “Mah, non mi pare mica una bella mossa”, con gli occhi che si sgranano. Anche perché nel pacchetto al vaglio degli addetti ai lavori, accanto alla rivoluzione delle domeniche, c’è l’apertura no stop da giugno a settembre di Porta a Terra.
Andiamo per ordine: in tempi di magra, una domenica scaccia-crisi in più non fa comodo? “Credo di no - commenta la responsabile Guess di via Ricasoli, Maura Brucioni - una domenica basta e avanza: i soldi che i clienti hanno a disposizione per gli acquisti sono sempre gli stessi e agli amanti dello shopping piace girare per la Toscana, rincorrendo le diverse aperture domenicali”. “Chi non fa parte della grande distribuzione, ma ha comunque personale da gestire - riprende Matteo Martinelli, titolare degli omonimi negozi di abbigliamento uomo/donna - non ce la farebbe a coprire le spese. Già molte vetrine restano spente la prima domenica, figurarsi la terza. Personalmente, se gli altri esercenti aderissero, alzerei la saracinesca solo per non lasciare un cono d’ombra in centro. Ma non chiamerei il personale”. “Anche perché - riprende - c’è da mettere sul piatto il rapporto con i dipendenti e la qualità di vita di tutti: ho otto commesse e so già che farle lavorare spesso nei giorni festivi sarebbe un problema. Abbiamo tutti una moglie, un marito, un figlio. Insomma, pensiamoci bene”.
Non è dello stesso avviso Francesco Brigida, che dirige il suo “Autre Chose” con i familiari: “Ben venga la doppia apertura, anche se in giro non ci sono soldi”. “Però - tuona - la storia dell’Ipercoop mi sembra assurda: quando si parla di Porta a Terra la strada è sempre in discesa”. In ogni modo l’apertura no limits dell’ipermercato in estate non sembra preoccupare troppo gli esercenti: “Facciano pure, sarà un flop. I livornesi quando c’è il sole stanno al mare”. “Semmai - conclude Brigida - andrebbero rivisti gli orari di apertura dei negozi: inutile alzare la saracinesca alle 16.30 quando tutti sono a prendere il sole. L’amministrazione ci dia la possibilità di aprire dalle 18 alle 22, come in ogni città di mare. Vincendo anche la resistenza di qualche collega”.
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